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10 donne toste e determinate al cinema

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È da poco approdato nelle sale il nuovo thriller politico Miss Sloane – Giochi di Potere, diretto da John Madden. La protagonista è Jessica Chastain nel ruolo di Elizabeth Sloane, una lobbista famosa per la sua astuzia e per la lunga lista di successi. Una donna che dedica la vita al lavoro, disposta a sacrificare tutto, persino la sua umanità pur di raggiungere i suoi scopi, manipolando fatti e persone. La Chastain porta così sul grande schermo un’altra interpretazione di donna forte e determinata ma cinica, non necessariamente moglie o madre, che è fortemente intenzionata ad emergere, usando le proprie capacità intellettuali.

Nel mondo del cinema molte attrici hanno avuto la possibilità di interpretare ruoli di donne fenomenali. Vediamo insieme quali sono 10 personaggi femminili forti e determinati.

Miranda Priestley – Il Diavolo Veste Prada

Meryl Streep è Miranda Priestley

Miranda Priestley interpretata da una magnifica Maryl Streep ne Il Diavolo veste Prada è la diabolica direttrice di Runway, una rivista di moda. È il capo che nessuno vorrebbe avere, gelido e perentorio. La potente Miranda dispensa giudizi ed impartisce lezioni, e dimostra come l’efficienza porta risultati, anche se ottenuti intimorendo e pressando i suoi dipendenti. Ma come spesso accade la parte più difficile per una donna in carriera è conciliare la professione con la vita familiare: in una scena del film la Priestley si mostra fragile e sconfortata di fronte alla sua assistente Andy (Anne Hathaway), perché vede il suo matrimonio naufragare. Per molte donne oggi è ancora difficile raggiungere posizioni di potere ed essere rispettate quanto un uomo una volta raggiunto, per questo sono spesso costrette a sacrificare il ruolo di madre e moglie per mantenere quello di “boss”.

Katherine Watson – Mona Lisa Smile

Julia Roberts in Mona Lisa Smile

Julia Roberts è Katherine Watson in Mona Lisa Smile, una professoressa di storia dell’arte nell’America degli anni ’50, trasferita in un prestigioso college femminile che dovrebbe preparare le future appartenenti alle classi dirigenti. Si ritrova invece a fare i conti con una realtà bigotta e conformista. Così la Watson, da donna indipendente ed idealista, spinge le sue giovani allieve a seguire sogni ed attitudini, ad allargare gli orizzonti, ed insegna loro che il vero traguardo nella vita non è avere un anello al dito. Oltre che per i metodi d’insegnamento non convenzionali, viene guardata con sospetto anche per il suo essere “zitella” e per la fama di donna indipendente, che ha compensato ciò che le manca come status sociale con la cultura.

Furiosa – Mad Max: Fury Road

Charlize Theron è Furiosa

Furiosa, interpretata da Charlize Theron, è una combattente forte e coraggiosa, alla ricerca di un posto dove iniziare una nuova vita. Ha imparato a nascondere la sue fragilità, anche se dentro è devastata. Nasconde una storia delicata e triste: è stata rapita quando aveva otto anni per lavorare alle macchine, le hanno strappato un braccio per svilire la sua femminilità, ma diventa invece una donna ancora più forte, una che non cerca di imitare gli uomini.

Joy Mangano – Joy

Jennifer Lawrence in Joy

Jennifer Lawrence porta sui grandi schermi la storia di Joy Mangano, la giovane imprenditrice e designer che inventò il mocho, riscuotendo un successo planetario. Joy è una madre ed ex moglie, ma soprattutto una donna decisa. Ciò che colpisce di più è il suo atteggiamento di fronte alle sconfitte: sembra impassibile, non parla, preferisce riflettere per arrivare a capire come sfruttare le sue capacità creative, lo spirito d’iniziativa e coronare il suo più grande sogno di inventare. La determinazione l’aiuterà a vivere ed inserirsi in un ambiente lavorativo molto competitivo, e la sua umiltà le permetterà una volta raggiunto il successo, di non dimenticare da dove è venuta, e di dare ad altre persone la possibilità di farcela come ha fatto lei.

Dorothy Vaughn – Il Diritto di Contare

Octavia Spencer ne Il Diritto di Contare

Octavia Spencer nel ruolo di Dorothy Vaughn racconta la storia di una delle tre scienziate che nell’America degli anni ’60, hanno straordinariamente contribuito all’organizzazione della missione dell’Apollo 11 e del programma Mercury. Coraggiosa, brillante e di talento insieme alle sue colleghe, la Vaughn ha combattuto il sessismo ed il razzismo dell’ambiente accademico americano. Ciò che segna la carriera di Dorothy è l’introduzione dei computer elettronici, consapevole infatti dell’importanza che avrebbero presto acquisito, ne studia il linguaggio di programmazione e lo insegna alle altre donne che come lei erano state impiegate come “colored computers”. Rende indispensabile il suo lavoro e quello delle sue colleghe, diventando leader del gruppo.

Natalie Portman – V per Vendetta

Natalie Portman in V per vendetta

Un altro personaggio femminile che merita di essere menzionato è quello interpretato da Natalie Portman in V per Vendetta: Evey Hammond. Il film è ambientato in un’ipotetica Inghilterra nella quale viene istituito un regime di stampo quasi nazista. Nelle prime scene la Portman viene salvata da uno stupro dal misterioso eroe mascherato che la porterà con sé. La ragazza dopo essere stata istruita dal suo salvatore, intraprenderà un cammino nel quale verrà istruita. L’uomo le insegnerà come difendersi e come aprire la mente, mostrandole film, opere d’arte e libri censurati, portando la ragazza a sentirsi liberata da tutte le paure che il governo ha instillato, non solo a lei ma a tutto il popolo. Evey Hammond diventa così il simbolo di una società che si risveglia, che nonostante le sofferenze e le oppressioni trova il coraggio di riconoscere ciò che è sbagliato ribellandosi al sistema totalitario in cui vive. Così avviene un passaggio di testimone: la Hammond dopo la morte del suo salvatore, ormai diventato simbolo di speranza di un mondo migliore, porta a termine il suo piano di ribaltare il regime, diventando lei stessa un’ eroina.

Bathsheba Everdene – Via dalla Pazza Folla

Via dalla Pazza Folla

Nel film Via dalla pazza folla Carey Mulligan è Bathsheba Everdene, una giovane donna dell’epoca vittoriana che lotta per mantenere la propria indipendenza. Tratto dal romanzo di Thomas Hardy, la storia è incentrata su questa ragazza bella e determinata, che porta avanti la fattoria ereditata dallo zio. Questo la rende un’esca interessante per gli uomini, che si presentano a lei attirati dal suo piccolo patrimonio. Ma Bathsheba è una donna all’avanguardia rispetto ai suoi tempi, perciò nonostante le attenzioni che riceve e l’uomo che decide di sposare, non accetterà mai ordini da nessuno. Ancor più importante è come riesce a far valere la sua figura di donna, pur trovandosi in un epoca ed in una realtà dominata da maschi. Schietta ed istintiva, in grado di superare le avversità grazie alla sua perseveranza, questo però non la rende meno sensibile o vulnerabile, soprattutto quando si trova a dover fare i conti con il suo vero amore.

Jules Austin – Lo Stagista Inaspettato

Anne Hathaway in Lo Stagista Inaspettato

Jules Austin ripropone il tema di donna in carriera, che con grande impegno cerca di conciliare il suo lavoro con il ruolo di madre e moglie. Nel film Lo stagista inaspettato Anne Hathaway è l’amministratrice della sua azienda, anche lei forte e determinata ma anche sensibile ed emotiva, cerca di destreggiarsi tra gli impegni che la sommergono e che ovviamente la portano a stare lontana da casa. Questo conduce ad un capovolgimento di ruoli all’interno del suo matrimonio: il marito resta a casa a fare da “mammo” e casalingo, mentre lei lavora. Così l’uomo che dovrebbe starle accanto la tradisce, mentre Jules è impegnata a mantenere il ruolo di dirigente del business che lei stessa ha creato. Il suo posto infatti è a rischio, poiché l’andare avanti con l’età per una donna non è sempre sinonimo di crescita ma di dismessa. L’amicizia con il suo non giovanissimo stagista Ben (Robert De Niro), la aiuterà a riportare equilibrio nella sua vita, a ricucire il suo matrimonio e guidare la sua azienda.

Mrs. Smith – Mr & Mrs Smith

Angelina Jolie in Mr. & Mrs. Smith

In Mr e Mrs Smith Angelina Jolie è una moglie perfetta: cucina, pulisce lavora ed è bellissima, eppure il matrimonio con suo marito John (Brad Pitt) è a rischio. La passione che c’era tra i due all’inizio ha lasciato spazio alla monotonia, i due arrivano quasi ad ignorarsi, quando scoprono di essere entrambi dei killer perfettamente addestrati, che però lavorano per organizzazioni rivali. Jane Smith ed il marito rappresentano tutte quelle coppie che pur essendo sposate da anni non si conoscono veramente, non sono sincere l’uno con l’altra e preferiscono non parlare piuttosto che affrontare la realtà. La Jolie incarna alcune delle donne che pur avendo tutto dalla vita, a volte non sono abbastanza per il marito, soprattutto se non desiderano avere figli. Ma Jane è risoluta, energica, intelligente ed è in grado di mettere KO un uomo in un combattimento corpo a corpo, ed aprendosi con il marito riuscirà ad essere sincera e a ristabilire un matrimonio felice e pieno di passione.

Sylvia Fowler – The Woman

The Woman

Annette Bening è Sylvia Fowler nella pellicola tutta al femminile “The Woman”. Direttrice di una rivista femminile, Sylvia è una donna indipendente, che ha bisogno di sentirsi realizzata più dal punto di vista lavorativo che familiare. Pur essendo decisa e risoluta è molto umana, ed ha le sue debolezze. Quando il suo posto è a rischio, perché ragazze più giovani e fresche cercano di “soffiarle” via il lavoro, usa la vita privata della sua migliore amica Mary (Meg Ryan) per uno scoop. Contrita, cerca di riacquistare l’amicizia ormai compromessa, perché il tradimento le ha lasciato dentro un vuoto che nessun uomo potrebbe ricolmare. È una donna che per sentirsi tale , non ha bisogno di una figura maschile accanto, e la sua felicità non dipende dal matrimonio o da un figlio, ma dal sostegno e dalla vicinanza delle amiche e dal successo lavorativo, che raggiunge realizzando un giornale tutto suo.

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Coronavirus | I segnali incoraggianti sull’epidemia

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shanghai disneyland

In questo periodo buio, dove l’attuale situazione in cui si trova il nostro Paese ha portato alla chiusura di attività ricreative, culturali e di svago, incluse le nostre amate sale cinematografiche, esuliamo per un momento dall’ambito filmico e cerchiamo di guardare avanti sulla possibile evoluzione del contagio, in questo caso riepilogando le notizie più positive riguardo al coronavirus.

Senza voler minimizzare in nessun modo l’epidemia e le restrizioni prese a riguardo, approfondiamo alcuni eventi che potrebbero portare, il condizionale è più che d’obbligo, ad un cambiamento progressivamente in meglio.

Il vaccino per il coronavirus è vicino?

scienziati al lavoro per il vaccino 1

Scienziati al lavoro per il vaccino

Da tempo si rincorrono le voci sulla scoperta di un vaccino che possa finalmente debellare il morbo, ma ad oggi ancora nessuno è riuscito a sviluppare un antidoto efficace. La nota positiva è che la globalità del fenomeno ha messo al lavoro gli scienziati in ogni angolo del mondo e amplificato la collaborazione tra i vari centri di ricerca. Le ultime voci vedono Israele quale la nazione più vicina all’effettiva soluzione, ma al momento un vaccino è stato sì ottenuto ma per ciò che concerne la bronchite infettiva, un ceppo del coronavirus che si diffonde tra il pollame: sembrerebbe una battuta fuori luogo, ma in realtà è una delle basi da cui si può partire per creare un prodotto che abbia il medesimo risultato sull’uomo.

Colleghi del laboratorio della University of Queensland di Brisbane, in Australia, avrebbero anch’essi sviluppato un vaccino, con i test che inizieranno nei prossimi mesi, mentre studiosi del Massachusetts Moderna hanno già realizzato un vaccino sperimentale la cui sperimentazione non avrà però inizio prima di maggio. Pur se non in tempi rapidi e immediati, l’impegno degli scienziati garantisce prima o poi l’arrivo di una cura.

Leggi anche: Coronavirus | Le conseguenze dell’epidemia per Hollywood 

A Shanghai riapre il Disney Resort

La situazione in Cina, con ogni cautela del caso, pare in netto miglioramento, con un cospicuo calo dei contagiati registrato negli ultimi giorni. Una diminuzione che ha spinto i gestori del Disney Resort di Shanghai, un parco divertimenti a tema Topolino & Co., a riaprire parzialmente, pur con numerose e comprensibili limitazioni. Soltanto alcune attrazioni infatti sono visitabili dal pubblico, il quale dovrà entrare in numero limitato ed esclusivamente in determinati orari per evitare la nascita di un nuovo focolaio. Questo non è certo il momento di divertirsi ma il segnale è comunque indicatore di ottimismo: se nella nazione maggiormente colpita dal coronavirus iniziano a riprendere alcune attività, il peggio potrebbe essere alle spalle.

Coronavirus | anche gli anziani possono guarire

xi jinping in visita ad un centro di ricerca

Xi Jinping in visita ad un centro di ricerca

Come è tragicamente noto, il virus colpisce particolarmente la popolazione anziana che, per basse difese immunitarie o patologie di altro tipo, tende ad essere un terreno più fertile per il morbo. Ciò nonostante molte persone di una certa età vittime del contagio sono perfettamente guarite, come dimostra l’emblematico caso di Zhou, un arzillo nonno cinese di 101 anni che, dopo aver trascorso la quarantena in un ospedale di Wuhan, è tornato a casa per prendersi, parole sue, cura della moglie novantaduenne. Il più vecchio paziente ad oggi confermato che ha sconfitto il morbo: chi meglio di lui può fungere a simbolo di speranza per il mondo intero?

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Cinema

Shutter Island compie 10 anni | 5 motivi per rivedere il film di Scorsese

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Il 17 febbraio 2010 usciva nelle sale americane una delle opere più sottovalutate e atipiche nella carriera di Martin Scorsese, pronto a cimentarsi in un thriller dai toni mystery ricco di colpi di scena e poggiante su un’atmosfera plumbea e tenebrosa ricca di grande fascino.

Il film, trasposizione del romanzo L’isola della paura del celebrato scrittore Dennis Lehane (dalle cui opere sono stati tratti altri cult quali Mystic River e Gone Baby Gone), ha incassato nel mondo quasi trecento milioni di dollari ed è stato inserito dal National Board of Review americano tra i dieci migliori titoli dell’anno. In occasione della ricorrenza e invitandovi alla revisione o alla scoperta di Shutter Island, analizziamo insieme cinque motivi di vanto dell’adattamento.

Una storia ricca di sorprese

La vicenda ha inizio a metà degli anni ’50, quando gli agenti federali Edward Daniels e Chuck Aule vengono inviati a Shutter Island, nel porto di Boston, per indagare sulla sparizione di una paziente scomparsa nel nulla. Sull’isola ha infatti sede una struttura specializzata nella cura e detenzione di criminali con problemi mentali. La ricerca dei due uomini svelerà non solo un vero e proprio complotto ma li metterà di fronte ai propri demoni personali, con risvolti del tutto inaspettati riguardanti soprattutto la figura di Daniels.

Senza svelare troppo per non rovinarvi la sorpresa, basti sapere che nulla è come sembra e nel corso delle due ore e venti di visione i colpi di scena e un poderoso cliffhanger rivoluzionano completamente quanto visto in precedenza, spingendo il pubblico ad un ulteriore rewatch per cogliere tutti gli indizi disseminati in precedenza e degeneranti in quell’evoluzione così piacevolmente “assurda”.

Un cast delle grandi occasioni

La quarta collaborazione tra Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio (la precedente, The Departed – Il bene e il male, aveva garantito al regista il suo primo Oscar) vede il popolare e amatissimo attore con il personaggio forse più ambiguo e complesso dell’intera carriera e i risvolti che si fanno ben presto strada nella narrazione gli permettono di operare su più registri, vedendolo alle prese con sfumature ancora inesplorate.

Ma l’intero cast di Shutter Island ha classe da vendere, cominciando dal “partner” Mark Ruffalo fino ad una Michelle Williams che appare in un paio di struggenti flashback, e con due vecchi leoni quali Ben Kingsley e Max von Sydow alle prese con personaggi altrettanto enigmatici. Tra gli altri interpreti noti al grande pubblico segnaliamo anche la partecipazione di Elias Koteas, John Carroll Lynch, Jackie Earle Haley ed Emily Mortimer, quest’ultima proprio nei panni della pedina scatenante gli eventi.

Leggi anche: The Irishman è al cinema: come è cambiato Scorsese dai tempi di Quei Bravi Ragazzi

Un’ambientazione cupa

L’impatto estetico restituisce appieno quel senso di straniamento che caratterizza la vicenda e la relativa caratterizzazione dei personaggi, con una fotografia tersa che coglie al meglio le inquiete vibrazioni della suggestiva ambientazione. Le riprese hanno avuto luogo tra il Massachusetts e alcune isole del porto di Boston, con alcuni accorgimenti utili a ridurre la presenza di persone o mezzi su schermo: molte scene sono state girate di notte e poi “trasformate”, tramite giochi di luci, in sequenze diurne. Il faro e altri luoghi chiave del racconto, struttura ospedaliera in primis, offrono poi un’atmosfera tenebrosa e malsana che prende alla gola lo spettatore.

Uno sguardo ai classici

Vedere Shutter Island è come fare un salto nel passato, in quegli anni ’50 quando i crime e i noir dominavano il mercato d’Oltreoceano con le storie di investigatori tormentati e senza mezze misure. Il film recupera toni e atmosfere del periodo, dallo stile recitazione all’esposizione dei dialoghi fino allo “schematismo” dei luoghi chiave nei quali avverranno le fondamentali scene madri.

Da Jacques Tourneur a Robert Siodmak sono evidenti le ispirazioni che Scorsese ha omaggiato e reinterpretato in chiave moderna, con un ovvio rimando al cinema di Alfred Hitchcock nella chirurgica evoluzione dei colpi di scena. La cura per le scenografie, i costumi e le ambientazioni completa un quadro complessivo che è puro, consapevole e divertito, citazionismo a suddetta epoca.

Emozioni inaspettate

Shutter Island possiede all’interno del suo essere tutto ciò che un film dovrebbe sempre avere per sorprendere e rispettare il pubblico, ossia la ricerca della meraviglia e quel senso di sospensione capace di mantenere lo spettatore su un costante chi-va-là. La storia infatti non si adagia mai sugli allori e, complice il romanzo alla base, non smette di spiazzare e affascinare nel corso dei sempre più incalzanti eventi, in un crescendo di tensione che si ammanta di potenti squarci emotivi nella gestione psicologica del personaggio di Leonardo DiCaprio, permettendo di rimando un prepotente slancio empatico da parte di chi guarda. Un’operazione cerebrale e raffinata che, oltre all’eleganza e allo spettacolo, non si dimentica un cuore pulsante e sanguigno che lascia con il fiato sospeso fino al giungere dei titoli di coda.

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Cinema

Piccole Donne: le quattro personalità delle sorelle March lo rendono un classico senza tempo

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Le sorelle più famose della letteratura tornano al cinema con l’adattamento cinematografico di Piccole Donne diretto da  Greta Gerwig. Tratto dal famoso romanzo del 1868 nato dalla penna di Louisa May Alcott, il film ripercorre la storia delle sorelle March interpretate da Emma Watson (Meg), Saoirse Ronan (Jo), Eliza Scanlen (Beth) e Florence Pugh (Amy) durante gli anni della Guerra Civile Americana.

In un periodo storico dilaniato dal conflitto che prevede il coinvolgimento di tutti gli uomini al fronte, Piccole Donne mostra una famiglia tipica dell’800, nella quale la mamma (Laura Dern) si trova a dover gestire da sola le sue adorabili figlie. A rompere la solita routine, ci sarà la voglia di emancipazione e ribellione mostrata da Jo, la ragazza che farà di tutto per rompere le catene di una società che concepisce la figura della donna solo come moglie e madre. Il suo desiderio di diventare scrittrice – professione alquanto bislacca in quegli anni per una donna – sarà il primo passo per convincere le sorelle a pensarla come lei. Nel cast ci sono anche l’attore del momento Timothée Chalamet nel ruolo di Theodore ‘Laurie’ Laurence, Meryl Streep come la zia March insieme a Louis Garrel nei panni di Friedrich Bhaer.

Che caratterino le sorelle March!

In occasione dell’uscita al cinema di Piccole Donne è stato ideato un test della personalità per scoprire a quale delle quattro sorelle March siete più affini. Meg è la più responsabile; Jo è quella più ardente e ambiziosa; Beth la più timida e sensibile mentre Amy è quella più aperta alla vita sociale. Il lettore spesso ama identificarsi con la figura di Jo, trattandosi del personaggio più combattivo del romanzo. Per ricollegarsi alla psicologia greca si può prendere in prestito la teoria dei quattro temperamenti: sanguigno, collerico, malinconico e flemmatico. Nel caso di Piccole Donne è possibile sintetizzarli come: socievole (sanguigno), ambizioso (collerico), sensibile (malinconico) e pacifico (flemmatico).

Conoscendo la storia di Piccole Donne e il temperamento di ognuna è un gioco da ragazzi associare ogni caratterista elencata al personaggio di riferimento: Amy è sanguigna, Jo è colerica, Beth è malinconica e Meg è flemmatica. Jo è la leader delle sorelle, quella più ambiziosa ed indipendente che cerca di coinvolgere le ragazze in ogni iniziativa artistica che le passa per la mente. Amy al contrario, è la più socievole e quella più attaccata al tessuto sociale dell’epoca. Beth rappresenta la coscienza morale delle sorelle March, la più profonda delle sorelle e infine Meg, cerca di fare da moderatrice e paciere nelle dispute tipiche tra sorelle, vista la mancanza di una figura paterna all’interno della famiglia.

piccole donne

Questa differenza caratteriale non è motivo di giudizi da parte delle ragazze. Questo pensiero è dimostrato in una battuta detta da Amy verso Jo nella quale dice: “Solo perché i miei sogni sono diversi dai tuoi, non significa che non siano importanti“, la quale aveva preferito convolare a nozze e crearsi una famiglia, piuttosto che vivere in nome del teatro e della libertà.

Verso l’età adulta

Le quattro sorelle raccontate dalla Alcott riescono a mostrare il passaggio tra l’infanzia e l’età adulta della donna e la regista Greta Gerwig riesce a mostrarlo in maniera assolutamente convincente anche in questo adattamento cinematografico. Nel romanzo viene mostrato quanto sia dura la consapevolezza che crescere inevitabilmente porta con sé scelte da dover prendere, a volte anche dolorose, difficili e apparentemente impossibili. La Alcott svela cosa significa diventare adulti.

Quando Meg, la più grande delle sorelle March decide di sposarsi, dall’altro lato c’è Jo che decide di andare a vivere a New York per inseguire i suoi sogni, stessa cosa che farà anche Amy andando in Europa ed infine, l’unica a rimanere a casa sarà Beth per motivi di salute. Così come svanisce l’infanzia per far posto all’età adulta, anche il gruppo affiatato delle sorelle March si sgretola per cercare di vivere una vita appagata e in linea con il proprio temperamento.

La differenza tra la versione letteraria della Alcott e quella cinematografica della Gerwig è il modo con il quale ha rappresentato le loro quattro diversità comportamentali, mostrando al contempo, come sia possibile tenere insieme tutti questi temperamenti in un unico abbraccio.

 

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