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Cocaine: La vera storia di White Boy Rick Cocaine: La vera storia di White Boy Rick

Cinema

Cocaine: La vera storia di White Boy Rick, la recensione del film con Matthew McConaughey

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Dopo il successo del nostrano La Paranza dei Bambini, il 7 Marzo ci spostiamo oltreoceano per un’altra storia di criminali in erba con Cocaine – La vera storia di White Boy Rick. Sulle note di Johnny Cash inizia il film diretto da Yann Demange, ambientato nella periferia di Detroit degli anni ’80 dove Richard Wershe Junior abita con il padre e la sorella. Matthew McConaughey, nei panni del capo famiglia, commercia in armi e conduce una vita al limite della legalità. Vuole un futuro diverso per i suoi figli, ma le sue azioni sembrano remare nella direzione opposta. Infatti la figlia è una tossicodipendente e Richard, nonostante la sua età, diventa in breve tempo parte attiva nel traffico di droga della zona. Soprannominato White Boy Rick, il quattordicenne viene scelto come informatore sotto copertura dell’FBI e della polizia locale, fino al suo arresto per il commercio di otto chili di cocaina seguito da una condanna all’ergastolo.

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Negli anni ’80 il Presidente Reagan aveva dichiarato guerra aperta alla droga e il caso Wershe è stato uno dei capitoli più oscuri del sistema giudiziario dello stato del Michigan. A soli 17 anni White Boy Rick è stato rinchiuso in prigione ed è uscito solo dopo trent’anni, nel 2017, per delle accuse in parte reali e in parte corrotte da un comportamento ambiguo e in cattiva fede delle forze dell’ordine che lo hanno gettato, in un certo senso, in pasto ai lupi. Demange porta sullo schermo un noir metropolitano coinvolgente che convive con un dramma familiare emotivo e realistico. Interessante l’idea di famiglia che il personaggio di McConaughey insegue disperatamente, scontrandosi però con un’amara realtà. Egli sottolinea più volte l’importanza dell’armonia familiare che sembra essere spesso troppo fragile. Padre e figlio sono protagonisti di uno scambio di ruoli costante nel corso del film, perché Richard è sicuro di quello che vuole e di come ottenerlo, ma la sua storia e la realtà in cui vive non sono pronte a concedergli una vita diversa da quella dei suoi genitori.

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Cocaine: la vera storia di White Boy Rick ricorda molti dei film che esplorano le difficoltà dei giovani nelle periferie americane, coinvolti nel mondo del crimine e del traffico di droga, sottolinenando il lato oscuro del sogno americano. Ma per lo stile di regia, l’attenzione alla colonna sonora e l’equilibrata comunione di dramma e umorismo viene quasi naturale il paragone con il recente Tonya di Craig Gillespie. L’ironia caratterizza diversi passaggi della sceneggiatura, nei confronti verbali tra McConaughey e il giovane Richie Merritt, anche se è Bruce Dern nei panni del nonno di Richard a tenere egregiamente le redini dello humour del film. Il cast infatti è uno dei punti di forza di Cocaine: La vera storia di White Boy Rick, con un McConaughey che sembra essere rimasto a Dallas Buyers Club e continua a scegliere film impegnati con un’idea chiara per il futuro della sua carriera, iniziata all’insegna della commedia. Questo film dall’anima indie, è adatto a un vasto pubblico e conquista per una storia ben raccontata, ben scritta e recitata, dal sapore urbano e priva di cliché e facile perbenismo.

Cocaine: La vera storia di White Boy Rick, la recensione del film con Matthew McConaughey
3.6 Punteggio
Pro
Cast, Colonna Sonora, Sceneggiatura
Contro
Poco originale
Riepilogo Recensione
Cocaine: la vera storia di White Boy Rick è un classico biopic che tratta il traffico di droga, la difficoltà di crescere in periferia e analizza l'aspetto più corrotto e stonato dell'America. Ma il regista sceglie un stile urbano intimo per raccontare la storia di White Boy Rick e il risultato è un film coinvolgente e intrigante con un cast di serie A e una colonna sonora che spacca.
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Cocaine: La Vera storia di White Boy Rick – Video recensione

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Biografie

Mark Ruffalo | carriera e vita privata dell’attore e produttore americano

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Basta vedere una fotografia di Mark Ruffalo per far spuntare un sorriso sul volto di chi la guarda. Il volto un po’ pienotto e i tratti somatici tipicamente mediterranei, lo rendono uno degli attori più amati dal pubblico di tutto il mondo. Artista completo (attore, regista, produttore e sceneggiatore) Ruffalo nella vita ha dovuto affrontare delle sfide che lo hanno messo a dura prova, ma dalle quali è riuscito a uscirne da vincente. Scopriamo qualcosa in più sulla sua carriera e sulla vita privata dell’ Hulk di Hollywood.

Mark Ruffalo| La formazione

Mark Ruffalo è nato il 22 novembre del 1967 a Kenosha, in Wisconsin, nelle sue vene scorre sangue italiano da parte di padre (Frank Lawrence Ruffalo, pittore edile) e sempre italiano, francese e canadese da parte di madre (Marie Rose Hebert di professione parrucchiera). Il giovane Mark insieme alle due sorelle Tania e Nicole e il fratello Scott e i genitori si trasferiscono a Virginia Beach dove vivono fino alla fine del liceo.

Il trasloco dei Ruffalo li vede arrivare a San Diego e successivamente Los Angeles. Sarà in queste grandi città, che Mark riuscirà a imporsi alla gente che conta nel mondo dello spettacolo. Per poter avere una formazione culturale seria, decide di iscriversi allo Stella Adler Conservatory, arrivando a diventare uno dei fondatori della Orpheus Theatre Company.

Leggi anche: Cattive acque | la recensione del film con Mark Ruffalo

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Mark Ruffalo | Gli esordi cinematografici

Ruffalo prima di diventare l’attore che tutti conosciamo, per guadagnare qualche soldo senza gravare sulla famiglia, ha fatto il barman in un locale e nei tempi ‘morti’ si dedicava alla stesura del copione, alla recitazione e alla costruzione di scenografie insieme al direttore della fotografia. Nel 2000 arriva l’occasione che cambierà la vita di Ruffalo,con il commediografo e sceneggiatore Kenneth Lonergan,. Lui il film Conta su di me, che lo vede protagonista assoluto per la prima volta, ottenendo tra l’altro grandi riconoscimenti da parte della critica e del pubblico, tanto da soprannominarlo come “il nuovo Marlon Brando”. Negli anni ’90, continuano con le parti minori in film come The Dentist, Safe Man Studio 54.

 Altri titoli che hanno contribuito ad accrescere alla sua carriera, Se mi lasci ti cancelloCollateral, 30 anni in 1 secondo, Vizi di famiglia Tutti gli uomini del re. Nel 2007 viene scelto dal grande regista David Fincher per interpretare Dave Toschi nel film Zodiac.

Il grave problema di salute di Mark Ruffalo

Ora che tutto stava andando verso la strada giusta, nel 2003 gli viene diagnosticato, un tumore benigno al cervello che aveva compromesso una parte del volto, rimasta in semi-paresi. Grazie all’intervento tempestivo e alle cure, nel 2003 annuncia a tutti di aver sconfitto il tumore e di poter dedicare nuovamente, tutto se stesso, al cinema. Nello stesso anno infatti, insieme a Meg Ryan sono i protagonisti di un thriller piccante, intitolato Jane Campion In the Cut nel quale interpreta un detective cattivo, violento e senza scrupoli. Una bella lezione di vita per non dire mai “non puoi farcela”.

Il primo ciak in veste di regista

La prima esperienza come regista avviene nel 2010 con il film Sympathy for Delicious, ottenendo anche il premio della giuria al Sundance Film Festival. Durante un’intervista, Mark Ruffalo racconta di aver messo insieme un film di amici che si sono prestati alla sua opera prima, con un budget molto limitato. Una storia molto toccante ma ben scritta e interpretata da attori quali Orlando Bloom, Juliette Lewis e Laura Linney.

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Hulk e il successo mondiale

Dopo lo stop dovuto alla malattia, la carriera di Ruffalo inizia a decollare sempre di più. Registi di alta qualità e colleghi ormai super affermati, sono i suoi nuovi compagni di viaggio. Il film thriller Shutter Island diretto da Martin Scorsese con Leonardo DiCaprio ne è un chiaro esempio. Così come nel film drammatico I ragazzi stanno bene insieme ad Annette Bening e Julianne Moore nel 2011, ottenendo anche la nomination ai Premi Oscar come miglior attore non protagonista.

Il vero successo, quello con la ‘s’ maiuscola, arriva con la Marvel, quando viene chiamato per sostituire Edward Norton nel ruolo dello scienziato Bruce Wayne, il suo alter ego, Hulk, nel film The Avengers. Il suo impegno nel mondo dei supereroi non lo blocca nel prendere parte a film più leggeri, come Tutto può cambiare con Keira Knightley. Subito dopo, viene scritturato per Foxcatcher e Teneramente folle che lo mettono nell’Olimpo degli attori in grado di interpretare ruoli romantici, comici e drammatici in maniera sublime.

Tra i film più importanti non si può tralasciare il film Premio Oscar Il caso Spotlight diretto da Tom McCarthy nel 2015 con un cast eccezionale composto tra gli altri da Rachel McAdams, Michael Keaton e Stanley Tucci. Continua intanto la sua avventura nei panni del mostro verde Hulk con i film della Marvel Cinematic: Avengers: Age of Ultron (2015); Thor: Ragnarok (2017); Avengers: Infinity War (2018) e Avengers: Endgame (2019)

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La vita privata

La vita privata di Mark Ruffalo è stata abbastanza movimentata. Sposato per la prima volta con l’ex collega Sunrise Coigney è diventato papà di tre bellissimi figli: Keen nel 2001; Bella nel 2005 e Odette nel 2007. Vegetariano da molto tempo, purtroppo Ruffalo nel 2008 ha dovuto dire addio al fratello Scott dopo essersi sparato involontariamente.

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Biografie

Timothée Chalamet | carriera e vita privata della nuova stella di Hollywood

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Signore e signori un nuovo astro sta brillando sempre di più nel firmamento di Hollywood. Fisico esile, sguardo da furbetto e idolo delle ragazzine, Timothée Chalamet è pronto per essere decretato come l’attore più richiesto del momento dai produttori cinematografici di tutto il mondo. Entrato in punta di piedi con piccole comparsate, nel giro di pochissimi anni è riuscito a imporsi al mondo del cinema e facendosi amare dai registi che lo vogliono all’interno dei loro progetti. Scopriamo più da vicino chi è Chalamet, il fidanzato che tutte le mamme vorrebbero per le proprie figlie.

La formazione

Timothée Hal Chalamet è nato a New York il 27 dicembre 1995 ed è un attore statunitense (madre) con cittadinanza francese (padre). Cresciuto nel famoso quartiere di Hell’s Kitchen, vicino a Broadway e agli Actors Studio, fin da subito ha dimostrato di avere una buona attitudine al mondo dello spettacolo. Le prime esperienze su un set lo hanno visto protagonista di diverse pubblicità e di due cortometraggi di genere horror. Appoggiato dai genitori, frequenta il liceo Fiorello H. LaGuardia High School of Music & Art and Performing Arts, dove inizia a formarsi come attore teatrale e cinematografico.

Nel 2009 viene scelto per una puntata della nota serie Law & Order – I due volti della giustizia e il film Un Amore per Leah. Il debutto ufficiale a teatro invece avviene due anni dopo, a Off-Broadway, con la commedia The Talls. Grazie al ruolo di Nicholas, 12enne che si avvicina al sesso, la critica inizia a mettere gli occhi su di lui e scrivendo solo recensioni positive su questo personaggio.

Chiusa l’esperienza teatrale, approda in televisione con due serie tv di grande successo quali, Royal Pains nel ruolo di Luke e nella seconda stagione di Homeland, come Finn Waden. Un ruolo che per la prima volta lo vede ritirare un premio, lo Screen Actors Guild Award.

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L’esordio al cinema

Timothée Chalamet nel 2014 debutta al cinema con il film Men, Women & Children insieme ad attori del calibro di Adam Sandler e Jennifer Garner. Il vero successo arriverà grazie al fantascientifico Interstellar diretto da Christopher Nolan, nel quale interpreta il figlio del protagonista, Matthew McConaughey. Ogni progetto, minore o importante che sia, riesce sempre a fare breccia nella critica che lo elogia come pochi attori di Hollywood. Nel 2015 viene scelto per il film Natale all’improvviso nel quale si trova a condividere il set con due attori sacri del mondo del cinema: Diane Keaton e John Goodman.

L’amore per il teatro non lo abbandona mai, ma anzi, cerca di farlo convivere parallelamente a quello per il cinema. Nel 2016 viene candidato per il premio Drama League Award come Miglior attore protagonista, riuscendo a vincere il prestigioso Lucille Lortel Award con lo spettacolo Prodigal Son.

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Il successo

La consacrazione per Chalamet arriva nel 2017 grazie a un talentuoso regista italiano, che fin da subito ha visto in lui, il personaggio perfetto per raccontare una storia atipica, toccante e romantica. Il cineasta Luca Guadagnino con Chiamami col tuo nome, regala al bell’attore americano e francese, la sua prima nomination ai Premi Oscar nel 2018 come Miglior attore protagonista. Il lavoro dietro al personaggio di Elio Pearlman, è stato accurato prima ancora di battere il primo ciak.

Come riportato in diverse interviste, per entrare nella parte del giovane Elio che si innamora dell’affascinante Oliver (Armie Hammer), ha dovuto imparare l’italiano e a suonare il pianoforte e la chitarra. Oltre alla candidatura agli Oscar, ha ottenuto una nomination anche ai Golden Globe, allo Screen Actors Guid Award oltre e ai BAFTA come miglior attore protagonista e miglior stella emergente ai BAFTA. A completare questo anno meraviglioso, l’inserimento nella classifica degli attori dell’anno secondo il New York Times.

Nel 2017 la sua carriera cinematografica ha preso il largo, partecipando a film di diverso genere come Hostiles diretto da Scott Cooper con Christian Bale e Rosamund Pike. Il drammatico Lady Bird diretto da Greta Gerwig insieme a Saoirse Ronan, ottenendo un’altra candidatura agli Screen Actors Guild Awards.

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La stella di Hollywood

Se c’è una qualità di Timothée Chalamet è il fatto di non tirarsi mai indietro, anche quando ci sono storie molto complesse come nel caso Beautiful Boy, nel quale interpreta il ruolo di Nic Sheff, un tossicodipendente. Anche in questo caso, trio di candidature provenienti da Golden Globe, BAFTA e Screen Actors Guild Award. Dopo l’esperienza di Lady Bird, Timothée viene diretto nuovamente da Greta Gerwig nel reboot di Piccole Donne e per la prima volta entra a far parte del mondo di Woody Allen con il film Un giorno di pioggia a New York. Oltre a storie ambientate ai giorni nostri, si cimenta anche nel dramma Il re, adattamento del dramma storico Enrico V di William Shakespeare.

In questo 2020 a dir poco complicato a causa del coronavirus, a parte gli spettacoli a teatro, dovrebbe uscire il film The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun diretto da Wes Anderson e con un cast ricco di volti noti di Hollywood. E infine, ecco il titolo che sta incuriosendo il pubblico di tutto il mondo: il remake di Dune per la regia di Denis Villeneuve, dove interpreta il ruolo di Paul Atreides.

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Timothée Chalamet ed Eiza Gonzales

La vita privata di Timothée Chalamet

L’attore americano è noto per essere particolarmente riservato e lontano da scandali. Le uniche ragazze che i giornali hanno accostato al suo nome sono state il volto di Chanel, Lily- Rose Depp, figlia di Johnny Depp e Vanessa Paradis. Poi l’influencer italiana Marta Pozzan e infine, l’attrice di origine messicana Eiza Gonzàlez, con la quale pare che sia fidanzato ufficialmente.

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Cinema

Pixar | 5 film che ci hanno fatto crescere, sognare e insegnato tanto

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I cartoni animati o i film d’animazione sono fondamentali per la crescita dei bambini e per gli adulti che spesso dimenticano cosa vuol dire sognare ad occhi aperti. In questi giorni, un altro film della Pixar è giunto al pubblico amante dei loro lungometraggi, Onward. Dalla metà degli anni ’90, le storie raccontate in questi film, sono riuscite a entrare nella vita delle famiglie e soprattutto nel cuore dei più piccoli che per la prima volta cercano di comprendere concetti complessi come i sentimenti e il rispetto verso il prossimo. Seppur con estrema difficoltà, ecco quali sono i 5 film che hanno fatto crescere, sognare e impartito lezioni di vita alle persone di tutte le età.

Toy Story – Il mondo dei giocattoli (1995)

Da piccoli almeno una volta ci siamo posti una fatidica domanda: “Quando le luci si spengono, i giocattoli vivono una vita propria?” Ovviamente la realtà vorrebbe una risposta negativa, ma tutto si complica quando Woody e Buzz Lightyear iniziano a interagire tra loro. Un film d’animazione che ha segnato i tempi in primis da un punto di vista tecnico e poi per l’argomento principale: l’amicizia. Rispetto ad altri film Pixar che affronteremo a breve, in questo il rapporto conflittuale tra il cowboy e l’astronauta dimostra che non ci si deve mai fermare davanti alle apparenze.

Le persone vanno conosciute e comprese prima di giudicarle e criticarle. Non a caso, da acerrimi nemici pronti a fare di tutto per conquistare il cuore del loro piccolo Andy, alla fine si renderanno conto che la presenza di uno non esclude l’altro. Inoltre, sarà un valido aiuto per voi genitori, per far comprendere ai vostri figli il rispetto per le cose materiali, come i giocattoli.

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Monsters & Co. (2002)

In Monsters & Co. ci sono tantissimi argomenti che hanno aiutato e aiuteranno, i bambini che avranno modo di vederlo. Amicizia, rispetto delle regole e accettazione del prossimo sono solo alcuni degli elementi cardine del film d’animazione Pixar. I protagonisti Mike Wazowski (mostriciattolo rotondetto color lime e con un occhio gigante azzurro) e James P. Sullivan (mostro altissimo dalla pelliccia bluette e macchie fucsia) sono diversi fisicamente ma vicini con il cuore. Uno può contare sull’appoggio dell’altro, in ogni momento, soprattutto in quelli più dolorosi. Solitamente è Mike a essere vittima di situazioni simili al bullismo che noi tutti conosciamo e Sullivan è l’amico che tutti vorremmo, pronto a difenderci e sostenerci. L’ amicizia è la prima forma di amore che un bambino impara a conoscere e deve sapere fin da subito, che l’aspetto fisico non deve incidere sui rapporti interpersonali, ma sulla bontà del loro cuore.

Leggi anche: Soul, il toccante teaser trailer del nuovo film Disney Pixar

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Alla ricerca di Nemo (2003)

Questo film è rivolto per lo più ai genitori che si trovano a dover fare i conti con la mania di tenere sotto una campana di vetro i propri figli. La paura di fargli commettere errori, di vederli allontanare porta gli adulti a comportarsi in maniera iper protettiva, rischiando di far crescere la propria bimba o il proprio bimbo con la costante paura di non dover mai sbagliare. In alcuni casi, il comportamento troppo soffocante dei grandi porta i figli a voler evadere – e come accade nel film – di allontanarsi dal proprio nido, gettando nello sconforto e terrore i genitori.

Ricerca senza fine in tutto il mare, aiuto da parte degli amici pesci e altri animali, correre il rischio di perdere la vita con i predatori pronti ad attaccare sono i momenti più difficili che vivono i genitori di Nemo durante la scomparsa del simpatico pesce pagliaccio. Non c’è amore più forte che quello di una madre e di un padre e il pesciolino disubbidiente lo capirà a sue spese.

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Inside Out (2015)

Nel 2015 il film Inside Out divenne un fenomeno globale di notevole importanza per la formazione dei più piccoli, perché per la prima volta si andava a scandagliare l’animo umano. Solitamente i protagonisti dei lungometraggi d’animazione hanno sempre visto animali e persone condurre il gioco. Questa volta, i sentimenti come la Tristezza, il Disgusto, la Gioia, la Rabbia e la Paura, elementi astratti, resi tangibili da personaggi che rispecchiano le loro caratteristiche anche nel look. Non è facile conoscere le emozioni, capire cosa vuol dire essere arrabbiato o felice quando si è piccoli. Grazie a Inside Out e al loro quartier generale, tutto sembra più facile. Consiglio a tutti, bambini e ragazzi di tutte le età, di vedere Inside Out perché mette in luce anche aspetti negativi della vita come il pessimismo o la delusione, tipici di chi è un po’ più grande di età. Dopo la visione del film, ogni situazione che vivrete, riuscirete ad analizzarla sotto diversi punti di vista.

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Coco (2017)

Per concludere questa Top5, è giunto il momento di parlare di Coco. Un potente film d’animazione in salsa messicana che mostra come la ribellione di un ragazzino possa essere trasformata in qualcosa di positivo e non come un motivo di contrasto con il mondo degli adulti. Capita spesso di leggere storie di ragazzi con una particolare attitudine per lavori che sembrano più passioni e che non abbiano nulla di concreto. La paura che possano sbagliare e fallire sono le preoccupazioni più forti per i genitori che vorrebbero i figli sempre sorridenti e soddisfatti. Il motivo che spinge la nonna di Miguel a farlo desistere nel praticare la musica è dovuto alla storia della loro famiglia e a una storia che non vuole che si ripeta anche con lui.

Elemento che prevale per tutto il film, tra momenti goliardici e di riflessione è la morte. Un tema non facile da affrontare soprattutto con i più piccoli, ma che, grazie alla cultura messicana, alle canzoni e a una grafica accattivante del regno dei morti, risulterà meno complicata del solito.

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