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Far East Film Festival

FEFF 14: Punch, recensione

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2011-Punch-FEFF

A far sorridere ed emozionare il pubblico di Udine nella quarta giornata del Far East Film Festival ci ha pensato il sudcoreano Lee Han con il suo Punch, senza ombra di dubbio una delle novità più fresche ed entusiasmanti della giornata di Martedì 24 Aprile. Ambientato nei sobborghi di una Seul quasi irriconoscibile e che riecheggia attraverso i discorsi dei suoi personaggi, Punch si presenta come un racconto di formazione che segue il percorso di crescita, emotiva e psicologica del suo protagonista, il giovane Wan-deuk e degli eccentrici, ma anche profondamente umani personaggi che ne accompagnano e condizionano le scelte di vita. Alternando i toni della commedia a quelli decisamente più toccanti del dramma e con un sapiente studio dei personaggi, Lee Han presenta un prodotto insolito, ma anche estremamente delicato. Wan-deuk è un giovane liceale che vive la sua intera esistenza nel ricordo di un passato mitico, quello del padre, ballerino di cabaret, che si scontra con il maturo disagio provato dal ragazzo nei confronti della disabilità sofferta dal padre, di cui si occupa con estrema cura ed affetto. Mentre il padre, assieme ad un eccentrico zio adottivo, suo storico compagno di vita e lavoro, cerca di guadagnarsi da vivere organizzando piccoli spettacoli in un mercato fuori città, Wan-deuk trascorre il suo tempo tra la scuola e la sua piccola casa, in uno dei desolanti sobborghi della città, animato dalla fastidiosa presenza di un vicino decisamente psicotico che non manca mai di apostrofare in maniera decisamente dura ed esilarante il giovane e suo padre. Il tempo della scuola è vissuto dal ragazzo con estrema difficoltà; caratterialmente poco incline allo studio e al contrario molto facile nel venire alle mani con chiunque si contrapponga a lui o ai suoi cari, Wan-deuk subisce gli scherni e le ironiche vessazioni del suo professore di sociologia, non che vicino di casa, Dong-joo. Per frenare la carica intrusiva e oppressiva del professore, l’impotente Wan-deuk si rifugia disperato in una piccola chiesa, ricavata in una stanza dove si trovano a vivere un immigrato indiano e sua moglie, nella speranza che le sue poco convinte e convincenti preghiere possano finalmente portare Don-joo definitivamente fuori dalla sua vita.

Il rapporto tra il professore e il ragazzo rappresenta forse uno degli aspetti più riusciti ed importanti del film. Dietro la durezza di Don-joo, si nasconde in realtà una profonda fragilità interiore che ne ostacola profondamente i rapporti con l’esterno, con il padre e la giovane di cui s’innamora ad esempio, e un reale affetto per Wan-deuk. E’ infatti proprio il professore a far ricongiungere il giovane con la madre filippina di cui non aveva mai conosciuto l’esistenza e a ricondurla nuovamente e con estrema dolcezza e delicatezza all’interno del nucleo familiare; è sempre il “vessatorio” Don-joo ad insegnare a Wan-deuk a guardare con altri occhi alla disabilità del padre, costruendo con lui un’amicizia che darà poi luogo sul finale ad una partnership lavorativa e a indirizzare le energie del giovane verso il kickboxing. Resosi conto dell’effettiva incompatibilità del giovane con il mondo della scuola, il professore cerca di aiutarlo ad incanalare tutte le sue energie e la sua foga in uno sport che diventerà poi scelta di vita. Una storia dunque semplice e in molti suoi contenuti forse più volte elaborata nella storia del cinema, ma che ha, proprio in nome di questa semplicità, il merito di incunearsi nel fondo del film che si presenta così come un racconto corale che, facendo quadrato attorno al personaggio principale, mostra tutto un universo di personaggi diversi, caratterizzati da una sensibilità e una realtà di difficoltà e disagi tutti differenti, ma che a poco a poco imparano ad avvicinarsi e a comprendersi. Sono stati dunque i personaggi, tutti assolutamente interessanti, e il suo ritmo ironico e piacevole, anche nei suoi momenti più duri, a consacrare il successo di Punch che nel 2011 ha ottenuto 5,3 milioni di biglietti venduti, conquistando la terza posizione tra i campioni d’incassi coreani del 2011.

A Lee Han il merito di aver confezionato un cast assolutamente perfetto, soprattutto per la coppia Wan-deuk e Don-joog, rispettivamente interpretati da Kim Yoon-seok che negli ultimi anni ha inanellato un successo dopo l’altro e dal giovane divo Yu Ah-in, volto di numerose pellicole indipendenti. Punch, la cui sceneggiatura è stata tratta da un bestseller di Kim Ryeo-ryeong proposto anche per il teatro, si presenta al suo pubblico come una commedia scanzonata, ben scritta e ritmata; la struttura flessibile della trama e i personaggi definiti in maniera assolutamente perfetta permettono al film di esplorare e toccare nodi interiori delicati e toccanti : il rapporto di Wan-deuk con suo padre, la riluttanza da parte di sua madre nell’avvicinarsi nuovamente, motivata unicamente dal profondo disagio provato dalla donna di umili e lontane origini e la grande e nascosta umanità di Don-joog. Un film intelligente dunque Punch, capace di lasciare, dietro le risate, un segno e un ricordo indelebile nella mente e nel cuore del pubblico.

Storica in erba e appassionata cinefila, ha fatto della scrittura una passione e qualcosa di più.

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Far East Film Festival

FEFF 2018, il trailer Spaghetti Incident del festival

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S’intitola Spaghetti Incident, quasi come l’album dei Guns N’ Roses, e l’intenzione rock ce l’ha davvero tutta, perché prende a sonori schiaffoni l’eterno luogo comune della pasta. Un luogo comune che perseguita, da sempre, gli italiani e i cinesi: sono nati prima gli spaghetti, appunto, o sono nati prima i noodles? La risposta, ovviamente, conta poco, ma due giovani registi, l’udinese Michele Fiascaris e il veneziano Filippo Polesel, si sono divertiti a giocare con la domanda, trasformandola in un vero e proprio mini-film: una spassosa crime story in perfetto Hong Kong style, lunga un minuto e quindici, scelta dal Far East Film Festival come trailer ufficiale della ventesima edizione!

«Spaghetti Incident – spiegano Fiascaris e Polesel – è un piccolo sketch in chiave gangster che ironizza su un interrogativo irrisolvibile: chi ha inventato gli spaghetti? Siamo stati noi italiani o sono stati i cinesi? Una discussione certamente innocua e frivola, non ci sono dubbi, a meno che a farla non siano due violenti boss della malavita cinese e italiana…».

Ed eccoli, dunque, i due cattivoni, attentamente sorvegliati dai propri bodyguard e seduti a tavola con degli appetitosi Dan Dan Noodles nel piatto: il primo è interpretato da Wai Wong, attore hongkonghese che vive nel Regno Unito da quand’era bambino (lo abbiamo intravisto nel Cavaliere oscuro di Christopher Nolan e in Spectre di Sam Mandes), il secondo, invece, è interpretato da Luca Zizzari, milanese di nascita e londinese d’adozione, noto al pubblico per il ruolo di Matteo nella serie cult Peaky Blinders.

Girato a Londra (nel quartiere di Chinatown), dove Fiascaris e Polesel stanno facendo faville sia come registi sia come produttori, Spaghetti Incident è targato Far East Film Festival e terrà ottima compagnia al pubblico del ventennale, attesissimo a Udine, dal 20 al 28 aprile. Anche il FEFF 20, come tutti i precedenti capitoli, attingerà alle migliori produzioni asiatiche dell’ultima stagione e il calendario, ancora una volta, sarà impreziosito da un fittissima rete di eventi collaterali.

Toccherà alla super diva Brigitte Lin Ching Hsia, grande musa di Wong Kar-wai, il compito di tagliare ufficialmente il nastro, venerdì 20 aprile al Teatro Nuovo (sabato 21, ricordiamo, riceverà anche il Gelso d’Oro alla Carriera), e il Friuli, per 9 lunghi giorni, si trasformerà ancora una volta nell’epicentro europeo del cinema orientale.

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Far East Film Festival

FEFF19: Take Me Home, una famiglia da incubo

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Dopo lo straordinario Countdown, il cinema thailandese torna a inquietare il Far East Film Festival. Take Me Home è il nuovo horror di Kongkiat Khomsiri, un regista elogiato da Sabrina Baracetti come uno dei migliori autori thai di genere.

Tan (Mario Maurer), dopo un incidente automobilistico, si risveglia in ospedale senza ricordare nulla della sua vita. Un indizio lo conduce nella sua vecchia casa dove scopre di avere una sorella gemella, Tubtim (Wannarot Sonthichai), che ha un marito e due figli terrorizzati da lei. Tan non si perde d’animo e decide di conoscere la sua famiglia che si rivelerà molto più oscura di quello che avrebbe mai immaginato.

take me home

Mario Maurer è Tan, un adolescente che scopre l’oscuro passato della sua famiglia in Take Me Home

Una ghost story thai

Siamo fortunati. È la casa dei nostri sogni. È la perfezione, la felicità” affermano i genitori di Tan prima di scoprire il tragico destino che li attende.

Scritto e diretto dall’autore di Art of the Devil 2, Chaiya, Slice e The Gangster, Take Me Home è la massima espressione di Kongkiat Khomsiri: “È un onore far parte di questo festival. Take me Home è il mio film preferito”, ha dichiarato il regista durante la proiezione di mezzanotte del suo incubo cinematografico. Una ghost story che, strizzando l’occhio a cult come Il sesto senso (alcune sequenze ripetono secondo per secondo il film di Shyamalan) e The Others, terrorizza attraverso creature inquietanti, make up d’effetto e vedo non vedo destabilizzanti.

Tra la fotografia filtrata dalle luci degli alberi, la musica classica e gli spunti gore, Take Me Home rivoluziona il genere mantenendone intatti gli elementi fondamentali. Tutto è già visto e allo stesso tempo nuovo, espressione di un entertainment gotico che, nelle giuste mani, regala grandi salti sulla sedia.

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Tan incontra Tubtim, la sorella che non ricorda di avere in Take Me Home

Un horror mistico

Una casa infestata, una presenza terrificante e un limbo da cui è impossibile sfuggire sono gli ingredienti di Take Me Home, uno dei migliori horror che abbiamo avuto il piacere di vedere nella cornice del Teatro Nuovo Giovanni da Udine.

A differenza degli horror statunitensi, il cult di Khomsiri si rifà alla tradizione mistica orientale. Leggende e storie di fantasmi che arricchiscono un genere dominato da deboli remake e dimenticabili mockumentary.

Take Me Home non è, come altre pellicole presentate al Far East Film Festival, costretto nel cinema orientale. Dai paradossi temporali di Lost ai cliché del brivido, l’horror di Khomsiri guarda a un entertainment internazionale. Tra corpi che sbattono ripetutamente contro le finestre, maledizioni rivelatrici di oscure verità e passaggi segreti, Take Me Home è una delle migliori ghost story degli ultimi anni. Un trionfo di estetica pop e giochi di suoni (si percepisce l’influenza del cinema di James Wan) che, creando un senso di attesa, spaventa e inquieta.

Non siamo al livello di Countdown di Nattawut Poonpiriya ma Take Me Home è la dimostrazione che il cinema thai sa regalare brividi di intramontabile fascino e mistero.

Take Me Home – Trailer

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Far East Film Festival

FEFF19: Hirugao, un tradimento pericoloso

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Tra gli eventi più straordinari della diciannovesima edizione del Far East Film Festival c’è stata la première mondiale di Hirugao – Love Affairs in the Afternoon, lo struggente dramma giapponese di Nishitani Hiroshi.

Interpretato dai teen idol d’Oriente Ueto Aya e Saito Takumi, Hirugao racconta la toccante storia di Sawa (Ueto Aya) che, nella speranza di dimenticare l’uomo per cui ha tradito il marito, cambia vita. Nello stesso arco temporale Kitano Yuichiro (Saito Takumi), dopo la relazione extra-coniugale con Sawa, torna dalla moglie Noriko (Ito Ayumi) che decide di dargli una seconda possibilità. Il destino decide di farli incontrare nuovamente e la scintilla riaccende l’amore. Come nella antica tradizione del Kabuki, il fato punirà i fedifraghi nel peggior modo possibile…

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Sawa e Kitano, i due innamorati separati dal senso di colpa di Hirugao – Love Affairs in the Afternoon

Alta infedeltà

Nato dall’omonima serie tv della Fuji TV, Hirugao – Love Affairs in the Afternoon è un dramma che affronta una delle tematiche più complesse della settima arte: il tradimento. Un atto immorale che rende i protagonisti vittime e carnefici del loro infelice destino.

Sawa, colpevole di essersi innamorata di un uomo sposato, indossa la maschera della donna innocente. Kitano, tormentato dal senso di colpa, torna dalla moglie Noriko. Non è facile classificare Hirugao, un film che confonde lo spettatore con un continuo altalenarsi di maschere e personaggi.

Chi è il cattivo della storia, la torbida Noriko o gli infedeli Sawa e Kitano? Hiroshi risponde attraverso una pellicola dalle sfumature melò che punisce i due anti-eroi. Abbandonando la classica vittima che cerca di ricostruirsi una vita, la settima arte passa dalla parte del colpevole e del ladro di emozioni. Una caratterizzazione che scade nel ridicolo quando calca la mano su tematiche e risvolti che rivelano il passato melodrammatico della soap opera.

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Sawa e Kitano affrontano le tragiche conseguenze del tradimento in Hirugao – Love Affairs in the Afternoon

Un dramma shakesperiano

Collocandosi al confine tra cinema e serie tv, Hirugao perde credibilità attraverso situazioni talmente drammatiche da sfiorare l’impossibile. Una storia surreale per lo spettatore occidentale che non può non trovare shakespeariano l’epilogo di Sawa e Kitano; due personaggi che, secondo la tradizione giapponese, meritano di soffrire per essere stati la fonte di dolore per i rispettivi partner.

Dominato da una musica (a tratti) invadente e da un sapore crudele, Hirugao è un’opera meno innocente di quello che potrebbe sembrare a una prima impressione. “Quando hai tradito qualcuno capisci che potrebbe succedere anche a te” afferma Sawa prima di scoprire il tragico epilogo della sua storia.

Intervistato da Sabrina Baracetti, il regista Nishitani Hiroshi non ha saputo rispondere se crede o meno nell’amore. Un sentimento di incertezza che traspare da una pellicola che, sotto la romantica superficie, odia i suoi protagonisti.

Hirugao è un dramma complesso e ambizioso che trova il coraggio di punire nel peggiore dei modi il tradimento. Una soluzione che, lasciando l’amaro in bocca, invita a riflettere sulle tragiche conseguenze che l’infedeltà ha sul destino di ognuno di noi.

Hirugao – Trailer

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