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Cannes 70, le pagelle di NewsCinema: in poche parole il nostro giudizio sui film visti al festival

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Affrontando file di minimo due ore sotto al sole caldo della croisette, abbiamo visto più di 15 film in programma in questa 70° edizione del Festival di Cannes. Non solo i titoli in concorso, ma anche le due opere italiane incluse nella sezione Un Certain Regard e l’evento Twin Peaks che si lega tuttavia più al piccolo schermo. Come capita spesso al termine di un festival di cinema che ha regalato sorprese, emozioni ma anche qualche delusione, si tirano le somme confrontandosi con i colleghi, per definire i film più amati e odiati di Cannes 70.

Pertanto qui sotto trovate le nostre pagelle su tutti i film che abbiamo visto in 11 giorni di festival, in attesa di conoscere il nome della Palma d’Oro 2017.

Rodin di Jacques Doillon

Rodin

Carlo Andriani: Un biopic minato da una sceneggiatura statica che non restituisce l’essenza del celebre scultore. Voto 1/5

Letizia Rogolino: Il ritratto di un artista privo di forma e contenuto, con una sceneggiatura superficiale e un protagonista che si trascina negli ambienti con una sola espressione. Voto 1/5

L’inganno – The Beguiled di Sofia Coppola

L’inganno di Sofia Coppola

Carlo Andriani: Sinuoso ed elegante, L’inganno segna il ritorno di Sofia Coppola al cinema (al femminile) che conquista. Voto 3/5

Letizia Rogolino: “Il Giardino delle Vergini Suicide” incontra una versione thriller ed intrigante di “Piccole Donne”, in un’ambientazione spettrale e suggestiva da perfetto romanzo inglese dell’800. Un cast notevole. Voto 4/5

The Square di Ruben Ostlund

The Square

Carlo Andriani: Dopo “Forza maggiore”, Ruben Östlund rivela, tra paradossi e provocazioni, il lato oscuro del perbenismo. Voto 3/5

Letizia Rogolino: Una denuncia ironica e inquietante della società contemporanea contaminata dal pregiudizio e dall’indifferenza. Dialoghi pungenti e una sceneggiatura brillante tra surreale e grottesco. Voto 4/5

The Killing of a Sacred Deer di Yorgos Lanthimos

the killing of a sacred deer

Carlo Andriani: Magnetico, conturbante e ipnotico, The Killing of a Sacred Deer ripete in chiave grottesca gli orrori della lex talionis. Voto 5/5

Letizia Rogolino: Una thriller raffinato e disturbante che violenta la psicologia dello spettatore come una perfetta sintesi del cinema di Alfred Hitchcock e Stanley Kubrick. Voto 5/5

Jupiter’s Moon di Kornél Mundruczò

Jupiter’s Moon

Carlo Andriani: Una metafora religiosa che, tra ostentazioni visive e caos narrativo, ipnotizza lo spettatore. Voto 3/5

Letizia Rogolino: Mundruczó riesce a proporre sullo schermo una dimensione paranormale romantica e intima, intrisa di un misticismo che fa riflettere sulla condizione umana e sul comportamento sospettoso e ricattatorio di fronte ad un evento apparentemente incomprensibile. Voto 4/5

Wonderstruck di Todd Haynes

Wonderstruck

Carlo Andriani: Una fiaba malinconica esaltata dalla struggente poetica di Todd Haynes. Voto 4/5

Letizia Rogolino: Un viaggio tra realtà e fantasia guidato da una raffinata emotività, mentre la musica ha il compito di trasmettere le fragilità, le ambizioni e i sentimenti in continua evoluzione dei vari personaggi del film. Voto 4/5

Okja di Bong Joon Ho

Okja

Carlo Andriani: Un’avventura dalle sfumature dark e dalle tematiche forti, sospesa tra due mondi antitetici (il bucolico paesino di Mija e l’organizzazione high tech di Lucy Mirando), ma anche profondamente legato alla realtà. Voto 3/5

Letizia Rogolino: Una tenera storia di amicizia che si trasforma in una denuncia animalista, seguendo uno stile di racconto provocatorio ed inquietante. Voto 3/5

Good Time di Ben e Joshua Safdie

Robert Pattinson in Good Time

Carlo Andriani: Un thriller dai guizzi iper-kitsch e dal ritmo pop. Un’avventura metropolitana che, rifacendosi esplicitamente a Refn, contamina la sua originalità. Voto 2/5

Letizia Rogolino: Una corsa underground psichedelica ed ipnotica con un ritmo dinamico e un Robert Pattinson pienamente a suo agio nel ruolo del protagonistaVoto 4/5

Nelyubov – Loveless di Andrey Zvyagintsev

Loveless

Carlo Andriani: Un dramma sulla mancanza d’amore, che ferisce attraverso shock antitetici ai freddi paesaggi della Russia. Voto 4/5

Letizia Rogolino: Un dramma familiare che scava nel profondo dell’egoismo umano, con un’estetica suggestiva e una regia razionale e brutalmente realisticaVoto 4/5

How to talk to girls at Parties di John Cameron Mitchell

How to talk to girls at parties

Carlo Andriani: Un film sensuale, ironico, graffiante, volutamente caotico ma mai volgare. Un cocktail di suoni e immagini che, celebrando la diversità, omaggia il punk degli anni SettantaVoto 3/5

Letizia Rogolino: Un viaggio divertente, ironico e ribelle nella cultura punk dal sapore pienamente british. Colori accesi, musica coinvolgente e situazioni surreali permettono ad un cast di serie A di mostrare un lato inedito. Da non perdere Nicole Kidman punk rock.  Voto 3/5

Les Fantômes d’Ismael di Arnaud Desplechin

I fantasmi d’Ismael

Carlo Andriani: Un gioco meta-cinematografico privo di senso compiuto. Se la prima parte scorre lineare, la seconda disorienta con una commistione di generi caotica ed eccessivaVoto 2/5

Letizia Rogolino: Un triangolo sentimentale confuso e statico che non coinvolge. Il regista sembra indeciso sul genere del suo film e la presenza di Marion Cotillard non basta.  Voto 1/5

Fortunata di Segio Castellitto

Fortunata

Carlo Andriani: Un universo di amore, passione e distruzione che trascende il respiro pop che lo circonda e ridefinisce. Dialoghi surreali e sequenze folli definiscono un film accattivante, seducente ma inverosimile. Voto 2/5

Letizia Rogolino: “Non ti Muovere” ambientato nella borgata romana, con una Jasmine Trinca che non sembra estranea al dialetto romanesco. Un dramma al femminile con un’estetica pop che cattura, ma con una sceneggiatura fatta di dialoghi inverosimili e a tratti ridicoli.  Voto 1/5

Dopo la Guerra di Annachiara Zambrano

Dopo la Guerra

Carlo Andriani: L’eccessiva dilatazione della narrazione e le fragilità della sceneggiatura rendono il film caotico e irreale. Annarita Zambrano costringe i suoi personaggi a vagare come le anime del Purgatorio dantesco che Anna (Barbora Bobulova) insegna ai suoi alunniVoto 2/5

Letizia Rogolino: La narrazione procede con tempi eccessivamente dilatati e pause ingiustificate che rendono il film noioso ed emotivamente lontano.  Voto 1/5

The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach

The meyerowitz stories

Carlo Andriani: Ritratto di una famiglia caratterizzata da isterismi, rivalità e crisi emotive. Il primo riferimento cinematografico è l’intramontabile Woody Allen, ma Baumbach è il gemello siamese di Wes Anderson seppur con una minore impronta visiva e un maggiore legame con la realtà.  Voto 3/5

Letizia Rogolino: Una delicata ed ironica commedia che strizza l’occhio a Woody Allen, raccontando la quotidianità della famiglia Meyerowtiz che abita una New York bohémien Voto 3/5

L’Amant Double di Francois Ozon

L’amant Double

Letizia Rogolino: Thriller psicologico sensuale, provocatorio ed intimo sul tema del doppio. Un pugno nello stomaco con inquadrature esplicite ed irriverenti che raccontano un amore violento e passionale da un lato, e uno romantico ed insicuro dall’altroVoto 4/5

You Were Never Really Here di Lynne Ramsay

You Were Never Really Here

Carlo Andriani: Un instant classic che, tra guizzi tarantiniani e drammatici anti-eroi, esalta il talento di Joaquin Phoenix. Voto 5/5

Letizia Rogolino: Un’avventura urbana intimamente pulp con un Joaquin Phoenix magnetico e carismatico, tormentato dai fantasmi del passatoVoto 3/5

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Cinema

Venezia 77: Anna Foglietta apre e chiude il festival italiano

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anna foglietta venezia 77

L’attrice Anna Foglietta condurrà le serate di apertura e di chiusura della 77. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2020, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia.

Anna Foglietta aprirà la 77. Mostra di Venezia nella serata di mercoledì 2 settembre 2020, sul palco della Sala Grande (Palazzo del Cinema al Lido) in occasione della cerimonia di inaugurazione, e guiderà la cerimonia di chiusura il 12 settembre, in occasione della quale saranno annunciati i Leoni e gli altri premi ufficiali della 77. Mostra.

Anna Foglietta muove i suoi primi passi nella recitazione già al liceo, che rappresenta solo l’inizio di un percorso che passa attraverso la pubblicità, il teatro, la televisione e approda infine al cinema. Arriva alla sua prima esperienza televisiva con La Squadra in cui rimane per quattro anni e a cui seguono due stagioni di Distretto di Polizia. Il primo film per il cinema è Sfiorati di Angelo Orlando e nel 2008 Solo un padredi Luca Lucini. Con il ruolo di Eva in Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno ottiene la candidatura ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento riceve il premio come miglior attrice di commedia per il 2011.

Lavora con i fratelli Vanzina in Ex-Amici come prima (2011) e in Mai stati uniti (2013), con Neri Parenti in Colpi di fulmine nel 2012. Per quest’ultimo vince il Cine Ciak d’Oro come miglior attrice comica e le Chiavi d’Oro per gli incassi.

Ritorna in televisione con L’oro di Scampia e con Ragion di Stato di Marco Pontecorvo, mentre al cinema, nel 2014, è tra i protagonisti di Confusi e felici di Massimiliano Bruno. Nello stesso anno dà sfoggio delle sue qualità da conduttrice presentando al fianco di Paolo Ruffini il premio David di Donatello.  Nel 2015 è la protagonista femminile del terzo film da regista di Edoardo Leo dal titolo Noi e la Giulia in un ruolo che le vale la nomination ai David di Donatello. Il 2015 è anche l’anno in cui gira il fortunatissimo e pluri-premiato film per la regia di Paolo Genovese (col quale Anna aveva già lavorato nel 2014 in Tutta colpa di Freud) Perfetti sconosciuti, dove è una delle protagoniste femminili: vince il Nastro d’argento speciale e riceve un’altra nomination ai David di Donatello.

Nel 2016, è protagonista della serie tv Rai tratta dall’omonimo film La mafia uccide solo d’estate. Dato il successo della serie in onda su Rai 1, prende parte anche alla seconda stagione, in onda nel 2018. Nello stesso anno la vediamo protagonista nel film Che vuoi che sia, subito dopo il quale gira altri due film sempre da protagonista: Il contagio presentato alla 74esima Mostra di Venezia e Il premio per la regia di Alessandro Gassman. Diretta nuovamente da Alessandro Gassman, il 2016 è l’anno in cui si impegna in teatro nel difficile ruolo della poetessa Alda Merini all’interno dello spettacolo La pazza della porta accanto, fortunato spettacolo che le è valso il Premio Maschere d’oro del teatro 2016.

Il 2018 la vede impegnata nelle riprese di due fortunate opere prime molto diverse tra di loro: la prima è una commedia girata a Milano di Laura Chiossone, Genitori quasi perfetti, la seconda un dramma ambientato a Napoli,Un giorno all’improvviso di Ciro D’Emilio, presentato alla 75esima Mostra di Venezia nella sezione Orizzonti, per il quale ha vinto il Nastro d’argento come miglior attrice protagonista. Durante la stagione 2018/2019 è nuovamente protagonista a teatro nello spettacolo Bella Figura di Yazmina Reza diretto da Roberto Andò, e del toccante monologo Una guerra, scritto da Michele Santeramo. Nel 2019, in occasione della 69esima edizione del Festival di Sanremo firmata da Claudio Baglioni, Anna conduce, insieme a Rocco Papaleo il DopoFestival. Lo stesso anno porta sul piccolo schermo per Rai 1 un’altra grande figura femminile, interpretando Nilde Iotti inStoria di Nilde, che raccoglie numerosi consensi raggiungendo il 16.2% di share.

Nel 2020 è interprete di due commedie cinematografiche: la prima è DNA – Decisamente Non Adatti, con la regia di Lillo e Greg, che a causa dell’emergenza COVID-19 debutta in streaming anziché nei cinema. Proprio per la sua singolare interpretazione che la vede interprete di tutte le protagoniste femminili di questo film, riceve una la candidatura ai Nastri D’Argento 2020 come migliore attrice di una commedia.

La seconda è l’atteso film di Carlo Verdone Si vive una volta sola all’interno del quale recita insieme a Max Tortora, Rocco Papaleo e lo stesso Verdone. L’uscita del film è stata sospesa a causa dell’emergenza COVID-19. Anna Foglietta è impegnata attivamente nel sociale con la onlus Every Child Is My Child, di cui è presidente, e che recentemente ha collaborato con Banco Alimentare durante l’emergenza COVID-19 a sostegno dei bambini e delle famiglie più deboli. Di prossima uscita il film di genere e opera prima Il talento del calabrone, all’interno del quale Anna è protagonista femminile al fianco di Sergio Castellitto.

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Cinema

Cannes 2020 | Annunciata la selezione ufficiale del festival che non ci sarà

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cannes 2020

Thierry Frémaux l’aveva detto ed è stato di parola, seppur la dichiarazione sia parso più uno sfoggio personale atto a celebrare il Festival del cinema per eccellenza – che di certo non aveva bisogno di superflui lustrini – che un effettiva risposta al forzato annullamento di Cannes 2020 a causa dell’epidemia di Covid-19. In ogni caso il delegato generale ha annunciato ieri, insieme al presidente del festival Pierre Lescure, la selezione di titoli che era stata prevista per l’edizione di quest’anno: film che potranno essere presentati o concorrere in altre kermesse (la grande rivale Venezia esclusa) o distribuiti direttamente in sala a patto di portare con loro il marchio Cannes. Un totale di 56 titoli – nessun italiano – annunciati senza la sezione nella quale avrebbero dovuto gareggiare, con ben quindici esordi e sedici produzioni a marchio femminile. Ma vediamo insieme una panoramica delle pellicole più interessanti che avrebbero dovuto originariamente vedere la prima luce delle sale sul suolo d’Oltralpe.

Da Wes Anderson a François Ozon

the french dispatch

The French dispatch

Il film più atteso dalla critica e dal pubblico era sicuramente The French Dispatch di Wes Anderson, pronto ad accompagnarci nelle dinamiche relazionali della sezione francese di quotidiano americano con il supporto di un cast delle grandissime occasioni (capitanato dai suoi feticci Bill Murray, Owen Wilson e Adrien Brody). Ma la lista di grandi autori è lunghissima, da François Ozon con il viaggio nostalgico in un’estate degli anni ’80 di Été 85 al “doppio” Steve McQueen con Mangrove and Lovers Rock – facenti parte di un progetto antologico per BBC Films -, da Thomas Vinterberg che in Druk – Another Round torna a collaborare col fido Mads Mikkelsen a Bruno Podalydès con Les Deux Alfred.

Leggi anche: Cannes 2019, i film e le star più attese in questo nuovo giro di Croisette

Dall’Oriente con furore

peninsula

Peninsula

Ma è soprattutto il cinema orientale a pagare il prezzo più alto: nell’edizione successiva al trionfo di Parasite (2019) erano molte infatti le proposte “con gli occhi a mandorla” pronte a caratterizzare le varie sezioni. Sia dal punto di vista più spettacolare, con Peninsula di Yeon Sang-ho – sequel dell’instant cult Train to Busan (2016) che avrebbe fatto saltare dalla sedia i critici più abbottonati, che da quello più intimista e crepuscolare: la lunga lista include i nuovi lavori di maestri/e conclamati quali Hong Sang-soo (con Heaven), Naomi Kawasi (True mothers), Im Sang-soo (Évent), oltre alla visione globale di Septet: The Story Of Hong Kong, che ripercorre la storia del cinema dell’ex colonia britannica attraverso lo sguardo di sette grandi registi come Ann Hui, Johnnie To, Tsui Hark, Sammo Hung, Yuen Woo-Ping, Patrick Tam e Ringo Lam.

Non manca l’animazione, con il nuovo atteso lavoro della Pixar ossia il Soul diretto da Pete Docter – recentemente autore dell’ottimo Inside out (2015) e l’ultimo film dello studio Ghibli firmato dal figlio d’arte Goro Miyazaki, il fantastico Aya and the Witch. Tra i debutti d’eccellenza dietro la macchina da presa citiamo il Failing di Viggo Mortensen: anche lui, come i suoi colleghi esordienti e meno famosi, avrebbe forse voluto vivere l’emozione della “prima volta” in maniera ben diversa.

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Berlinale

Stateless | quello che sappiamo sulla nuova serie con Cate Blanchett

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Con l’avvento del coronavirus il tema dell’immigrazione e dei rifugiati è passato momentaneamente in secondo piano, con la psicosi collettiva (amplificata e non poco dal sensazionalismo mediatico) che domina le pagine dei telegiornali. Il festival del Cinema di Berlino, in corso proprio in questi giorni, sembra per ora non risentire eccessivamente del chiacchericcio intorno al flusso epidemico e proprio alla kermesse tedesca, nelle sezione Berlinale series, è stata appena presentata Stateless, nuova serie televisiva ideata, prodotta e interpretata da Cate Blanchett che si concentra proprio sul cruciale argomento, sempre attuale in ogni angolo del mondo, della ricerca di una vita migliore da parte di coloro che vivono nelle aree più povere del pianeta o sono in fuga da situazioni di guerra.

La prima stagione, in sei puntate, è stata acquistata da Netflix che la manderà in onda nel corso dell’anno dopo la trasmissione in anteprima assoluta sulla rete australiana ABC, che ha commissionato il progetto, il prossimo 1 marzo.

Stateless | Una storia dei nostri giorni

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Una drammatica scena di Stateless

Cosa sappiamo ad oggi di Stateless? La sinossi è, come prevedibile vista l’imminente uscita in patria e il debutto a Berlino, già disponibile. La storia racconterà le parallele vicissitudini di quattro personaggi che si ritrovano a condividere le proprie esperienze in centro detentivo per l’immigrazione situato nel deserto australiano. I protagonisti sono Sofie Werner, una hostess di compagnie aeree in fuga da un misterioso culto, il rifugiato di origini afghane Ameer che sta scappando dalla persecuzione nel suo Paese, il padre di famiglia Cam Samford che si trova in gravi difficoltà economiche e deve badare ai tre figli e la burocrate Claire Kowitz, reduce da un recente scandalo.

Tra il quartetto si instaurerà un solido legame nonostante la situazione diventi più difficile per ognuno di loro giorno dopo giorno. La sceneggiatura si ispira a fatti realmente accaduti, avvenuti nel 2004 e coinvolgenti una cittadina tedesca trattenuta illegalmente, liberamente adattati per risultare maggiormente incisivi e coniugare al contempo impegno civile e un maturo intrattenimento per il grande pubblico.

Leggi anche: Cate Blanchett, 5 curiosità sull’attrice ospite alla Festa del Cinema di Roma 2018

Stateless | Un progetto importante

Yvonne Strahovski è Sofie Werner

Cate Blanchett interpreterà un ruolo di supporto, quello di Pat, che segna anche la sua prima effettiva partecipazione davanti alla macchina da presa in un format destinato al piccolo schermo. L’attrice è da tempo ambasciatrice dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e ha lavorato in prima persona alla creazione della serie, scritta con la collaborazione di Tony Ayres ed Elise McCredie.

Il cast di Stateless è quello delle grandi occasioni, con volti noti del panorama sia televisivo che cinematografico come Yvonne Strahovski (Chuck), Dominic West (The Wire) e Jai Courtney e interpreti meno conosciuti di provenienza autoctona, mentre in cabina di regia si alternano, per tre episodi ciascuna, Jocelyn Moorhouse (The Dressmaker – Il diavolo è tornato) ed Emma Freeman (Glitch). La Blanchett ha dichiarato “Stateless è frutto di un lavoro di anni e la diffusione worldwide su Netflix è il mezzo migliore per diffondere su scala globale spunti di riflessione sulla logica di protezione dei confini attraverso una storia dal carattere universale“.

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