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Cinema

Gli uomini d’oro, un noir metropolitano liberamente ispirato a una storia di cronaca

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Torino, 1996. Luigi (Giampaolo Morelli), guida ogni giorno un portavalori. Controvoglia e con ben altri sogni nel cassetto, l’uomo spera di agguantare quanto prima la baby pensione andata in sorte a tanti suoi coetanei, ma il nuovo ministro, a sorpresa, sposta l’età pensionabile dieci anni più avanti e il suo sogno costaricano sfuma inesorabilmente. Ma continuare a fare quella stessa vita per altri vent’anni sembra impossibile e insopportabile e, dunque, l’occasione a portata di mano, ogni giorno proprio “dietro le sue spalle”, aprirà il varco verso quell’idea di una criminalità improvvisata ma potenziale strumento di una definitiva svolta di vita.

Insieme all’amico di sempre Luciano, coinvolgendo anche l’ostile collega Alvise (Fabio de Luigi) e anche Tony detto Il lupo (Edoardo Leo) ex pugile e gestore di un locale, i quattro uomini tenteranno di portare a casa il colpo perfetto (quello appunto di Uomini d’oro, ovvero capaci di mettere a segno una rapina pulita e senza vittime), e un ricco bottino da spartire per (forse) ricominciare con altra verve le loro vite. Aprire il chiringuito in Costa Rica (Luigi), smettere di porre a repentaglio la propria salute pur di preservare l’immagine borghese della famiglia (Alvise), poter accontentare senza riserva alcuna i desideri della propria donna (Tony). “Ma il crimine non è per tutti anche se tutti possono essere criminali…”. 

gli uomini d'oro

Alla sua seconda regia dopo I peggiori, il giovane regista Vincenzo Alfieri pesca la sua idea di film da una storia di cronaca vera e ne tira fuori un heist movie, noir metropolitano che trasforma volti normalmente associati alla commedia nelle maschere “seriose” di un terzetto di uomini diversi ma comunque tutti alla ricerca di un loro riscatto, e di una loro riaffermata “mascolinità”. Film di ritmo e originale nella struttura che ripercorre genesi e sviluppo del colpo attraverso i punti di vista individuali dei protagonisti, creando quindi una sorta di visione parziale che poi si incrocia e si somma alla visione totale della storia, Gli uomini d’oro convince soprattutto nello sviluppo narrativo della prima parte, impegnato a seguire e ricostruire motivi e contingenze che porteranno poi al colpo.

Decisamente meno bilanciata e meno a fuoco, invece, la parte di scioglimento e risoluzione di avvenimenti legati a questa sorta di thriller che si andrà poi compiendo quale dinamica d’azione. E se Morelli si muove piuttosto a suo agio in un personaggio goliardico e “piacione”, De Luigi disorienta e sorprende nella veste seriosa del borghese un po’ nevrotico con molti pensieri e pochi grilli per la testa, Edoardo Leo resta un po’ incastrato nella singolare austerità di un personaggio bivalente, taciturno ma così sopra le righe da risultare a tratti quasi caricaturale. Nel complesso, un’opera con diversi punti di forza ma un andamento un po’ troppo incostante.

vincenzo alfieri

Alla seconda regia Vincenzo Alfieri firma un’opera che ha un suo appeal narrativo legato in particolar modo al soggetto, e anche alla scelta di inserire sullo sfondo l’elemento calcistico e di scontro/tifoseria che fa costantemente capolino nella scena e determina in maniera più o meno decisiva alcune svolte della trama.  Eppure, la componente strutturale del film tende a essere nel complesso meno convincente di quella formale, e l’ingranaggio narrativo tra fast e foward, tra un punto di vista e l’altro non riesce a stare sempre al passo con la chiarezza e la coerenza necessarie per rendere l’opera lineare e compiuta.   

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4 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

In me la passione per il cinema non è stata fulminea, ma è cresciuta nel tempo, diventando però da un certo punto in poi una compagna di viaggio a dir poco irrinunciabile. Harry ti presento Sally e Quattro matrimoni e un funerale sono da sempre i miei due capisaldi in fatto di cinema (lato commedia), anche se poi – crescendo e “maturando” – mi sono avvicinata sempre di più e con più convinzione al cinema d’autore cosiddetto di “nicchia”, tanto che oggi scalpito letteralmente nell’attesa di vedere ai Festival (toglietemi tutto ma non il mio Cannes) un nuovo film francese, russo, rumeno, iraniano, turco… Lo so, non sono proprio gusti adatti ad ogni palato, ma con il tempo (diciamo pure vecchiaia) si impara anche ad amare il fatto di poter essere una voce fuori dal coro...

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Cinema

La formula della felicità | il ruolo di Sam Rockwell ispirato una persona vera

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 Per la serie “A volte ritornano” , a distanza di sei anni dall’uscita del film indipendente La formula della felicità diretto da Geoffrey Moore e David Posamentier è emerso un dettaglio che riguarda il ruolo del protagonista interpretato dall’attore Sam Rockwell, davvero molto interessante. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

Il personaggio di Sam Rockwell ispirato a una persona vera

Il ruolo principale di Doug Varney è stato frutto di un’ispirazione dei due registi del film, i quali avevano il loro ufficio in una strada non particolarmente sicura di Hollywood. A distanza di pochi metri, vi era una farmacia (Rite Aid) nelle quali andavano abitualmente per acquistare medicinali di uso comune. Rispetto agli altri giorni, incontrarono il proprietario dell’esercizio commerciale particolarmente provato e per tanto deciso di indagare su cosa gli fosse accaduto.

Da qui iniziò per loro due il gioco del ‘E se…abitasse in una piccola città?” Entrambi i cineasti cresciuti in un piccole realtà capirono che da quella situazione avrebbero potuto ricavare qualcosa di interessante. Frasi come ” Il farmacista conosce tante cose sui suoi clienti e sicuramente sarà preoccupato anche per il lavoro, che necessita responsabilità e attenzione.” Il passo successivo, fu solo uno: scrivere la sceneggiatura su questo personaggio e realizzarne un film. Detto fatto.

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La sinossi de La formula della felicità

Il protagonista è Doug Varnery, un farmacista che lavora per il suocero, dal carattere particolarmente aggressivo e antipatico. Sposato con Kara, la moglie non pensa ad altro che alla sua forma fisica e allo sport. Doug padre di un ragazzo un po’ strano, un giorno si trova a dover consegnare dei medicinali a una donna, Elisabeth. Con lei inizierà per la prima volta un rapporto di amicizia fatto di medicinali ed esperimenti. Strane combinazioni tra farmaci li terranno occupati per buona parte della giornata.

Questo cambiamento giova a suo favore da un punto di vista caratteriale, visto che agli occhi di tutti risulta essere più sicuro e spavaldo rispetto a prima. Se da un lato migliore, dall’altro, questo atteggiamento insospettisce la DEA che inizia a indagare su di lui e sulla possibilità di aver creato delle droghe. In realtà il piano è un altro: uccidere il marito super ricco per poter scappare con i soldi.

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Knives Out 2 | il personaggio di Benoit Blanc verrà sviluppato nel sequel?

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Se sei rimasto ipnotizzato dal detective Benoit Blanc interpretato da Daniel Craig in Knives Out e hai pensato: “Spero davvero che un possibile sequel possa far luce sulle origini di questo personaggio”, toglietevelo dalla testa. Lo sceneggiatore e regista Rian Johnson, al lavoro su Knives Out 2 che vedrà Craig nuovamente nei panni di Blanc, ha detto apertamente che non indagherà sul passato dell’uomo.

Continua il mistero su Benoit Blanc in Knives Out 2

Il retroscena di Benoit Blanc rimarrà per molto tempo un mistero senza via di risoluzione. A parte una menzione disinvolta riguardo suo padre, il detective della polizia, che conosceva il patriarca Harlan Thrombey (Christopher Plummer), non sappiamo molto sul suo background. In una recente intervista con Vulture, ha spiegato perché ha deciso di prendere questa decisione:

“Ottenere piccoli dettagli allettanti è divertente. Ma a volte c’è la tendenza a scambiare il retroscena per il personaggio. In definitiva, non è così interessante. Soprattutto quando hai un omicidio misterioso, con un gran numero di sospettati e solo due ore per risolverlo. Gli immobili diventano incredibilmente preziosi. Quindi l’idea di prendere anche poche righe di dialogo per fargli parlare di dove è cresciuto alla fine non interesserebbe nessuno.”

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Rian Johnson e la citazione su Agatha Christie

Blanc è un ragazzo intrigante e sicuramente Johnson si è lasciato ispirato dalla grande scrittrice di gialli Agatha Christie. Nei suoi romanzi di Poirot, è un investigatore che ricopre un ruolo principale e di supporto che è attratto da un mistero dall’esterno. Non domina mai le dinamiche del personaggio, ma preferisce sedersi e osservare la situazione, raccogliendo indizi basati su battute che ascolta e informazioni che non potrebbe mai captare se si mettesse al centro dell’attenzione.

“Questo sarà un altro romanzo di Poirot”, ha detto Johnson a Vulture del suo sequel. “Sarà proprio come ha fatto Agatha Christie. È disconnesso da Knives Out. È solo un altro caso.”

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Jennifer Lawrence compie 30 anni | i suoi prossimi film

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Oggi, sabato 15 agosto, Jennifer Lawrence compie 30 anni. La giovanissima attrice, che ha raggiunto la fama internazionale dopo aver vestito i panni di Mystica nella saga degli X-Men (2011-2019) e di Katniss Everdeen (2012-2015) nella saga di Hunger Games, è adesso una delle interpreti più richieste. Ecco in quali film la vedremo prossimamente.

Jennifer Lawrence | il film con Sorrentino

È stato probabilmente il suo ruolo nel film American Hustle a convincere Paolo Sorrentino delle qualità mimetiche della Lawrence, che per lui interpreterà al cinema Arlyne Brickman, donna realmente esistita, invischiata tra gli anni ’70 e ’80 negli ambienti mafiosi di New York e diventata successivamente informatrice dell’FBI. Il film sarà tratto dall’omonimo libro scritto dalla giornalista Teresa Carpenter (premio Pulitzer) nel 1992 sulle vicende che hanno riguardato la Brickman.

Ma guardando alla precedente filmografia di Sorrentino, che spesso ha lavorato sulla trasfigurazione cinematografica di figure realmente esistite, da Andreotti a Berlusconi, è possibile immaginare che il saggio della Carpenter servirà più come fonte di ispirazione che come testo da seguire pedissequamente per rispettare la verità storica nella trasposizione cinematografica. Jennifer Lawrence non si “limiterà” ad interpretare la “mob girl” per il film di Sorrentino, ma produrrà il lungometraggio insieme allo stesso regista e alla compagnia Wildside di Lorenzo Mieli, a dimostrazione di un convinto coinvolgimento nel progetto.

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Il sodalizio con Adam McKay

È stato il magazine Variety ad annunciare qualche mese fa che l’attrice premio Oscar sarà coinvolta nel ruolo di protagonista nel film Don’t Look Up diretto da Adam McKay per Netflix. Non è la prima volta che il regista si approccia al genere satirico, dopo aver ricevuto una nomination e una riconoscimento per il film La grande scommessa nel 2016 e ben tre nomination agli Oscar per Vice nel 2018, compresa quella per il miglior film. Confermando la veridicità della notizia, McKay ha dichiarato: “Sono così entusiasta di fare questo film con Jen Lawrence.

È quello che la gente nel 17esimo secolo chiamava ‘un atto di dinamit’”. E il fatto che Netflix veda questo film come una commedia mondiale, è una sfida ad alto livello per me e il mio team molto motivante”. Ma la Lawrence sarà la protagonista anche del film Bad Blood, scritto da Vanessa Taylor (La forma dell’acqua – The Shape of Water) e diretto ancora una volta da Adam McKay. Il progetto, tratto dal saggio di John Carreyrou, intitolato Bad Blood: Secrets and Lies in Silicon Valley, sarà prodotto dalla Legendary Entertainment e racconterà la storia vera di Elizabeth Holmes, la fondatrice della Theranos, realtà imprenditoriale specializzata in analisi del sangue che ha attirato l’attenzione di Wall Street per il suo valore economico.

Il progetto misterioso di Lila Neugebauer 

Jennifer Lawrence sarà inoltre la protagonista del primo film da regista di Lila Neugebauer, nota principalmente per il suo lavoro a teatro. Il film verrà prodotto dalla A24, celebre casa di produzione indipendente. Si tratta quindi di un “ritorno alle origini” per Jennifer Lawrence, che esordì proprio in un film indipendente sull’adolescenza (The Poker House) e ottenne la prima candidatura ai Premi Oscar con Un gelido inverno. Nel film l’attrice interpreterà una soldatessa costretta tornare a casa a causa di una grave lesione al cervello durante una missione in Afghanistan. A casa la donna dovrà riadattarsi alla sua vita e riprendersi dalla lesione.

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