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20th Century Fox

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La società venne fondata nel 1904 a New York da William Fox, un ebreo ungherese immigrato di 25 anni, che mise in vendita la sua attività di produzione di vestiti e con i guadagni comprò uno “show popolare” a basso costo. A quei tempi, “show popolare” era il termine legale per mostrare film in un negozio adibito a quello scopo e che aveva meno di 299 posti. Questi cinema primordiali avevano un prezzo di ingresso di cinque centesimi e quindi sono diventati noti come “nickelodeon”. Il signor Fox, un uomo di spettacolo nato, stimolava gli ingressi assumendo un mago che si esibiva di fronte al suo negozio per attirare il pubblico. Il numero sempre crescente di spettatori sedeva a stretto contatto su sedie pieghevoli (che erano state noleggiate dal negozio di pompe funebri del quartiere) e si godevano dei semplici cortometraggi. Questo pubblico degli esordi vedeva dei film che venivano trasmessi attraverso una scatola luminosa che ingrandiva le immagini e le proiettava contro un muro bianco dalla parte opposta del negozio.

Cinema

Jake Gyllenhaal e i ricordi sulla lavorazione di Donnie Darko

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Jake Gyllenhaal è stato uno degli ultimi ospiti del podcast Team Deakins, condotto da Roger Deakins – di cui è molto amico – e dalla moglie James Ellis, e proprio in tale occasione ha svelato qualche ricordo circa la lavorazione di Donnie Darko.

Jake Gyllenhaal si svela al Team Deakins

L’attore si è infatti soffermato nel raccontare alcuni aneddoti riguardanti i progetti a cui ha preso parte, tra cui anche una misteriosa collaborazione niente meno che con Denis Villeneuve (regista di opere quali Blade Runner 2049, Arrival e l’attesissimo Dune).

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Sostenuto anche dal rapporto che ha con Deakins, Gyllenhaal si è sentito libero di ripercorrere alcune della tappe fondamentali della sua carriera, che lo hanno condotto a diventare una delle star di Hollywood. Per esempio Cielo d’ottobre viene indicato come uno dei suoi momenti cardine, dal momento che si è trattato di un film lontano dai classici stereotipi e ancora oggi analizzato e considerato per la qualità della fattura e i temi trattati.

All’epoca Jake prediligeva la parte della scrittura alla recitazione in sè e per sè, volendo seguire le orme materne – ricordiamo che la sorella di Jake è Maggie Gyllenhaal, altra presenza nota nel mondo del cinema, mentre il padre Stephen è un regista affermato e la madre Naomi Foner una sceneggiatrice di successo.

Donnie Darko | La svolta e l’ingresso nel firmamento hollywoodiano

Lo stare sul set sembra gli mettesse addosso una pressione difficile da gestire, in parte risolta solo di recente con un cambio di agente, poco prima dell’inizio delle riprese di Prisoners. All’epoca di Donnie Darko infatti venne lanciato nell’Olimpo di Hollywood senza essere realmente preparato. La pellicola, inizialmente bistrattata, divenne presto un cult.

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Jake Gyllenhaal in Donnie Darko

“In quel tempo ero decisamente smarrito. E come succede spesso tante grandi cose bussano alla tua porta in un modo che sembra tanto destino. C’era un altro attore che doveva interpretare la parte di Donnie fino a due mesi prima dell’avvio delle riprese. Io sono entrato nel cast solo due mesi prima dell’inizio. Mi ricordo di avere letto la sceneggiatura mentre soffrivo per i miei problemi, per la mia ansia e la mia tristezza. Avevo fatto due anni di college e non sentivo che quello era il posto per me.”

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“Ero tornato a Los Angeles, dove ero cresciuto, i miei si erano trsferiti dopo la mia partenza. Avevano preso una casa più piccola a Hollywood. Anche mia sorella era tornata a casa e non c’era abbastanza posto […] Ricordo di avere letto la sceneggiatura e di aver pensato “io mi sento proprio così!”. Non mi sentivo schizofrenico, ma completamente perso nella mia vita cercando di capire come essere un adulto”.

Donnie Darko si è così rivelato una fortuna per Gyllenhaal, che ha trovato un modo di esprimersi e delle persone che lo hanno saputo indirizzare, ascoltare, supportare. Tra il senso di libertà e quello di intimità provati sul set è riuscito a dare sfogo ai suoi demoni personali e a rintracciare la sua strada da seguire.

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Cinema

Eddie Redmayne dà importanti news su Animali fantastici 3

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Eddie Redmayne ha confermato che le riprese del terzo capitolo di Animali fantastici sono riprese e dà qualche informazione sulle nuove procedure da seguire sul set post Covid.

Animali fantastici 3 | Si torna sul set ma con i protocolli di sicurezza

I fan della saga e di Newt Scamander possono finalmente trarre un respiro di sollievo, dopo la lunga attesa e la preoccupazione dovuta all’emergenza sanitaria che ha bloccato qualsiasi tipo di produzione nel mondo.

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Come tantissimi altri progetti infatti, anche Animali fantastici 3 è stato costretto a prendersi una pausa la scorsa primavera. Sebbene si credesse che in estate i lavori sarebbero ricominciati, una data certa non è mai stata ufficializzata. Ecco allora che l’intervento di Redmayne, a garantire che ogni cosa sta tornando al posto giusto, arriva come una manna dal cielo.

Durante una recente intervista per il suo prossimo lavoro, The trial of the Chicago 7, l’attore britannico ha detto a Sean Connell di CinemaBlend che il cast e la troupe di Animali fantastici 3 sono tornati a lavoro.

Eddie Redmayne parla di Animali fantastici 3

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Eddie Redmayne nei panni di Newt Scamander

“Interessante perchè abbiamo cominciato a girare ora. Ci siamo da due settimane e, di nuovo, è un processo del tutto nuovo– spiega Redmayne – “Frequenti test, mascherine. E mi domando se, realmente, le mascherine avranno un effetto sulla creatività, in qualche modo. Forse è un po’ ingenuo, ma sto solo pensando, come esseri umani, abbiamo bisogno di interazioni per fare scintille uno con l’altro. Ciò che è sicuro è che è un differente processo, ma fa sentire come se ognuno stesse lavorando al massimo”.

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Non sono stati rilasciati ulteriori dettagli sui protocolli di sicurezza, sebbene sia evidente che sul set tutti indossino la mascherina. La cosa sarebbe quasi una novità, considerando il modo in cui Hollywood sta affrontando la pandemia. Pensiamo per esempio alla chiusura forzata dei lavori di The Batman, dopo aver scoperto la positività al virus di Robert Pattinson.

Animali fantastici 3 dovrebbe arrivare in sala il 12 novembre 2021.

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Serie tv

I punti di forza delle serie tv ideate e realizzate da Ryan Murphy

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Da molti anni ormai, il nome di Ryan Murphy è sinonimo e garanzia di successo. Sue sono alcune delle serie tv più apprezzate e seguite di tutti i tempi, da Glee ad American Horror Story, passando per 9-1-1, Pose e Nip/Tuck. L’ultima, in ordine cronologico, è Ratched, disponibile su Netflix dal 18 settembre, con Sarah Paulson protagonista. Ma quale è il segreto dietro una simile personalità?

Ryan Murphy e il glamour

Innanzitutto diremmo il glamour. Termine anglofono sinonimo di fascino, sensualità, eleganza, è un elemento imprescindibile in ciascuno dei prodotti targati Ryan Murphy.

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La questione è pressoché insindacabile. Ne sono un esempio i numerosi servizi dedicati dai magazine di tutto il mondo alle sue serie tv. Ma basta soffermarsi per qualche minuto su una qualsiasi delle inquadrature di American Horror Story per rendersene conto.

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Lady Gaga in American Horror Story: Hotel

Il cast come punta di diamante

E non è necessaria – per quanto assolutamente d’effetto – la presenza di una diva come Lady Gaga per dare lustro ai prodotti seriali di Murphy. Sensualità e poesia si intrecciano in maniera indissolubile, avvolgendo lo spettatore nelle loro spire e lasciandogli una sensazione forte e tangibile.

Certo buona parte del lavoro lo fanno chiaramente i volti dei protagonisti, alcuni dei quali poco noti prima di essere lanciati nel firmamento delle star dallo stesso Murphy.

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Finn Wittrock in American Horror Story: Freak Show

Pensiamo a Finn Wittrock (anche nel cast di Ratched), che è arrivato a dividere la scena con la vincitrice del Premio Oscar Renee Zelwegger in Judy. O a Lea Michele, candidata a un Grammy Award, e Chris Colfer, che è oggi anche un apprezzato autore di libri per ragazzi.

Senza tralasciare chiaramente uno come Darren Criss, vero e proprio attore feticcio per Murphy, dal momento che collabora con lui dai tempi di Glee e fino al più recente Hollywood.

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Il regista, sceneggiatore e produttore televisivo sa bene quali sono le caratteristiche necessarie per bucare lo schermo. Dopo averle individuate, le pone sotto la luce dei riflettori e riesce a tirarne fuori il massimo dell’effetto.

Quando l’ambientazione detta lo stile

D’altro canto lo aiutano anche e soprattutto le ambientazioni scelte per i sui racconti. Che si tratti di un hotel infestato o di un palcoscenico, di un liceo come tanti o di un’aula di tribunale. Non c’è una serie o miniserie, in cui lui abbia messo lo zampino, che non esibisca suggestioni particolari da questo punto di vista. La narrazione ne esce arricchita. così come le emozioni risultano rafforzate.

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Una scena di Pose

Diventa così quasi inconfondibile lo stile di Murphy, sempre in bilico tra cosiddetti sacro e profano. Mescolando abilmente elementi onirici, fantasiosi, con altri ancorati alla realtà, viene costruito un terreno solido e sfaccettato su cui erigere qualsivoglia tipo di struttura.

Le tematiche affrontate e i fili conduttori nei prodotti targati Ryan Murphy

Ciascuna di queste possiede infatti una quantità di tematiche molto ampia e sempre rilevante. Dall’identità alla malattia, dal valore delle diversità al peso della notorietà, ciascun prodotto potrebbe essere preso e analizzato nella sua interezza. Ne verrebbe fuori un compendio tanto variegato quanto interessante.

Allo stesso modo sarebbe possibile rintracciare diversi fili conduttori, tra cui per esempio il coraggio, i sogni nel cassetto, la rivalità, il coraggio. Si deve infatti considerare la mole di personaggi mostrati di volta in volta, per cui si possono trovare rappresentanti di ogni tipo.

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