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Jason Bourne, 10 scene da rivedere del famoso franchise

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Il personaggio di Jason Bourne è nato nel 1980 come protagonista di una serie di romanzi bestseller scritti da Robert Ludlum. Qualche anno dopo, nel 1988, è stata realizzata una miniserie per la tv con Richard Chamberlain, ma quando Matt Damon e il regista Doug Liman hanno unito le forze per girare The Bourne Identity nel 2002, il personaggio ha trovato la sua dimensione e un contesto appropriato per avviare un franchise d’ azione e spionaggio che ha riscosso un grande successo in tutto il mondo.

Jason Bourne si sveglia in preda ad un’amnesia con due proiettili nella schiena. Mentre cerca di rimettere insieme la sua vita scopre che fino a poco tempo prima era un mercenario di alto livello al servizio del Treadstone, un programma segreto della CIA con una morale incerta. Scopre gradualmente le sue numerose abilità come le arti marziali, la conoscenza di molte lingue e un’ottima padronanza delle armi da fuoco. I suoi vecchi capi e colleghi tuttavia non si sono dimenticati di lui, e sono intenzionati ad eliminarlo prima che ricordi troppo del suo passato. “Il ruolo di Jason Bourne mi ha definito sia a livello di carriera che di vita. Mi ha permesso di scegliere diversi ruoli in maniera spensierata, perché avevo la sicurezza di un altro film Bourne dietro l’angolo. E quindi potevo scegliere quali ruoli interpretare senza fare una serie di considerazioni che gli attori spesso devono fare” ha dichiarato Matt Damon che ha interpretato Jason Bourne nei primi tre film The Bourne Identity, The Bourne Supremacy e The Bourne Ultimatum, mentre nel 2012 Tony Gilroy, sceneggiatore degli altri capitoli, ha diretto The Bourne Legacy con Jeremy Renner nei panni di un agente operativo di nome Aaron Cross.

Il 1° Settembre 2016 arriva nelle sale italiane il nuovo Jason Bourne, quinto capitolo della saga che segna il ritorno di Damon nei panni del più pericoloso ex agente della CIA in un mondo post Edward Snowden, per la regia di Greengrass. Quindi si prevede una nuova avventura ricca di combattimenti ravvicinati, inseguimenti in auto, intrighi e una sensibilità tutta europea, dettagli familiari che hanno reso unico questo franchise di spionaggio fino ad oggi. Questa volta la sceneggiatura è firmata da Christopher Rouse e lo stesso Greengrass e al fianco di Damon nel cast ci sono anche Vincent Cassell, Alicia Vikander e Tommy Lee Jones. “Bourne viaggerà attraverso un’Europa crivellata dall’austerità in un mondo post-Snowden. È cambiato un po’ tutto, adesso ci sono tutte queste discussioni sullo spionaggio legate alla libertà civile e alla natura dalla democrazia” ha spiegato Damon su questo nuovo film girato tra la Grecia e Las Vegas. Con l’occasione di questo grande ritorno, abbiamo voluto ricordare alcuni dei momenti più memorabili nella storia della franchise.

  1. Combattimento con Jarda – The Bourne Supremacy

Una delle scene più emozionanti del franchise Bourne è lo scontro di Bourne con Jarda, in particolare per il tipo di arma scelta: una rivista arrotolata. Dopo la fuga dalla custodia in Italia, Bourne viene a sapere della sorte di Jarda (Marton Csokas), l’altro agente della Treadstone. Si dirige quindi a Monaco di Baviera, dove tende un’imboscata a Jarda nella sua casa teutonica elegante, gli lega le mani e lo interroga. Ma Jarda è un uomo molto pericoloso e coglie Bourne alla sprovvista prendendo il sopravvento con gomitate, pugni e ginocchiate nella sua cucina. Bourne resiste agli attacchi, ma quando Jarda si libera i polsi e tira fuori un coltello grande da chef, Bourne ha un po’ di difficoltà. Così fa quello che assolutamente nessun altro sulla Terra potrebbe pensare di fare in quella situazione: prende una rivista dal bancone, l’arrotola e procede a sferrare dei colpi. Bourne gli fa visita a Monaco di Baviera per saperne di più sul programma Pam Landy. Si tratta di un combattimento corpo a corpo tra i migliori nel film. Anche se ci sono molti combattimenti corpo a corpo durante l’intero franchise, la lotta tra Bourne e Jarda (Marton Csokas) è forse la più brutale. La brutalità di questa scena è resa anche dalla mancanza di musica nella scena, l’uso di normali strumenti per infliggere dolore e sentire il dolore e la sofferenza di entrambi i personaggi si avverte in ogni secondo di questa scena. E’ una di quelle scene che ti sorprende.

2. Inseguimento in auto con Krill a Mosca – The Bourne Supremacy

Dopo che il corrotto agente russo dei servizi segreti Kirill (Karl Urban) ha  ucciso Marie, è facile immaginare che la prossima volta che Bourne lo vede, non usa certamente i guanti di velluto. Quando Bourne arriva a Mosca alla fine di The Bourne Supremacy facendo un certo lavoro detective sul caso Neski,c’è una BMW nera come quella che hanno le forze di polizia di Mosca. Kirill spara a Bourne alla spalla, ma Bourne si allontana momentaneamente, scivolando in un supermercato e raccogliendo vestiti, mappe, e vodka per sedare il dolore e rimanere mobile. Dietro il supermercato elimina due poliziotti sospetti e ruba un taxi giallo. Un gran numero di auto di pattuglia lo insegue per le strade della città, e Kirill, che ha ormai requisito un SUV Mercedes, fiancheggia Bourne facendo slalom dentro e fuori al traffico a velocità folli. L’inseguimento di Kirill da parte di Bourne arriva al culmine in un tunnel, quando Bourne spara allo pneumatico del SUV di Kirill,che gira su se stesso e si impala su un pilastro di cemento. Una lunga sequenza d’azione che si conclude con Jason Bourne che fa la mossa giusta al momento giusto, trasformando il suo taxi malconcio in un’arma di vendetta.

3. Combattimento con la penna – The Bourne Identity

Nella messa a punto per questa scena, Bourne ha pagato Marie (Franka Potente) $ 20.000 per guidare da Zurigo all’indirizzo di Parigi che ha trovato nella sua cassetta di sicurezza. Una volta raggiunto il sito, Bourne cerca di rispondere ad alcune delle sue domande su chi è e che cosa sta succedendo. Jason Bourne e Marie sono presi alla sprovvista quando un sicario della CIA vola attraverso una finestra e riempie il loro appartamento di piombo con un mitra. Bourne passa rapidamente in modalità Treadstone e ne consegue una scazzottata brutale. Quando l’assassino introduce un coltellino stupido nell’equazione, Bourne afferra una penna dalla scrivania e riesce a colpire il ragazzo ripetutamente. Bourne non ottiene più di un graffio. Usando la penna come un’arma non ortodossa, egli ha la meglio sull’assassino e comincia a interrogarlo. Ma altrettanto velocemente come era entrato nell’appartamento, il mercenario biondo decide di scappare, gettandosi dalla finestra per non rischiare di dover dare informazioni.

4. Inseguimento in auto con la polizia a Parigi –  The Bourne Identity

Con l’aspirante assassino che giace morto per strada e le loro facce sulla lista dei ricercati, Jason e Marie escono dal vecchio palazzo e corrono verso il deposito dei treni, dove possono lasciare la loro borsa con l’ armamentario da spia in una cassaforte. Una volta tornati in macchina, Jason al posto di guida chiede a Marie di andare alla polizia per tirarsi fuori da questa situazione, ma lei risponde assicurando la cintura di sicurezza, pronta per la corsa della sua vita. Mentre i poliziotti si avvicinano alla sua auto, Jason a bordo di una vecchia Mini Cooper rossa mette la retromarcia e gira su se stesso, facendo la spola giù per la strada. Con le auto di pattuglia e moto al seguito, la Mini corre attraverso stretti vicoli di ciottoli e giù per una rampa di scale. La scena è una delle più divertenti della serie, con l’esperto stunt-man pilota che rende possibile l’impossibile. Alla fine evitano i poliziotti e si nascondono in un parcheggio sotterraneo, abbandonando il piccolo veicolo ormai distrutto. Quando si tratta di inseguimenti in auto, è molto difficile fare qualcosa di unico, ma l’inseguimento in auto per Parigi in una originale Mini Cooper è in grado di fare proprio questo. Mentre abbiamo visto la Mini Cooper usata prima in inseguimenti sul grande schermo come The Italian Job, a causa delle dimensioni della Mini e la disposizione città di Parigi, il film è in grado di creare in modo univoco diverso e fresco un momento in cui la maggior parte degli inseguimenti in auto sono molto simili. Ciò che aiuta anche a questo inseguimento in particolare è la musica. Mentre la maggior parte dei film d’azione dovrebbero avere qualche colpo grosso di azione roboante, The Bourne Identity utilizza la traccia di Paul Oakenfold, Ready Steady Go, aiutando l’atmosfera europea del film e contribuendo a dare al film un aspetto mondano della maggior parte dei film di Bond.

5. Waterloo Station – The Bourne Ultimatum

La prima scena d’azione di The Bourne Ultimatum è uno dei momenti di più suspense di tutto il franchise. Dopo che il giornalista Simon Ross (Paddy Considine) scopre le informazioni su Treadstone e Blackbriar, Bourne vuole sapere quello che lui sa. Questo porta ad una situazione difficile per tutti quando scopre che la CIA lo sta pedinando, e prova a fargli perdere le sue tracce nel caos della stazione di Waterloo, una delle più trafficate stazioni in Europa. L’intera sequenza è un mix intelligente di un gioco del gatto con il topo. La scena finisce con l’inaspettato assassinio di Ross nel mezzo della stazione di Waterloo. Questa scena è piena di tensione, poichè non si sa mai veramente se Bourne e Ross riusciranno ad eludere la CIA. Bourne arriva a Londra dopo aver scoperto un articolo che racconta al mondo la sua storia, così come quella dell’ operazione Treadstone e del suo successore Blackbriar. E’ una scena brillantemente costruita e racchiude perfettamente tutto quello che c’è da sapere sul personaggio di Bourne. Se l’imminente quinta voce del franchising è memorabile come Matt Damon sostiene che sarà, dovrebbero esserci più scene come questa.

6. Fuga dall’ambasciata americana – The Bourne Identity

Dopo che Bourne lascia la banca di Zurigo con uno zaino pieno di soldi e passaporti, i poliziotti ricevono una soffiata su di lui. Sentendo le sirene e volendo evitare ulteriori scontri con la polizia, lui si rifugia nell’ ambasciata degli Stati Uniti dove ha l’immunità dall’ arresto e la polizia locale non lo può seguire. Ma ben presto le autorità statunitensi all’interno dell’ambasciata comandano a Bourne di fermarsi, e appena una guardia brandisce le manette, mentre altri due si avvicinano, l’abilità nelle arti marziali di Bourne gli permette di eliminarli in pochi secondi. E’ la prima volta che il pubblico vede quello che può fare e comincia a conoscere meglio il personaggio. Bourne riesce a fuggire nella tromba delle scale, dove si fa strada usando la radio per seguire le mosse dei soldati armati americani che stanno arrivando dalla caserma nel seminterrato. Bourne sale fino a quando non raggiunge il 5° piano, dove scappa all’esterno. In The Bourne Identity la scena dell’ambasciata è il primo vero sguardo alla mentalità di Bourne. Una delle grandi parti di questa scena è che dove la maggior parte delle scene d’azione avrebbero avuto l’eroe che corre intorno all’edificio sparando ad ogni guardia di sicurezza che vede, Bourne usa il cervello, la radio di una guardia di sicurezza e il piano di uscita senza uccidere nessuno.

7. Disastro a Goa – The Bourne Supremacy

All’inizio di The Bourne Supremacy troviamo Bourne e Marie che vivono una vita tranquilla a Goa, in India. Bourne va a correre sulla spiaggia e gira con Marie per i mercati degli agricoltori locali. Ma da Berlino Kirill arriva a Goa per finire il suo lavoro, quando Bourne lo vede. Corre in fretta su una jeep e fugge per la città a recuperare Marie. Kirill li ha visti e insegue la coppia per le strade strette del mercato. Quando arrivano sulla riva del fiume Kirill dispiega il suo fucile da cecchino e spara. Si allena su Bourne ma colpisce Marie che muore all’istante, e la macchina vola nel fiume sottostante. Bourne cerca invano di salvarla improvvisando una respirazione bocca a bocca sott’acqua, ma Kirill non vedendo riemergere nessuno, li crede entrambi morti e fugge. E’ stata una delusione vedere Marie morire, ma era un male necessario per il futuro del franchise: in modo che le scappatelle del giramondo Bourne potessero continuare, sullo stile di James Bond. L’apertura di The Bourne Supremacy imposta veramente il tono del resto del franchising, ovvero  la consapevolezza che può succedere di tutto. Un inseguimento epico termina con l’interesse amoroso di Bourne dal primo film, Marie (Franka Potente), che viene ucciso. E’ un momento scioccante ed è la prova che nessuno è al sicuro quando si tratta di Bourne.

8. Rubando Blackbriar Files – The Bourne Ultimatum

In uno dei momenti più interessanti di tutta la serie, Bourne supera in astuzia il Vice Direttore della CIA Noah Vosen (David Strathairn) in un modo particolarmente imbarazzante. Vosen riceve una telefonata da Bourne, dopo che lui e la sua squadra sono andati in un parco per un presunto  appuntamento. Egli informa Vosen che mentre sono lì al parco, lui si è preso la libertà di irrompere nel suo ufficio. Poi riattacca il telefono e usa un frammento registrato della loro telefonata per aprire un cassetto con il riconoscimento vocale e ruba i documenti top secret al suo interno su Blackbriar, che gli permettono di fare più luce sul suo passato. Paul Greengrass offre un intelligente momento ironico con lo scambio di battute:

“Sono seduto nel mio ufficio”  Vosen.

“Ne dubito.” Bourne

“Perché dovresti farlo?” Vosen

“Se tu fossi in ufficio in questo momento staremmo avendo questa conversazione faccia a faccia.” Bourne

9. La scoperta della cassetta di Zurigo – The Bourne Identity

All’inizio di The Bourne Identity, Bourne non ricorda nulla – il suo nome, dove vive, niente. E’ stato appena salvato in mare da alcuni pescatori italiani, e dopo aver scoperto il numero di una cassetta di sicurezza, raggiunge Zurigo per trovare la scatola collegata a quel numero. Entra in una banca di massima sicurezza dove gli viene offerta una cabina privata dove controllare tranquillo il contenuto della cassetta, così scopre una pila di passaporti recanti la sua foto, tutti con nomi diversi. Il passaporto americano dice che il suo nome è Jason Bourne. Un altro documento gli dice l’indirizzo della sua casa di Parigi. Scopre che c’è un doppio fondo nella cassetta di sicurezza; lo rimuove e trova pile di denaro di diverse valute e una pistola. Prende tutto nella scatola fatta eccezione per la pistola e lascia la banca in fretta. Ma mentre se ne va, un dipendente della banca più attento fa una telefonata.

10. Bourne vs Daesh sui tetti di Tangeri – The Bourne Ultimatum

La sequenza di Tangeri ha molte direzioni diverse e ogni momento di questa sequenza fluisce naturalmente senza permettere al pubblico di rilassarsi o riprendere fiato, cosa che il regista Paul Greengrass ha fatto sapientemente da quando ha assunto la guida del franchising da Doug Liman. Il killer Desh nota la Parsons e la insegue mentre Bourne fugge dalla polizia in modalità parkour, saltando sui tetti e attraverso le finestre per arrivare a Desh prima che lui raggiunga Nicky Parsons. Lo fa, e quando i due killer addestrati, infine, si affrontano in un piccolo appartamento con la migliore rissa della serie attraverso l’uso di oggetti trovati e veloci, risultati stretti, Bourne esce in cima.

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Coronavirus | I segnali incoraggianti sull’epidemia

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shanghai disneyland

In questo periodo buio, dove l’attuale situazione in cui si trova il nostro Paese ha portato alla chiusura di attività ricreative, culturali e di svago, incluse le nostre amate sale cinematografiche, esuliamo per un momento dall’ambito filmico e cerchiamo di guardare avanti sulla possibile evoluzione del contagio, in questo caso riepilogando le notizie più positive riguardo al coronavirus.

Senza voler minimizzare in nessun modo l’epidemia e le restrizioni prese a riguardo, approfondiamo alcuni eventi che potrebbero portare, il condizionale è più che d’obbligo, ad un cambiamento progressivamente in meglio.

Il vaccino per il coronavirus è vicino?

scienziati al lavoro per il vaccino 1

Scienziati al lavoro per il vaccino

Da tempo si rincorrono le voci sulla scoperta di un vaccino che possa finalmente debellare il morbo, ma ad oggi ancora nessuno è riuscito a sviluppare un antidoto efficace. La nota positiva è che la globalità del fenomeno ha messo al lavoro gli scienziati in ogni angolo del mondo e amplificato la collaborazione tra i vari centri di ricerca. Le ultime voci vedono Israele quale la nazione più vicina all’effettiva soluzione, ma al momento un vaccino è stato sì ottenuto ma per ciò che concerne la bronchite infettiva, un ceppo del coronavirus che si diffonde tra il pollame: sembrerebbe una battuta fuori luogo, ma in realtà è una delle basi da cui si può partire per creare un prodotto che abbia il medesimo risultato sull’uomo.

Colleghi del laboratorio della University of Queensland di Brisbane, in Australia, avrebbero anch’essi sviluppato un vaccino, con i test che inizieranno nei prossimi mesi, mentre studiosi del Massachusetts Moderna hanno già realizzato un vaccino sperimentale la cui sperimentazione non avrà però inizio prima di maggio. Pur se non in tempi rapidi e immediati, l’impegno degli scienziati garantisce prima o poi l’arrivo di una cura.

Leggi anche: Coronavirus | Le conseguenze dell’epidemia per Hollywood 

A Shanghai riapre il Disney Resort

La situazione in Cina, con ogni cautela del caso, pare in netto miglioramento, con un cospicuo calo dei contagiati registrato negli ultimi giorni. Una diminuzione che ha spinto i gestori del Disney Resort di Shanghai, un parco divertimenti a tema Topolino & Co., a riaprire parzialmente, pur con numerose e comprensibili limitazioni. Soltanto alcune attrazioni infatti sono visitabili dal pubblico, il quale dovrà entrare in numero limitato ed esclusivamente in determinati orari per evitare la nascita di un nuovo focolaio. Questo non è certo il momento di divertirsi ma il segnale è comunque indicatore di ottimismo: se nella nazione maggiormente colpita dal coronavirus iniziano a riprendere alcune attività, il peggio potrebbe essere alle spalle.

Coronavirus | anche gli anziani possono guarire

xi jinping in visita ad un centro di ricerca

Xi Jinping in visita ad un centro di ricerca

Come è tragicamente noto, il virus colpisce particolarmente la popolazione anziana che, per basse difese immunitarie o patologie di altro tipo, tende ad essere un terreno più fertile per il morbo. Ciò nonostante molte persone di una certa età vittime del contagio sono perfettamente guarite, come dimostra l’emblematico caso di Zhou, un arzillo nonno cinese di 101 anni che, dopo aver trascorso la quarantena in un ospedale di Wuhan, è tornato a casa per prendersi, parole sue, cura della moglie novantaduenne. Il più vecchio paziente ad oggi confermato che ha sconfitto il morbo: chi meglio di lui può fungere a simbolo di speranza per il mondo intero?

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Cinema

Shutter Island compie 10 anni | 5 motivi per rivedere il film di Scorsese

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Il 17 febbraio 2010 usciva nelle sale americane una delle opere più sottovalutate e atipiche nella carriera di Martin Scorsese, pronto a cimentarsi in un thriller dai toni mystery ricco di colpi di scena e poggiante su un’atmosfera plumbea e tenebrosa ricca di grande fascino.

Il film, trasposizione del romanzo L’isola della paura del celebrato scrittore Dennis Lehane (dalle cui opere sono stati tratti altri cult quali Mystic River e Gone Baby Gone), ha incassato nel mondo quasi trecento milioni di dollari ed è stato inserito dal National Board of Review americano tra i dieci migliori titoli dell’anno. In occasione della ricorrenza e invitandovi alla revisione o alla scoperta di Shutter Island, analizziamo insieme cinque motivi di vanto dell’adattamento.

Una storia ricca di sorprese

La vicenda ha inizio a metà degli anni ’50, quando gli agenti federali Edward Daniels e Chuck Aule vengono inviati a Shutter Island, nel porto di Boston, per indagare sulla sparizione di una paziente scomparsa nel nulla. Sull’isola ha infatti sede una struttura specializzata nella cura e detenzione di criminali con problemi mentali. La ricerca dei due uomini svelerà non solo un vero e proprio complotto ma li metterà di fronte ai propri demoni personali, con risvolti del tutto inaspettati riguardanti soprattutto la figura di Daniels.

Senza svelare troppo per non rovinarvi la sorpresa, basti sapere che nulla è come sembra e nel corso delle due ore e venti di visione i colpi di scena e un poderoso cliffhanger rivoluzionano completamente quanto visto in precedenza, spingendo il pubblico ad un ulteriore rewatch per cogliere tutti gli indizi disseminati in precedenza e degeneranti in quell’evoluzione così piacevolmente “assurda”.

Un cast delle grandi occasioni

La quarta collaborazione tra Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio (la precedente, The Departed – Il bene e il male, aveva garantito al regista il suo primo Oscar) vede il popolare e amatissimo attore con il personaggio forse più ambiguo e complesso dell’intera carriera e i risvolti che si fanno ben presto strada nella narrazione gli permettono di operare su più registri, vedendolo alle prese con sfumature ancora inesplorate.

Ma l’intero cast di Shutter Island ha classe da vendere, cominciando dal “partner” Mark Ruffalo fino ad una Michelle Williams che appare in un paio di struggenti flashback, e con due vecchi leoni quali Ben Kingsley e Max von Sydow alle prese con personaggi altrettanto enigmatici. Tra gli altri interpreti noti al grande pubblico segnaliamo anche la partecipazione di Elias Koteas, John Carroll Lynch, Jackie Earle Haley ed Emily Mortimer, quest’ultima proprio nei panni della pedina scatenante gli eventi.

Leggi anche: The Irishman è al cinema: come è cambiato Scorsese dai tempi di Quei Bravi Ragazzi

Un’ambientazione cupa

L’impatto estetico restituisce appieno quel senso di straniamento che caratterizza la vicenda e la relativa caratterizzazione dei personaggi, con una fotografia tersa che coglie al meglio le inquiete vibrazioni della suggestiva ambientazione. Le riprese hanno avuto luogo tra il Massachusetts e alcune isole del porto di Boston, con alcuni accorgimenti utili a ridurre la presenza di persone o mezzi su schermo: molte scene sono state girate di notte e poi “trasformate”, tramite giochi di luci, in sequenze diurne. Il faro e altri luoghi chiave del racconto, struttura ospedaliera in primis, offrono poi un’atmosfera tenebrosa e malsana che prende alla gola lo spettatore.

Uno sguardo ai classici

Vedere Shutter Island è come fare un salto nel passato, in quegli anni ’50 quando i crime e i noir dominavano il mercato d’Oltreoceano con le storie di investigatori tormentati e senza mezze misure. Il film recupera toni e atmosfere del periodo, dallo stile recitazione all’esposizione dei dialoghi fino allo “schematismo” dei luoghi chiave nei quali avverranno le fondamentali scene madri.

Da Jacques Tourneur a Robert Siodmak sono evidenti le ispirazioni che Scorsese ha omaggiato e reinterpretato in chiave moderna, con un ovvio rimando al cinema di Alfred Hitchcock nella chirurgica evoluzione dei colpi di scena. La cura per le scenografie, i costumi e le ambientazioni completa un quadro complessivo che è puro, consapevole e divertito, citazionismo a suddetta epoca.

Emozioni inaspettate

Shutter Island possiede all’interno del suo essere tutto ciò che un film dovrebbe sempre avere per sorprendere e rispettare il pubblico, ossia la ricerca della meraviglia e quel senso di sospensione capace di mantenere lo spettatore su un costante chi-va-là. La storia infatti non si adagia mai sugli allori e, complice il romanzo alla base, non smette di spiazzare e affascinare nel corso dei sempre più incalzanti eventi, in un crescendo di tensione che si ammanta di potenti squarci emotivi nella gestione psicologica del personaggio di Leonardo DiCaprio, permettendo di rimando un prepotente slancio empatico da parte di chi guarda. Un’operazione cerebrale e raffinata che, oltre all’eleganza e allo spettacolo, non si dimentica un cuore pulsante e sanguigno che lascia con il fiato sospeso fino al giungere dei titoli di coda.

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Cinema

Piccole Donne: le quattro personalità delle sorelle March lo rendono un classico senza tempo

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Le sorelle più famose della letteratura tornano al cinema con l’adattamento cinematografico di Piccole Donne diretto da  Greta Gerwig. Tratto dal famoso romanzo del 1868 nato dalla penna di Louisa May Alcott, il film ripercorre la storia delle sorelle March interpretate da Emma Watson (Meg), Saoirse Ronan (Jo), Eliza Scanlen (Beth) e Florence Pugh (Amy) durante gli anni della Guerra Civile Americana.

In un periodo storico dilaniato dal conflitto che prevede il coinvolgimento di tutti gli uomini al fronte, Piccole Donne mostra una famiglia tipica dell’800, nella quale la mamma (Laura Dern) si trova a dover gestire da sola le sue adorabili figlie. A rompere la solita routine, ci sarà la voglia di emancipazione e ribellione mostrata da Jo, la ragazza che farà di tutto per rompere le catene di una società che concepisce la figura della donna solo come moglie e madre. Il suo desiderio di diventare scrittrice – professione alquanto bislacca in quegli anni per una donna – sarà il primo passo per convincere le sorelle a pensarla come lei. Nel cast ci sono anche l’attore del momento Timothée Chalamet nel ruolo di Theodore ‘Laurie’ Laurence, Meryl Streep come la zia March insieme a Louis Garrel nei panni di Friedrich Bhaer.

Che caratterino le sorelle March!

In occasione dell’uscita al cinema di Piccole Donne è stato ideato un test della personalità per scoprire a quale delle quattro sorelle March siete più affini. Meg è la più responsabile; Jo è quella più ardente e ambiziosa; Beth la più timida e sensibile mentre Amy è quella più aperta alla vita sociale. Il lettore spesso ama identificarsi con la figura di Jo, trattandosi del personaggio più combattivo del romanzo. Per ricollegarsi alla psicologia greca si può prendere in prestito la teoria dei quattro temperamenti: sanguigno, collerico, malinconico e flemmatico. Nel caso di Piccole Donne è possibile sintetizzarli come: socievole (sanguigno), ambizioso (collerico), sensibile (malinconico) e pacifico (flemmatico).

Conoscendo la storia di Piccole Donne e il temperamento di ognuna è un gioco da ragazzi associare ogni caratterista elencata al personaggio di riferimento: Amy è sanguigna, Jo è colerica, Beth è malinconica e Meg è flemmatica. Jo è la leader delle sorelle, quella più ambiziosa ed indipendente che cerca di coinvolgere le ragazze in ogni iniziativa artistica che le passa per la mente. Amy al contrario, è la più socievole e quella più attaccata al tessuto sociale dell’epoca. Beth rappresenta la coscienza morale delle sorelle March, la più profonda delle sorelle e infine Meg, cerca di fare da moderatrice e paciere nelle dispute tipiche tra sorelle, vista la mancanza di una figura paterna all’interno della famiglia.

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Questa differenza caratteriale non è motivo di giudizi da parte delle ragazze. Questo pensiero è dimostrato in una battuta detta da Amy verso Jo nella quale dice: “Solo perché i miei sogni sono diversi dai tuoi, non significa che non siano importanti“, la quale aveva preferito convolare a nozze e crearsi una famiglia, piuttosto che vivere in nome del teatro e della libertà.

Verso l’età adulta

Le quattro sorelle raccontate dalla Alcott riescono a mostrare il passaggio tra l’infanzia e l’età adulta della donna e la regista Greta Gerwig riesce a mostrarlo in maniera assolutamente convincente anche in questo adattamento cinematografico. Nel romanzo viene mostrato quanto sia dura la consapevolezza che crescere inevitabilmente porta con sé scelte da dover prendere, a volte anche dolorose, difficili e apparentemente impossibili. La Alcott svela cosa significa diventare adulti.

Quando Meg, la più grande delle sorelle March decide di sposarsi, dall’altro lato c’è Jo che decide di andare a vivere a New York per inseguire i suoi sogni, stessa cosa che farà anche Amy andando in Europa ed infine, l’unica a rimanere a casa sarà Beth per motivi di salute. Così come svanisce l’infanzia per far posto all’età adulta, anche il gruppo affiatato delle sorelle March si sgretola per cercare di vivere una vita appagata e in linea con il proprio temperamento.

La differenza tra la versione letteraria della Alcott e quella cinematografica della Gerwig è il modo con il quale ha rappresentato le loro quattro diversità comportamentali, mostrando al contempo, come sia possibile tenere insieme tutti questi temperamenti in un unico abbraccio.

 

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