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Jennifer Aniston, 10 cose da sapere sulla star ospite al Giffoni 2016

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Occhi azzurri, capelli biondi (possibilmente con le meches) e un fisico che non ha nulla da invidiare alle ragazzine, anzi, consapevole del fatto che l’età di una signora non andrebbe mai rivelata, per Jennifer Aniston ammettere di avere 47 anni è solo un pregio, un motivo di invidia per le più giovani. Definire la bellissima Jennifer Aniston in una frase? “Tenace al punto giusto“. Ripercorrendo la sua gavetta si evince che la Rachel Green della sit-com più amata di tutti i tempi, Friends, se è arrivata a questi livelli, deve ringraziare solo se stessa e la sua caparbietà, nel perseguire una strada tutta in salita.

Per celebrare l’arrivo in Italia dell’attrice, che sarà ospite alla 46^ edizione del Giffoni Film Festival, precisamente il 23 Luglio, vogliamo svelarvi dieci curiosità su una delle attrici più apprezzate dalla critica e dal pubblico in questi ultimi 20 anni, recentemente al cinema con la commedia Mother’s Day, insieme a Julia Roberts e Kate Hudson.

Sapete tutto di Jennifer Aniston?

L’arte scorre nel suo sangue
La bellissima Jennifer, nata in California, è cresciuta in ambiente dove l’arte della recitazione era di casa, grazie al padre di origine greca John Anastassakis (americanizzato in Aniston) e la madre Nancy Aniston, attrice ed ex modella. A dimostrazione che l’arte le scorre nelle vene, il fatto che a soli 11 anni è riuscita a far esporre un suo quadro, niente di meno che al Metropolitan Museom of Arts.

Saranno Famosi, era destino?
Divenuta grande, Jennifer si è diplomata al New York’s High School For The Performing. Ma forse non tutti sanno che ha frequentato una scuola particolarmente amata da milioni di ragazzi per il mondo. Sto parlando della scuola conosciuta da tutti come quella di Saranno Famosi, resa celebre dal grande attore e ballerino Lee Roy.

Jennifer si è fermata a Broadway
Tutti gli attori, ad un certo punto della loro carriera, individuano il momento in cui c’è stata l’illuminazione verso il cammino da intraprendere, dal punto di vista professionale. Alla nostra Jennifer Aniston è accaduto durante la rappresentazione del musical Figli di un Dio minore visto in uno dei teatri di Broadway.

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L’umiltà ripaga sempre
Tutti la vedete sempre perfetta, vestita con capi firmati dalla testa ai piedi e sempre in ordine con trucco e capelli, ma forse non sapete che Jennifer ha lavorato come cameriera per la catena di fast food Jackson Hole. Proprio come tantissimi ragazzi, per mantenersi da sola a Los Angeles, città in cui viveva con altri colleghi attori (rimasti i suoi migliori amici) in attesa di spiccare il volo verso il successo.

Il sale della vita sono i “Friends”
Tra i tanti provini ai quali partecipa, tra un turno e l’altro nel fast food, avviene il miracolo. Inizialmente era stata scelta per interpretare il ruolo di Monica Geller, ma in seconda battuta, addetti ai lavori e non, si sono resi conto che il personaggio di Rachel Green era costruito su di lei, dentro e fuori. Dal 1994 è entrata nelle case degli americani e successivamente in quelle di tutte le persone del mondo, con la sitcom Friends, spopolando grazie alla sua comicità e bellezza, tanto da diventare un’icona di stile, merito del suo look studiato ed elaborato. Il successo con questa serie tv è talmente senza precedenti, che nel 2003 la Aniston è riuscita a guadagnare ben 1 milione di dollari a puntata e a vincere il Golden Globe per il ruolo di Rachel.

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L’amore con la “B” maiuscola
Ad una ragazza che mangia pane e popolarità, cosa manca? Magari una persona con la quale condividere tutto ciò. Detto Fatto. Ecco che arriva un sex symbol senza tempo, anche lui biondo con gli occhi azzurri. Brad Pitt è riuscito a far breccia nel cuore della dolce Jennifer, tanto da convolare a nozze nel 2002 a Malibù, alla quale non prese parte la madre Nancy, accusata di aver parlato troppo con i paparazzi.

Jennifer, l’ex moglie dal cuore grande
Sebbene il matrimonio tra Jennifer Aniston e Brad Pitt sia stato uno dei più chiacchierati e ammirati del mondo di Hollywood, il loro rapporto interrotto nel 2005 ha dimostrato che separasi non significa necessariamente farsi la guerra. Lasciata per la collega Angelina Jolie conosciuta sul set di Mr. e Mrs. Smith, la Aniston ha fatto recapitare un mazzo di rose alla nuova compagna dell’ex marito, per complimentarsi di un film da lei diretto.

Social Network? No, grazie
A differenza di alcuni suoi colleghi di Hollywood, è totalmente assente sui social network, perchè non ama mettere in mostra la sua vita privata, in virtù del fatto che nel corso degli anni ha fatto in modo che si parlasse poco di chi le sta intorno e molto dei progetti professionali. La privay per lei è tutto ma quando incontra i suoi fan, sebbene sia impacciata, nell’arte dei selfie (a detta sua) è sempre molto dispobile.

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Friends per sempre
Quest’anno un evento che in molti stavano aspettando, finalmente si è concretizzato e sto parlando della reunion della sitcom Friends, alla quale hanno partecipato tutti, compreso Mattew Perry anche se tramite un video, per impegni a teatro. Jennifer Aniston visibilmente emozionata, è scoppiata a piangere ringraziando Jimmy Burrows per averle regalato l’opportunità di una vita e i suoi 10 anni più belli, reputandolo come un secondo papà. L’amicizia creata sul set della serie tv con il resto del cast è talmente forte, che è la madrina di battesimo di Coco Riley Arquette, figlia di Courteney Cox e David Arquette.

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Una nuova vita in tutto e per tutto
Gli anni che vanno dal 2004 al 2015 (esclusa la separazione con Brad Pitt) è stato il periodo più florido in termini di riconoscimenti mondiali per Jennifer Aniston. Basti pensare al 2004 quando è stata eletta da People la donna più bella del mondo. Al 2007 quando è stata eletta come l’11^ donna più ricca del mondo dello spettacolo ed infine nel 2011 come la donna più sexy di tutti i tempi. Dulcis in fundo, dal 2012 ad Hollywood ha la sua stella sulla Walk of Fame e dal 2015 è legata sentimentalmente e legalmente con l’affascinante Justin Theroux.

Una vita davvero piena quella di Jennifer Aniston ed una carriera che verte all’assoluto successo. In attesa di vedere lei e il suo splendido sorriso il prossimo 23 Luglio al Giffoni Film Festival, vi ricordiamo di rimanere aggiornati con le ultime novità su NewsCinema.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Cinema e gioco: i film dedicati al poker che hanno fatto scuola

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Il binomio cinema e gioco è da sempre considerato ben collaudato. Basti vedere la lunga lista di pellicole dell’epoca d’oro di Hollywood per constatare come un certo tipo di cinema abbia sempre avuto un canale privilegiato nel contesto del gioco, delle bische e dei tornei di poker. Proprio il gioco di abilità del poker è stato protagonista, durante gli ultimi 30 anni di pellicole memorabili che sono entrate nel cuore degli appassionati di gioco e cinefili più incalliti e che sono una colonna nel catalogo dei film di Netflix.

Rounders – Il giocatore, storia di un piccolo grande cult

Resiste al tempo un cult assoluto come Rounders – Il giocatore, ambientato nel circuito del poker clandestino e con un cast all stars dove spicca il terzetto composto da Matt Damon, Edward Norton e John Malkovich. Il film diretto da uno specialista del thriller come John Dahl, è considerato tra gli appassionati di poker come una delle pellicole più coinvolgenti, veritiere e appassionate sul gioco. Passato quasi in sordina nelle sale, dove raggranellò qualcosa come 25 milioni di dollari, a fronte di un budget di oltre 10 milioni, divenne un cult grazie al mercato dell’home video, che in quegli anni poteva ancora determinare il successo di un film e il recupero anche in termini di introiti e di guadagni per i produttori coinvolti. Rounders è così amato dal pubblico che già da qualche tempo circolano rumors mai confermati su un possibile remake, sequel o addirittura prequel, dove il pubblico spera di rivedere il cast originale alle prese con altre sfide avvincenti sul circuito del poker. 

Le regole del gioco: cast all-stars per un film didattico sul gioco del poker

Sempre a tema poker troviamo poi una pellicola di metà anni 2000 come Lucky You. Distribuito in Italia con il titolo più ammiccante di Le regole del gioco, questo film è stato realizzato da un cast tecnico di primo livello. Troviamo infatti in cabina di regia il compianto Curtis Hanson, già premio Oscar, mentre nel cast spiccano un brillante e carismatico Eric Bana, la sempre affascinante Drew Barrymore e altre star del calibro di Robert Duvall che nel film interpreta il ruolo del padre del protagonista, anch’egli giocatore professionista e un insolito Robert Downey Jr. Curtis Hanson non è l’unico premio Oscar che ha lavorato a questo film, visto che nella colonna sonora troviamo canzoni di Bruce Springsteen e un inedito scritto apposta per la pellicola dal Premio Nobel Bob Dylan, mentre lo script è stato realizzato dallo stesso Hanson in coppia con Eric Roth. Roth è lo sceneggiatore di Forest Gump, ma anche di film come Alì, Munich, Insider e A Star is born.

 Come se non bastasse, questo film è stato realizzato con l’intento di dare credibilità ai film sul gioco e del poker in particolare. In diverse scene, oltre a un insolito intreccio sentimentale, sentiamo citare dai protagonisti modi di dire, frasi idiomatiche e storielle sul mondo del Texas Hold’Em. A rendere l’operazione davvero credibile ci pensa poi la leggenda del poker alla texana, Doyle Brunson, che compare per pochi secondi durante la parte dedicata alle WSOP, le World Series of Poker, che sono un appuntamento annuale da non per perdere specialmente per gli appassionati di Texas Hold’Em la versione di poker più giocata nel circuito del poker online.  Un film che documenta e fotografa in modo credibile e senza veli, la vita di un giocatore di poker professionista. Molto apprezzato dagli appassionati di poker, per via del fatto che non troviamo sempre punti altissimi, dettagli che spesso nelle pellicole hollywoodiane difetta sovente. 

Mississippi Grind e Win it all: le ultime uscite Netflix a tema gioco 

Tra i film più recenti dedicati al gioco del poker e non solo spiccano invece due titoli, entrambi presenti sul catalogo di Netflix: Mississippi Grind e Win it all, film che per certi versi possono essere accostati, nonostante le differenze e il registro agrodolce della pellicola che vede Ryan Reynolds, protagonista assoluto. Win it all è considerato un buon film di intrattenimento piuttosto breve, che durante i suoi 89 minuti non annoia e diverte per il suo intreccio a tema gambling.  

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Coronavirus | I segnali incoraggianti sull’epidemia

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In questo periodo buio, dove l’attuale situazione in cui si trova il nostro Paese ha portato alla chiusura di attività ricreative, culturali e di svago, incluse le nostre amate sale cinematografiche, esuliamo per un momento dall’ambito filmico e cerchiamo di guardare avanti sulla possibile evoluzione del contagio, in questo caso riepilogando le notizie più positive riguardo al coronavirus.

Senza voler minimizzare in nessun modo l’epidemia e le restrizioni prese a riguardo, approfondiamo alcuni eventi che potrebbero portare, il condizionale è più che d’obbligo, ad un cambiamento progressivamente in meglio.

Il vaccino per il coronavirus è vicino?

scienziati al lavoro per il vaccino 1

Scienziati al lavoro per il vaccino

Da tempo si rincorrono le voci sulla scoperta di un vaccino che possa finalmente debellare il morbo, ma ad oggi ancora nessuno è riuscito a sviluppare un antidoto efficace. La nota positiva è che la globalità del fenomeno ha messo al lavoro gli scienziati in ogni angolo del mondo e amplificato la collaborazione tra i vari centri di ricerca. Le ultime voci vedono Israele quale la nazione più vicina all’effettiva soluzione, ma al momento un vaccino è stato sì ottenuto ma per ciò che concerne la bronchite infettiva, un ceppo del coronavirus che si diffonde tra il pollame: sembrerebbe una battuta fuori luogo, ma in realtà è una delle basi da cui si può partire per creare un prodotto che abbia il medesimo risultato sull’uomo.

Colleghi del laboratorio della University of Queensland di Brisbane, in Australia, avrebbero anch’essi sviluppato un vaccino, con i test che inizieranno nei prossimi mesi, mentre studiosi del Massachusetts Moderna hanno già realizzato un vaccino sperimentale la cui sperimentazione non avrà però inizio prima di maggio. Pur se non in tempi rapidi e immediati, l’impegno degli scienziati garantisce prima o poi l’arrivo di una cura.

Leggi anche: Coronavirus | Le conseguenze dell’epidemia per Hollywood 

A Shanghai riapre il Disney Resort

La situazione in Cina, con ogni cautela del caso, pare in netto miglioramento, con un cospicuo calo dei contagiati registrato negli ultimi giorni. Una diminuzione che ha spinto i gestori del Disney Resort di Shanghai, un parco divertimenti a tema Topolino & Co., a riaprire parzialmente, pur con numerose e comprensibili limitazioni. Soltanto alcune attrazioni infatti sono visitabili dal pubblico, il quale dovrà entrare in numero limitato ed esclusivamente in determinati orari per evitare la nascita di un nuovo focolaio. Questo non è certo il momento di divertirsi ma il segnale è comunque indicatore di ottimismo: se nella nazione maggiormente colpita dal coronavirus iniziano a riprendere alcune attività, il peggio potrebbe essere alle spalle.

Coronavirus | anche gli anziani possono guarire

xi jinping in visita ad un centro di ricerca

Xi Jinping in visita ad un centro di ricerca

Come è tragicamente noto, il virus colpisce particolarmente la popolazione anziana che, per basse difese immunitarie o patologie di altro tipo, tende ad essere un terreno più fertile per il morbo. Ciò nonostante molte persone di una certa età vittime del contagio sono perfettamente guarite, come dimostra l’emblematico caso di Zhou, un arzillo nonno cinese di 101 anni che, dopo aver trascorso la quarantena in un ospedale di Wuhan, è tornato a casa per prendersi, parole sue, cura della moglie novantaduenne. Il più vecchio paziente ad oggi confermato che ha sconfitto il morbo: chi meglio di lui può fungere a simbolo di speranza per il mondo intero?

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Cinema

Shutter Island compie 10 anni | 5 motivi per rivedere il film di Scorsese

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Il 17 febbraio 2010 usciva nelle sale americane una delle opere più sottovalutate e atipiche nella carriera di Martin Scorsese, pronto a cimentarsi in un thriller dai toni mystery ricco di colpi di scena e poggiante su un’atmosfera plumbea e tenebrosa ricca di grande fascino.

Il film, trasposizione del romanzo L’isola della paura del celebrato scrittore Dennis Lehane (dalle cui opere sono stati tratti altri cult quali Mystic River e Gone Baby Gone), ha incassato nel mondo quasi trecento milioni di dollari ed è stato inserito dal National Board of Review americano tra i dieci migliori titoli dell’anno. In occasione della ricorrenza e invitandovi alla revisione o alla scoperta di Shutter Island, analizziamo insieme cinque motivi di vanto dell’adattamento.

Una storia ricca di sorprese

La vicenda ha inizio a metà degli anni ’50, quando gli agenti federali Edward Daniels e Chuck Aule vengono inviati a Shutter Island, nel porto di Boston, per indagare sulla sparizione di una paziente scomparsa nel nulla. Sull’isola ha infatti sede una struttura specializzata nella cura e detenzione di criminali con problemi mentali. La ricerca dei due uomini svelerà non solo un vero e proprio complotto ma li metterà di fronte ai propri demoni personali, con risvolti del tutto inaspettati riguardanti soprattutto la figura di Daniels.

Senza svelare troppo per non rovinarvi la sorpresa, basti sapere che nulla è come sembra e nel corso delle due ore e venti di visione i colpi di scena e un poderoso cliffhanger rivoluzionano completamente quanto visto in precedenza, spingendo il pubblico ad un ulteriore rewatch per cogliere tutti gli indizi disseminati in precedenza e degeneranti in quell’evoluzione così piacevolmente “assurda”.

Un cast delle grandi occasioni

La quarta collaborazione tra Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio (la precedente, The Departed – Il bene e il male, aveva garantito al regista il suo primo Oscar) vede il popolare e amatissimo attore con il personaggio forse più ambiguo e complesso dell’intera carriera e i risvolti che si fanno ben presto strada nella narrazione gli permettono di operare su più registri, vedendolo alle prese con sfumature ancora inesplorate.

Ma l’intero cast di Shutter Island ha classe da vendere, cominciando dal “partner” Mark Ruffalo fino ad una Michelle Williams che appare in un paio di struggenti flashback, e con due vecchi leoni quali Ben Kingsley e Max von Sydow alle prese con personaggi altrettanto enigmatici. Tra gli altri interpreti noti al grande pubblico segnaliamo anche la partecipazione di Elias Koteas, John Carroll Lynch, Jackie Earle Haley ed Emily Mortimer, quest’ultima proprio nei panni della pedina scatenante gli eventi.

Leggi anche: The Irishman è al cinema: come è cambiato Scorsese dai tempi di Quei Bravi Ragazzi

Un’ambientazione cupa

L’impatto estetico restituisce appieno quel senso di straniamento che caratterizza la vicenda e la relativa caratterizzazione dei personaggi, con una fotografia tersa che coglie al meglio le inquiete vibrazioni della suggestiva ambientazione. Le riprese hanno avuto luogo tra il Massachusetts e alcune isole del porto di Boston, con alcuni accorgimenti utili a ridurre la presenza di persone o mezzi su schermo: molte scene sono state girate di notte e poi “trasformate”, tramite giochi di luci, in sequenze diurne. Il faro e altri luoghi chiave del racconto, struttura ospedaliera in primis, offrono poi un’atmosfera tenebrosa e malsana che prende alla gola lo spettatore.

Uno sguardo ai classici

Vedere Shutter Island è come fare un salto nel passato, in quegli anni ’50 quando i crime e i noir dominavano il mercato d’Oltreoceano con le storie di investigatori tormentati e senza mezze misure. Il film recupera toni e atmosfere del periodo, dallo stile recitazione all’esposizione dei dialoghi fino allo “schematismo” dei luoghi chiave nei quali avverranno le fondamentali scene madri.

Da Jacques Tourneur a Robert Siodmak sono evidenti le ispirazioni che Scorsese ha omaggiato e reinterpretato in chiave moderna, con un ovvio rimando al cinema di Alfred Hitchcock nella chirurgica evoluzione dei colpi di scena. La cura per le scenografie, i costumi e le ambientazioni completa un quadro complessivo che è puro, consapevole e divertito, citazionismo a suddetta epoca.

Emozioni inaspettate

Shutter Island possiede all’interno del suo essere tutto ciò che un film dovrebbe sempre avere per sorprendere e rispettare il pubblico, ossia la ricerca della meraviglia e quel senso di sospensione capace di mantenere lo spettatore su un costante chi-va-là. La storia infatti non si adagia mai sugli allori e, complice il romanzo alla base, non smette di spiazzare e affascinare nel corso dei sempre più incalzanti eventi, in un crescendo di tensione che si ammanta di potenti squarci emotivi nella gestione psicologica del personaggio di Leonardo DiCaprio, permettendo di rimando un prepotente slancio empatico da parte di chi guarda. Un’operazione cerebrale e raffinata che, oltre all’eleganza e allo spettacolo, non si dimentica un cuore pulsante e sanguigno che lascia con il fiato sospeso fino al giungere dei titoli di coda.

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