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Cinema

Bee Gees, in arrivo un biopic con le musiche originali

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Bee Gees biopic

Deadline ha comunicato che la Paramont Pictures sta collaborando con il produttore di Bohemian Rhapsody, Graham King, per sviluppare un film sui Bee Gees. Il gruppo musicale, formato nel 1958 dai fratelli Gibb, iniziò ad avere popolarità con la diffusione delle discoteche e tra le hit più ascoltate c’era Staying Alive e Jive Talkin, con più di 20 milioni di copie vendute.

Dopo la morte di Maurice Gibb il gruppo decise di ritirarsi e solo sei anni dopo decisero di esibirsi nuovamente fino alla morte del secondo fratello Robin nel 2012. Il film prodotto dalla Joint Venture Sister (di cui fanno parte Elisabeth Murdoch, Stacey Snider, produttrice della serie tv Chernobyl e Jane Featherstone) e ripercorrerà la vita e la carriera dei tre fratelli, dall’esordio fino all’esplosione della disco music e al successo della colonna sonora di La febbre del sabato sera.

La Paramount Pictures ha acquisito i diritti discografici direttamente dalla famiglia Gibb, il che significa che nel film verranno utilizzate le musiche originali. Non sono ancora stati resi noti lo sceneggiatore e chi interpreterà i tre fratelli Gibb. Il progetto potrebbe sembrare un ritorno pieno di aspettative del biopic, dopo il grande successo e il sostegno della critica del film su Elton JohnRocketman – e il grande successo di Bohemian Rhapsody, campione d’incassi e nominato a cinque Oscar,di cui quattro vinti anche grazie all interpretazione del grande Freddy Mercury di Rami Malek (già conosciuto per il suo ruolo in Mr Robot).

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Cinema

Venezia 77 | tanti italiani in programma, da Rosi a Susanna Nicchiarelli

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miss marx newscinema

Saranno numerosi i film italiani che comporranno il programma (atipico e poco “glamour”, a causa dell’assenza delle grandi produzioni nordamericane) della 77esima Mostra internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia. Tra i titoli più attesi c’è sicuramente Notturno, il nuovo documentario di Gianfranco Rosi, già Leone d’oro nel 2013 con Sacro GRA e Orso d’Oro nel 2016 con Fuocoammare

Venezia 77 | il Notturno di Gianfranco Rosi

Gianfranco Rosi, che ha trascorso gli ultimi tre anni sui confini fra Siria, Iraq, Kurdistan e Libano, tornerà a Venezia con l’atteso Notturno (un film che tutti i festival del mondo si contendevano e che sarà anche l’unica opera italiana al Toronto Film Festival). “È un film ambientato in Siria. Ma non vedrete nemmeno una scena di guerra e di morte”. È così che lo ha annunciato in conferenza stampa Alberto Barbera, Direttore della Mostra. Rosi in questi anni ha raccontato l’emarginazione ai confini di Roma (Sacro GRA) e il dramma dei naufragi a Lampedusa (Fuocoammare), sempre adottando uno sguardo “nuovo” e diverso sugli eventi, allo stesso tempo lirico e indagatore della materia (intesa anche nel suo senso organico) umana. Il nuovo film, attraverso incontri e immagini, metterà in scena la quotidianità messa in discussione dalle guerre civili, dittature feroci, dalle invasioni e dalle ingerenze straniere. La guerra, come specificato da Barbera, non appare direttamente: la comprendiamo attraverso i canti luttuosi delle madri, nei balbettii di bambini feriti per sempre.

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Un festival a trazione italiana

Ma in Concorso a Venezia spiccano anche due opere al femminile (in un’edizione che vede otto film diretti da donne in concorso): Miss Marx di Susanna Nicchiarelli e Le sorelle Macaluso di Emma Dante. Se il primo, sulla figlia di Karl Marx, racconta le contraddizioni e la lotta di un personaggio che si spende in prima persona per l’emancipazione femminile, il secondo tratteggia i legami famigliari di cinque donne appartenenti a generazioni diverse e apparentemente inconciliabili. Il tema della guerra torna in uno dei documentari italiani fuori concorso, Guerra e pace di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, riflessione per immagini sulla lunga relazione tra cinema e guerra, di filmati dei pionieri del cinema nel 1911, al momento dell’invasione italiana in Libia, fino alla digitalizzazione del conflitto. La grande piaga del nostro presente, il Covid-19, sarà invece al centro di Molecole di Andrea Segre, girato a Venezia e scelto per la pre-apertura del festival. Segre ci parla della pandemia attraverso il racconto dello svuotamento del capoluogo veneto e di questi mesi sospesi.

Le sezioni parallele

Ambientato nel nord-est anche Non odiare di Mauro Mancini, presente alle Giornate degli Autori, che pone il suo sguardo sul mondo delle frange neonaziste attraverso il personaggio di un chirurgo di origine ebraiche interpretato da Alessandro Gassman. Sempre alle Giornate degli Autori, Giorgio Diritti (presto “nuovamente” al cinema con Volevo nascondermi) presenterà un cortometraggio dal titolo Zombie, che avrà come tema l’alienazione parentale. 

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Cinema

Galveston | il thriller con Elle Fanning cerca l’esistenzialismo ma dimentica il genere

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Il 6 agosto arriva in Italia grazie a Movies Inspired il thriller Galveston, presentato ormai due anni fa al South by Southwest. Ben Foster interpreta Roy Cady, un criminale al servizio della mafia a cui viene diagnosticato un cancro terminale ai polmoni. Elle Fanning è invece Rocky, una prostituta adolescente in cerca di aiuto per salvare sua sorella. A dirigere c’è l’attrice francese Mélanie Laurent (la Shosanna di Bastardi senza gloria), qui alla sua quarta regia (la prima in lingua inglese).

Galveston | la firma di Nic Pizzolatto

Che ci sia lo zampino Nic Pizzolatto, creatore della celebre serie televisiva True Detective, nella sceneggiatura di Galveston è evidente fin dalle prime scene, quando capiamo che il protagonista interpretato da Ben Foster è un uomo che non ha intenzione di redimersi dai propri errori, ma anzi persevera consapevolmente in tutti quegli sbagli che lo hanno condotto ad una esistenza misera. Affetto da un male incurabile ai polmoni, continua a fumare. Rischia di inimicarsi un pericolosissimo boss della mafia, ora fidanzato con la sua ex, ma non per questo attenua il suo carattere violento e scontroso. Il film si apre con una rapina dagli esiti disastrosi (ma non c’è nulla del caos beffardo dei fratelli Safdie o dei Coen): il suo socio muore dopo poco e lui ne esce piuttosto malconcio dopo aver recuperato una ragazza trovata lì. Pizzolatto, che firma la sceneggiatura sotto lo pseudonimo di Jim Hammett, a causa delle divergenze avute in fase di scrittura con la regista, ha immediatamente disconosciuto il risultato. Ma la sua firma è comunque inconfondibile.

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La gestione della tensione

Se c’è una cosa che non è possibile sbagliare in questo genere di film è il modo in cui si gestisce la tensione. Galveston, soffrendo per uno svolgimento un po’ affrettato, che risolve i conflitti che muovono i personaggi in maniera superficiale e approssimativa, non riesce a sfruttare efficacemente i 90 minuti a sua disposizione, perdendosi e arenandosi nelle anse della sua narrazione. Questo è chiaro in maniera evidente nel finale d’azione: momento cruciale del film che altri avrebbero dilatato, lasciando emergere la tensione per la sopravvivenza e lavorando per arrivare il più lentamente possibile allo sfogo inumano e violento. Chiamata a dover mettere in scena in pochissimi minuti la disperazione di un’esistenza tutta volta a quell’ultimo momento, Melanie Laurent sintetizza e va dritta al punto quando invece per il resto del film aveva adottato un tono compassato e riflessivo, rinunciando coscientemente all’intreccio. 

Due attori a confronto

A Ben Foster, un attore che è capace di delineare un genere solo attraverso lo sguardo, è affidato il compito di mantenere ferma e alta la credibilità del racconto. A Elle Fanning, che pur interpreta bene il proprio personaggio, il film invece non concede mai la possibilità di una caratterizzazione più approfondita, chiedendole di eseguire sempre le stesse movenze e di esagerarle nei momenti più melodrammatici. Non stupisce, ovviamente, che un film diretto da un’attrice lavori benissimo con i suoi interpreti. Purtroppo, però, Galveston riesce solo a suggerire la complessità del romanzo da cui è tratto. In alcune scene, questo è persino sufficiente. 

Galveston | il thriller con Elle Fanning cerca l’esistenzialismo ma dimentica il genere
3.0 Punteggio
Pro
Due interpretazioni di grande spessore
Contro
Sbrigativo e poco attento al genere
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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Cinema

Stephen King | Gli adattamenti che meriterebbero un remake

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I remake di film sono sempre una materia spinosa, specialmente quando un amato romanziere come Stephen King è coinvolto nella faccenda.

Non tutti i remake escono male, sia chiaro. Qualche volta infatti possono addirittura migliorare l’originale e portare una ventata di freschezza sulla storia, lo stile e le sue tematiche. Si pensi per esempio ai due recenti capitoli cinematografici di IT.

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IT, una scena del film

E poi siamo onesti, sebbene moltissimi dei romanzi di Stephen King siano dei capolavori, gli adattamenti cinematografici corrispondenti raramente hanno mostrato la stessa valenza. In più tante di queste buone proposte sono state girate non meno di trent’anni fa.

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Sembra sia ora di riportarle in scena per il pubblico di oggi. Ecco perciò un elenco di film tratti dai libri di King che meriterebbero un nuovo remake.

CUJO

Cujo, con la star di E.T. Dee Wallace, è sbarcato in sala nel lontano 1983 ed è subito diventato un successo, guadagnando circa 21 milioni di dollari a fronte di un budget di soli 5.

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Cujo, una scena del film

Al centro della storia troviamo un cane di una fattoria che viene morso da un pipistrello, contrae la rabbia e alla fine arriva a sviluppare una furia omicida.

Cujo ebbe un forte impatto sulla cultura dell’epoca, tanto che non furono pochi i cami chiamati così in onore del protagonista animale del film. Al di là dell’indiscutibile valore, la pellicola mostra non pochi difetti, che sarebbero facilmente “corretti” in un eventuale e moderno remake.

L’IMPLACABILE

Uscito nel 1987 e basato sull’omonimo romanzo, L’implacabile è un thriller di fantascienza distopico, in perfetto stile anni Ottanta, con Arnold Schwarzenegger.

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L’implacabile, una scena del film

Esagerato e a tratti ridicolo, il film tratta di un poliziotto condannato e obbligato a far parte di uno show televisivo, nel quale è la preda di una caccia e deve combattere i suoi assassini per sopravvivere. Solo in questo modo potrà guadagnarsi la sua libertà.

Una sorta di Hunger Games ante-litteram e senza censure. Per alcuni L’implacabile è il classico prodotto alla Schwarzenegger, e certo non sarebbe semplice replicare quel determinato mood – lo stesso remake di Atto di forza è stato un buco nell’acqua – ma nelle mani del regista giusto potrebbe davvero tornare alla ribalta.

CHRISTINE – LA MACCHINA INFERNALE

La pellicola del 1983, diretta da John Carpenter, è uno dei migliori adattamenti di Stephen King in circolazione. Tutto ruota intorno alla Plymouth Fury del 1985, acquistata dal giovane teenager Arnie Cunningham e posseduta da un vero e proprio demone.

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Christine – La macchina infernale, una scena del film

Al di là dell’ottimo lavoro compiuto da Carpenter anche sulla musica e sullo stile visivo, alcune scene appaiono troppo piatte e dozzinali.

Christine – La macchina infernale ha una buona storia alla base, che spazia tra numerosi e interessanti argomenti, ed ecco perché sarebbe importante ridare lustro a tutto ciò con i mezzi e le potenzialità del cinema di oggi.

BRIVIDO

Adattamento del racconto breve di Stephen King intitolato Trucks, Brivido narra di macchine e camion che prendono vita e uccidono tutti coloro che li circondano.

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Brivido, una scena del film

Lo scrittore stesso ha curato la regia e la sceneggiatura del film. Il risultato è stato un quasi totale disastro, con alcune feroci critiche al seguito. Il motivo di ciò si deve sicuramente alla poca esperienza di King nel mestiere cinematografico.

Eppure il mito delle macchine che si ribellano ai rispettivi proprietari è qualcosa che potrebbe essere esplorato meglio, in particolar modo da quel cinema horror che sa spesso rivelare gustose sorprese.

LA ZONA MORTA

Uscito nel 1983, vede come protagonista Christopher Walken, nei panni di Johnny Smith, un giovane che finisce in coma e si sveglia cinque anni più tardi con una nuova e misteriosa abilità: vedere il futuro quando stringe la mano di una persona.

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La zona morta, una scena del film

Dopo Shining, La zona morta è probabilmente uno dei più considerati adattamenti da King degli anni Ottanta. Tanto che ha dato il via anche a una serie tv, divenuta quasi più popolare della pellicola stessa.

Leggi anche: Castle Rock, trailer e dettagli sulla serie tv dalla mente di Stephen King

Quest’ultima è infatti forse troppo lenta e noiosa, con un protagonista troppo blando e dei villain inesistenti – tra loro spuntava il volto di Martin Sheen. Ecco perché meriterebbe una seconda chance, nelle mani di un cineasta che sappia sfruttare tutti gli elementi esibiti dal bel romanzo alla base.

CELL

Questo è uno dei più recenti adattamenti da King, uscito nel 2016, ed è anche uno dei meno riusciti. John Cusack e Samuel L. Jackson ne sono i protagonisti.

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Cell, una scena del film

Per quanto riguarda la trama, si assiste a un singolare incidente che trasforma le persone in zombie dopo che hanno usato il loro cellulare. Clay Riddell (Cusack) va in cerca del figlio mentre il mondo cade a pezzi intorno a lui.

Sembra una storia perfetta per tutti coloro che temono i telefoni cellulari e annessi. Peccato però che, dietro la storia potenzialmente ricca e accattivante, si trovi una pessima esecuzione. Perché non dargli allora una seconda e meritata chance?

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