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Blood and Water | Un primo sguardo alla serie Netflix

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Batte bandiera sudafricana questa nuova serie Netflix in sei episodi che si inserisce nel sempre più folto filone dei teen-drama con uno spunto narrativo più insolito della media. In Blood & Water infatti le classiche dinamiche adolescenziali tipiche del genere si ibridano con un substrato mystery che rischia potenzialmente di condurre la storia su territori più cupi. Nei primi due episodi che abbiamo visto per voi facciamo la conoscenza della giovane protagonista, l’adolescente Puleng Khumalo, che vive a Città del Capo insieme alla sua famiglia.

Famiglia reduce da una tragedia nel passato quando, diciassette anni prima, una delle figlie venne rapita alla nascita senza che le indagini portassero mai al ritrovamento. Puleng è rimasta profondamente segnata da quell’evento, che la tormenta tutt’ora, e quando si trasferisce in un nuovo istituto frequentato da ragazzi facoltosi un dubbio la assale. Diversi indizi fanno ritenere alla Nostra che la compagna Fikile Bhele, tra le studentesse più popolari della scuola nonché stella del nuoto, possa essere proprio la sorella mai conosciuta.

Blood & Water – Un mistero da svelare

ama qamata e cindy mahlangu

Ama Qamata e Cindy Mahlangu

Gli spunti erano sulla carta interessanti, potenzialmente capaci di variare il classico racconto di amori adolescenziali tra i banchi di scuola, ma Blood & Water perde rapidamente di interesse in quanto la componente da moderno “giallo” si rivela troppo fiacca e prevedibile, almeno a giudicare dalle fasi iniziali.

Anche perché ben presto fanno la loro comparsa le varie dinamiche romantiche e le diatribe interpersonali, tra gelosie e improvvise passioni che riportano il tutto ad uno svolgimento banale più in linea con le omologhe produzioni a tema. Tanto che le vicende secondarie, su tutte quella riguardante il padre della protagonista, incuriosiscono maggiormente rispetto alla storyline principale, procedente su un’alternanza di fiacchi colpi di scena che tentano di rinvigorirne l’anima narrativa.

Leggi anche: Control Z | Un primo sguardo alla serie Netflix

Blood & Water – Sostanza e apparenza

ama qamata e khosi ngema

Ama Qamata e Khosi Ngema

Se dal punto di vista della sceneggiatura Blood & Water pare pagare, almeno nelle puntate che abbiamo visionato, diverse falle e forzature e un richiamo ad un immaginario giovanile abusato – feste in lussuosi appartamenti con sesso e alcool a volontà – e poco verosimile nell’effettiva realtà, registicamente l’operazione si rivela più solida. Rallenty, movimenti di macchina e geometrie delle inquadrature possiedono una certa personalità, con uno stile patinato che ben si adatta ad ambientazioni e personaggi.

Il tutto è ovviamente accompagnato da una colonna sonora giovanile di marchio pop, che si rivolge fin da subito al relativo target di riferimento, e la titletrack chiude ogni puntata. Il cast, processato su stereotipi di vario genere e giocante anche sul confronto razziale – in un Paese come il Sudafrica dove è ancora ben presente lo spettro dell’Apartheid – si offre ai relativi ruoli senza incidere eccessivamente sulle svolte della vicenda, ma la protagonista Ama Qamata – all’esordio assoluto – mette in mostra fascino ed intensità in un personaggio più complesso del previsto.

Difficile dire se il prosieguo riserverà sorprese di sorta ma i germi disseminati nel dittico iniziale appaiono al momento troppo deboli per innalzare l’operazione su livelli di maggior qualità per ciò che concerne l’intreccio alla base, qui troppo timido per sfruttare l’originalità dell’assunto.

Blood and Water | Un primo sguardo alla serie Netflix
2.6 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto coi classici hollywoodiani e indagato, con il trascorrere degli anni, nella realtà cinematografiche più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte senza limiti di luogo o di tempo, sono attivo nel settore della critica di settore da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito di quella musicale.

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The Witcher | Una serie prequel in arrivo su Netflix

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Netflix ha annunciato l’intenzione di produrre una serie prequel di The Witcher (qui la nostra recensione della serie completa) chiamata The Witcher: Blood Origin. La serie suddivisa in sei episodi racconta la storia del primissimo Witcher che visse molto prima della caduta della civiltà elfica. La serie vedrà Declan de Barra come produttore esecutivo e showrunner.

Come fan del fantasy da tutta la vita, non vedo l’ora di raccontare la storia di The Witcher: Blood Origin” ha dichiarato de Barra in una nota. “Da quando ho letto per la prima volta i libri di The Witcher mi è venuta in mente una domanda: com’era veramente il mondo elfico prima dell’arrivo degli umani? Sono sempre stato affascinato dall’ascesa e dalla caduta delle civiltà, dal modo in cui scienza, scoperta e cultura prosperano proprio prima di quell’autunno. Come vaste aree di conoscenza si perdono per sempre in così poco tempo, spesso aggravate dalla colonizzazione e da una riscrittura della storia. Lasciando indietro solo frammenti della vera storia di una civiltà“.

Leggi anche: The Witcher, anche la serie Netflix si ferma per il coronavirus

Sono così entusiasta di collaborare con Declan e il team Netflix in The Witcher: Blood Origin” ha dichiarato Schmidt Hissrich. “È una sfida entusiasmante esplorare ed espandere l’universo di The Witcher creato da Andrzej Sapkowski, e non vediamo l’ora di presentare ai fan nuovi personaggi e una storia originale che arricchirà ancora di più il nostro magico mondo mitico.

Ulteriori produttori esecutivi includono Jason Brown e Sean Daniel di Hivemind e Tomek Baginski e Jarek Sawko di Platige Films. L’autore polacco Andrzej Sapkowski sarà consulente creativo della serie. “È eccitante che il mondo di Witcher – come previsto all’inizio – si sta espandendo“, ha affermato Sapkowski in una nota. “Spero che porterà più fan nel mondo dei miei libri”. Netflix non ha ancora annunciato una data di uscita ufficiale per la serie prequel di The Witcher. I fan saranno in grado di guardare The Witcher 2 da qualche parte nel 2021, però.

 

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Cobra Kai | Le prime due stagioni della serie su Netflix ad Agosto

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Netflix ha acquisito con successo i diritti della prossima terza stagione della serie sequel di Karate Kid, Cobra Kai, che include anche i diritti delle prime due stagioni per lo streaming non esclusivo. Ora Netflix ha annunciato ufficialmente la data di uscita delle prime due stagioni di Cobra Kai. Protagonisti con le star originali Ralph Macchio e William Zabka, la serie farà il suo debutto su Netflix il 28 agosto.

In Cobra Kai, Ralph Macchio e William Zabka rivisitano i loro ruoli da protagonista nell’iconico franchise cinematografico Karate Kid. Gli epici avversari tornano nel dojo, trent’anni dopo gli eventi del torneo del Karate All Valley del 1984. Un esasperato Johnny Lawrence (Zabka) cerca la redenzione riaprendo il famigerato dojo di karate Cobra Kai, riaccendendo la sua rivalità con l’ormai riuscito Daniel LaRusso (Macchio), che ha lottato per mantenere l’equilibrio nella sua vita senza la guida di il suo mentore, il signor Miyagi.

La prima stagione di Cobra Kai si è rivelata un grande successo, con il primo episodio che ha raccolto oltre 50 milioni di visualizzazioni in cinque mesi di messa in onda e la critica e il pubblico hanno elogiato la serie, assegnandole la rara valutazione “Certified Fresh” al 100% su Rotten Tomatoes. La seconda stagione si è aperta anche con una prima da record e ha ricevuto recensioni molto positive da parte della critica, attualmente con un punteggio di approvazione dell’88% da parte della critica su Rotten Tomatoes.

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Stateless | La recensione della serie Netflix con Cate Blanchett

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Quattro distinte storie, quattro percorsi personali che si incrociano e intrecciano all’interno di un campo di detenzione per gli immigrati in attesa di richiesta d’asilo su suolo australiano. Una giovane donna di origini tedesche che sta fuggendo da un culto che l’aveva circuita e un rifugiato di origini afgane in cerca di ciò che rimane della sua famiglia, e poi ancora un padre di famiglia che pensava di aver trovato il lavoro perfetto e una burocrate alle prese con la complessa gestione della struttura e degli esseri umani lì reclusi.

Stateless non va per il sottile già nei primi due episodi, qui oggetto di analisi, e riporta alla mente almeno nelle fasi iniziali la struttura ad incastro che tanta fortuna diede a Alejandro González Iñárritu nella realizzazione della sua Trilogia sulla morte. In occasione dell’arrivo in esclusiva su Netflix vi portiamo alla scoperta di un progetto ricco di spunti interessanti e aperto a riflessioni quanto mai contemporanee.

Leggi anche: Netflix, i film originali in arrivo a Luglio 2020

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Stateless – Lo scavo del dramma

Il primo episodio in particolar modo è quello più frastagliato, con i vari tasselli che seguono le relative storyline prima di collimare definitivamente e aprire un quadro generale più esaustivo e organico. Un approccio ad alto ritmo che rischia parzialmente di introdurre troppo velocemente i personaggi e le contigue situazioni che le vedono coinvolti, con un montaggio che alterna senza continuità di sorta i vari cambi di location per esporre nel minor tempo possibile tutte le carte narrative in ballo.

Se l’intento di fondo appare già quindi lodevole, la messa in scena è invece poco omegenea e solo dalla seconda puntata si comincia a intravedere il cuore pulsante del racconto, quando la “prigione” per i richiedenti asilo diventa l’ambientazione principale. E allora ecco il via ad una manciata di flashback che riguardano il controverso personaggio di Sofie, nella ricerca di variera un’impostazione base che altrimenti potrebbe soffrire di stagnazione.

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Stateless – Spunti e potenzialità

Stateless accende i riflettori sul dramma sempre attuale inerente l’immigrazione di massa, che riguarda bene o male gran parte del mondo occidentale, e non è un caso che la vicenda sia ambientata proprio in Australia, uno dei Paesi che impone maggior restrizioni a chi varca i confini nazionali. Una serie fortemente voluta dalla produttrice Cate Blanchett, che si ritaglia anche un amiguo ma efficace ruolo secondario, proprio per porre l’attenzione sull’argomento e aprire gli occhi al grande pubblico su dinamiche spesso sconosciute all’opinione pubblica.

La storia è ispirata a quanto realmente accaduto alla cittadina di origini tedesche Cornelia Rau, detenuta in uno di questi campi per dieci mesi tra il 2004 e il 2005, con le ovvie libertà del caso per rendere il tutto più appetibile allo spettatore. Questi due episodi d’apertura garantiscono una discreta carica tensiva, con momenti toccanti ed altri spiazzanti, e un discreto contorno che mette anche a confronto le differenze sociali tra i vari angoli del pianeta, innescando al contempo elementi pronti a scatenare sviluppi interessanti nel prosieguo del racconto. Se il buongiorno si vede dal mattino, le premesse sono incoraggianti.

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