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Intervista a Rino Alaimo, regista del corto The Boy and the Moon, vincitore del Premio Giotto al Giffoni Film Festival

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Quest’anno il Premio Giotto Super be-bè del Giffoni Film Festival è stato assegnato al cortometraggio di animazione The Boy and The Moon del giovane regista italiano Rino Alaimo. Già vincitore del Premio Marte Live nel 2006 e autore del corto A milioni di km dalla terra del 2004, Alaimo ha portato al festival dei più piccoli un’appassionante storia sospesa tra il sogno e la realtà, in cui un bambino si innamora perdutamente della Luna e la vuole seguire ovunque, fino a luoghi sconosciuti e in una dimensione altra. “Quest’anno il Premio GIOTTO Super be-bè è stato assegnato al corto che meglio ha saputo accompagnare lo spettatore nell’appassionante viaggio verso la felicità, tema conduttore di Giffoni 2012, rappresentando appieno lo spirito della creatività italiana attraverso un trattamento originale” – commenta Piero Frova, Direttore Marketing FILM. Il Premio Speciale GIOTTO Super be-bè rappresenta il mondo FILA e il supporto, attraverso i suoi prodotti, allo sviluppo della creatività dei bimbi e dei ragazzi. Il Premio e la partnership con Giffoni sono quindi espressione di un percorso e di una filosofia che fanno parte della storia dell’azienda.

Per questo, essere al Festival di Giffoni per noi è un po’ come essere a casa. La manifestazione promuove un cinema a misura di bambino, capace di diventare ispirazione per l’immaginazione e la libera espressione dell’emozione e del talento, FILA lavora da sempre per rendere possibile la crescita creativa dei più piccoli. Un percorso comune che da tre anni siamo orgogliosi di condividere insieme, ciascuno con le proprie specificità: il Festival come manifestazione culturale dal respiro internazionale e FILA come azienda rappresentativa del valore del made in Italy nel mondo” ha concluso Piero Frova. NewsCinema ha incontrato Rino Alaimo che ha raccontato la realizzazione del suo progetto e i suoi progetti per il futuro.

1) E’ la tua prima volta al Giffoni? Hai realizzato il cortometraggio The Boy and the Moon per il festival o lo avevi già completato tempo prima ed è capitata qui l’occasione di mostrarlo?

Si, è la mia prima volta al Giffoni, ho sempre desiderato partecipare a questo festival sin da bambino quando trascorrevo le mattine d’estate guardando i film del Giffoni in tv. Era da due anni che lavoravo al corto ed ho cercato di finirlo in tempo per presentarlo al Giffoni film festival.

2) Come ti è venuta l’idea di raccontare di un bambino innamorato della luna?

Come per i miei precedenti cortometraggi anche questo è autobiografico. E’ ispirato ad un determinato periodo della mia vita in cui ero innamorato di una ragazza e dalla voglia di esprimere le sensazioni che provavo, la sensazione di essere innamorato, perchè io credo che l’innamoramento porti la realta’ ad uno stato onirico dove tutto diventa diverso, almeno secondo la mia esperienza. Ho cercato di raccontare questa sensazione in tutte le sue forme, quindi sia la bellezza del coronamento di un sogno d’amore sia la delusione e la sofferenza della perdita di un amore, dove un personaggio vive intrappolato con i suoi ricordi all’interno di una sfera di cristallo.

3) Hai visto il corto di Enrico Casarosa intitolato La Luna candidato agli Oscar? Che ne pensi?

Io lavoravo da piu’ di un anno quando la Pixar ha presentato il corto La Luna fatto da un genovese mentre io sono di Savona, la citta’ vicina…non è stata una bella sensazione. Io purtroppo sono solo riuscito a vedere qualche scena del corto ma a parte il fatto che ci sono un ragazzino e la luna come protagonisti, non credo ci sai nulla in comune con la mia storia.

4) Che tecnica hai utilizzato per realizzarlo?

La tecnica usata è la decoupage animation, la stessa utilizzata per la serie South Park. Ma la mia fonte di ispirazione sono state le animazioni di Luzzati. Questa tecnica non richiede di disegnare le immagini fotogramma per fotogramma
ma si disegna ogni singola parte del corpo che si muove come braccia, gambe testa ecc… si ritagliano e si animano fotogramma per fotogramma.

5) Come mai la scelta di realizzare un cortometraggio per il mondo dei più piccoli?

Non ho mai pensato a questo corto come un film per bambini ma piu’ come una storia per un pubblico adolescenziale che inizia a provare i primi innamoramenti. Portavo con me questa storia da circa 5 anni e la immaginavo in live action, ma mi era impossibile da realizzarla perchè non riuscivo a trovare nessun tipo di finanziamento, nè avevo dell’attrezzatura adeguata per provare a girarlo da solo. Una volta mi trovavo a fare delle riprese per una conferenza sulla letteratura e l’ illustrazione per l’infanzia, osservando con attenzione gli stili disegno, ho avuto l’idea di trasformare la mia storia in un film animato, provando a disegnare e animare da solo l’intera storia. Ma senza nessuna esperienza di animazione e senza la conoscenza di nessun software specifico, si è trasformato in un lavoro mastodontico che ha richiesto due interi anni di lavoro, alimentati solamente dal forte desiderio di raccontare questa storia.

6) Nel tuo futuro ti vedi regista di lungometraggi? Hai dei modelli a cui aspiri, italiani o stranieri?

Diventare regista cinematografico è il mio piu’ grande sogno sin da quando ho memoria. Non ho nessun particolare modello a cui mi ispiro, ho visto tantissimi film nella vita e credo di aver sviluppato un mio stile personale. Amo tantissimo il lavoro di Tornatore ed ho imparato tantissimo osservando il suo modo di fare cinema, ma non ci sara’ mai niente nei miei film che possa essere riconducibile o ispirato al suo lavoro, perchè non mi piace l’idea che qualcuno possa trovare in qualcosa di mio l’imitazione del lavoro di qualcun altro. Sin da bambino sono sempre stato molto diverso dagli altri e con interessi diversi, cosa che mi ha fatto sentire spesso solo; e per me fare cinema significa mostrare agli altri il mondo attraverso i miei occhi, ed è questa l’unica cosa che provo a fare mentre realizzo un film (la finestra che si apre all’inizio del corto, ad esempio, rappresenta un passaggio dal mondo reale in cui si trova lo spettatore al mondo in cui lo voglio condurre).

7) Cosa hai provato nel vincere il Premio Giotto al Giffoni Film Festival?

E’ stato ovviamente un piacere enorme… Credo che il mio corto fosse l’unico film di animazione del festival realizzato senza avere nessun tipo di finanziamento o casa di produzione alle spalle e credo fosse anche l’unico ad essere realizzato esclusivamente da una sola persona… quindi la soddisfazione è stata immensa e inaspettata!

8) Il tema del festival era la Felicità. Cosa ti rende felice nella vita di tutti i giorni?

Le uniche cose che mi rendono felice sono stare a contatto con la natura e trascorrere del tempo con le persone che amo …ed anche l’idea di poter un giorno raccontare delle storie attraverso il mezzo cinematografico.

9) Prossimi progetti?

Per prima cosa vorrei provare a trasformare il mio corto in un libro illustrato per ragazzi. La mia mente è piena di di idee, progetti e nuove storie, ma finchè non riesco a trovare dei finanziamenti anche minimi rimarranno solo immagini nella mente…almeno fino a che non trovo un nuovo e inaspettato modo per raccontarle.

10) So che vivi a Londra. Ti sei trasferito perché hai notato maggiori opportunità rispetto all’Italia in un settore così creativo e artistico?

Ovviamente, se fai un qualsiasi tipo di lavoro artistico in questo paese, significa subire umiliazioni lavorative e rischiare la fame e questo è paradossale se pensiamo alla storia del nostro paese e all’importanza che avuto la nostra arte nel mondo.
Credo che l’italia in questo preciso momento storico sia formata da caste, noi critichiamo la casta politica ma è solo la proiezione di quello che avviene nel microcosmo della quotidianità, soprattutto nel mondo del lavoro dove non contano le qualità personali ma l’appartenere ad un determinato gruppo. Capisco che possa sembrare un luogo comune, ma in effetti è così… e questa è una cosa che non riesco a sopportare. A me non piace vivere a Londra, è troppo grande e caotica per i miei gusti. Sono abituato a vivere in posti piccoli dove posso avere anche un forte legame con la natura, e vi assicuro che poi per qualcuno che è quasi astemio, il tasso di divertimento si riduce drasticamente. Londra è una città che almeno in teoria offre molte possibilià e quindi voglio provare …ed anche se probabilmente non riuscirò a coronare il mio sogno di fare cinema faccio tutto questo per poter dire: ci ho provato! E’ una cosa che devo a me stesso.

11) Il tuo cortometraggio The Boy and The Moon sembra svolgersi in una dimensione indefinita, un sogno ad occhi aperti in cui tutto sembra possibile. Pensi che i bambini che lo hanno visto al Giffoni abbiano colto l’essenza della storia? Cosa volevi dirgli esattamente?

Non so cosa abbiano potuto cogliere o pensare i bambini del Giffoni… non sono riuscito a sentire nessuno dei loro commenti…Per quanto riguarda l’ambientazione mi piaceva l’idea di realizzare una favola che fosse ambientata ai giorni nostri e che in qualche modo ci potesse appartenere…e la città che si vede sullo sfondo è una mia personale interpretazione della cittadina in cui ho vissuto cioè Savona e dove ho avuto le mie storie d’amore. Questo è davvero un lavoro molto personale ed autobiografico mascherato da favola; ha profonde radici nei miei ricordi personali, ed è anche ,in qualche modo, metafora del mio rapporto con il cinema; qualcosa che continuo a inseguire fino all’errore nonostante le difficoltà e senza arrendermi e in qualche modo esprimo anche la mia voglia di mostrare agli altri il mondo sotto una luce diversa… fore per conquistarli. Proprio come il protagonista del film conquista la luna mostrandogli il mondo sotto una luce diversa.

12) Che messaggio hai celato dietro la scena delle due mani che si stringono, unica componente filmica in un contesto completamente animato?

Volevo che in qualche modo si sapesse che la storia che ho raccontato è parte della realta, è reale, la si può vivere e provare sulla propria pelle… e che l’amore va oltre l’aspetto fisico e la bellezza della gioventù ed è qualcosa che può rimanere nel tempo… e che se tolgo allo spettatore la bellezza dell’aspetto fisico nella scena delle mani (come ad esempio due mani belle e giovani) quello che gli rimarrà da vedere sarà solo la bellezza del sentimento.

13) Come ritieni in generale la tua esperienza al Giffoni Film Festival?

E’ stata un’esperienza straordinaria, è qualcosa di vivo pulsante, giovane… Non esistono barriere ti dà la possibilità di trascorrere del tempo con persone provenienti da tutte le parti del mondo e si possono condividere le proprie passioni ed emozioni insieme a ragazzi provenienti da posti lontanissimi e rendersi conto che non esistono barriere nè differenze… per me si è trattato di qualcosa di nuovo e straordinario.

TRAILER ‘THE BOY AND THE MOON

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Cinema

Il corto Eyes al Nuovo Cinema Aquila di Roma il 28 Gennaio

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Martedì 28 Gennaio alle 21.30 al Nuovo Cinema Aquila Mimmo Calopresti presenta il corto ‘Eyes’ , in testa al suo ‘Aspromonte-la terra degli ultimi’. A grande richiesta torna nella sala del Pigneto il film indipendente campione d’incassi: tutti i martedì del mese ‘Aspromonte-La terra degli ultimi’ verrà presentato dall’autore e preceduto da un cortometraggio selezionato da Calopresti stesso. Il 28/1 sarà il turno di ‘Eyes’ di Maria Laura Moraci.

‘Eyes’ è stato scritto, diretto e autoprodotto a 23 anni da Maria Laura Moraci, che è anche una delle 9 protagoniste; ha la fotografia del Maestro Daniele Ciprì e la color di Andrea Baracca (Red). Ha due tematiche centrali: violenza sulla donna e indifferenza. La sua particolarità è quella di avere 28 attori su 30 che recitano con gli occhi chiusi proprio come metafora del guardare le cose senza vederle veramente. Il corto è infatti dedicato a Niccolò Ciatti e a tutte le altre vittime dell’Indifferenza. Il corto di Maria Laura Moraci da Maggio 2018 è stato selezionato in oltre 55 festival e ha vinto 23 premi, tra cui: i Corti D’Argento nella sezione “Società e Solidarietà”, Miglior Corto al Roma Web Fest, un premio al Campidoglio e un premio offerto dalla Sony all’Ischia Film Festival.

SINOSSI

Personaggi di diversa età, etnia ed estrazione sociale sono ingabbiati in una società frenetica incline alla violenza e al consumismo. In scena 30 attori, di cui 28 ad occhi chiusi per indicare l’indifferenza e la superficialità che ci trascinano sempre più a guardare senza vedere veramente. Aspromonte – La terra degli ultimi è ambientato ad Africo, un paesino arroccato nell’Aspromonte calabrese, negli anni ’50, dove una donna muore di parto perché il dottore non riesce ad arrivare in tempo perché non esiste una strada di collegamento. Gli uomini, esasperati dallo stato di abbandono, vanno a protestare dal prefetto. Ottengono la promessa di un medico, ma nel frattempo, capeggiati da Peppe, decidono di unirsi e costruire loro stessi una strada. Tutti, compresi i bambini, abbandonano le occupazioni abituali per realizzare l’opera. Dichiara il regista Mimmo Calopresti: «Il Sud è da sempre luogo geografico e luogo dell’anima. Inferno e paradiso, cronaca e favola. Così è questo film. Africo è in Europa, e ci ricorda cosa, solo un secolo fa, poteva essere la nostra terra, ma in quanto Sud assomiglia nei suoi sogni e nelle sue sconfitte, più che al nostro continente, a tutti i luoghi ai margini del mondo. Ancora vivi, ancora presenti, ancora disperatamente alla ricerca di un futuro, alle porte dell’Europa.»

Aspromonte – La terra degli ultimi diretto da Mimmo Calopresti vede nel cast Valeria Bruni Tedeschi, Marcello Fonte, Francesco Colella, Marco Leonardi e con Sergio Rubini. È una produzione IIF – Italian International Film – società di Lucisano Media Group – con Rai Cinema, prodotto da Fulvio e Federica Lucisano, con il contributo di Regione Calabria e Calabria Film Commission; scritto da Mimmo Calopresti con Monica Zapelli, già autrice de I cento passi, con la collaborazione di Fulvio Lucisano, tratto dall’opera letteraria di Pietro Criaco Via dall’Aspromonte (Rubbettino Editore). Il film è distribuito da IIF – Italian International Film dal 21 novembre.

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Cinema

Libera Uscita, via al crowdfunding per il nuovo corto di Michele Saia

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Il 25 Novembre 2019 parte la campagna di crowdfunding per raccogliere i fondi necessari a produrre LIBERA USCITA, il nuovo cortometraggio scritto e diretto da Michele Saia. Dopo IO NON HO MAI, Saia racconta come i sentimenti, l’amore e la sessualità possono essere vissuti in maniera del tutto differente e come spesso ci si sofferma troppo poco a riflettere sulle conseguenza delle nostre azioni.

Sinossi Ufficiale: 1997, Pietro e Francesco vivono in un convitto, lontano dalle proprie famiglie. Pietro si trova lì per motivi di studio mentre Francesco per tentare una carriera da calciatore. La timidezza impedisce a Pietro di vivere appieno le esperienze tipiche della sua età. Al contrario Francesco, bello, sicuro di se e fortemente competitivo, vive con grande determinazione ogni situazione. Poi c’è Ramona che comprenderà a sue spese che il sentimento che prova per Francesco non è ricambiato, in un contesto sociale capace di tessere quella visione stereotipata dei generi che distorce la realtà e spesso sfocia nella violenza.

LIBERA USCITA mostra come la violenza sulle donne viene argomentata in due maniere (dagli uomini ma spesso anche dalle stesse donne): “normalizzata”, quando non si ha la percezione della gravità delle proprie azione e si minimizza o “romanticizzata”, quando si giustificano le proprie azione con un amore distorto, una contorta premura, così da rendere tutto ammissibile.

Ambientare questa storia a fine anni ‘90 è una scelta ben precisa che ha permesso di prendere le distanze da un argomento oggi tanto dibattuto. L’idea di creare dibattito sul film è l’obiettivo primario di questo lavoro che non ha intenzione di portare avanti una denuncia, ma si limita a offrire degli spunti di riflessione che ognuno può tradurre in base al suo paradigma. 

Per aiutare il progetto e contribuire alla produzione basta cliccare qui e fare la propria offerta, ognuno in base alle proprie possibilità.

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Cinema

Io non ho mai, la recensione del cortometraggio di Michele Saia

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L’opera prima di Michele Saia, cortometraggio dal titolo Io non ho mai, è innanzitutto un racconto di fisici giovanili e corpi che si muovono nello spazio. Rispettando la tradizione dei film per ragazzi avviata di Rob Reiner, anche il protagonista del corto di Saia dovrà fuggire da altri ragazzi che lo vogliono acchiappare, dovrà saltare, cadere e correre per mettersi al riparo. Sarà lui ad insegnare suo fratello più grande, un ragazzone imponente e grosso ma affetto da ritardo mentale, ad andare in bici nonostante la contrarietà della loro madre. Anche in questo caso, quindi, l’emancipazione passerà attraverso l’utilizzo del proprio corpo, la capacità di coordinazione e l’attività fisica.

È come se il corpo fosse lo strumento attraverso il quale i ragazzini esprimono le loro aspirazioni e i loro sentimenti. Non a caso, quindi, anche la ragazza di cui il protagonista è innamorato sarà caratterizzata innanzitutto da un segno sul viso e questo “difetto” estetico ne determinerà la personalità. Ancora una volta è il corpo che viene prima di tutto il resto. La conosceremo prima attraverso la sua faccia e solo successivamente attraverso le sue parole e le sue intenzioni. 

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Saia, laureato con lode in grafica d’arte e progettazione, sembra ragionare come un regista di cartoni animati. Grazie alla precisa e dettagliata progettazione delle inquadrature, basata sull’utilizzo dello storyboard, ogni scena di Io non ho mai sembra avere alla base un’idea visiva prima ancora che di scrittura. Il modo in cui la macchina da presa si avvicina ai personaggi, invadendo la loro intimità, per poi allontanarsi, come a volerli osservare da lontano senza intromettersi nelle vicende, suggeriscono una consapevolezza ben precisa di voler narrare innanzitutto attraverso le immagini e solo successivamente attraverso i dialoghi e le azioni. Saia utilizza quindi tutti gli elementi propri del mezzo cinematografico per compiere una intelligente sintesi di ciò che vuole veicolare attraverso il racconto.

Così ad esempio il sound design, utilizzato brillantemente per interferire con il realismo delle scene, per suggerire la presenza di qualcosa che non possiamo vedere o per amplificare ed estremizzare i rumori dell’ambiente in cui si svolge l’azione, sembra quasi mettere in discussione la veridicità di ciò che stiamo osservando. Si tratta di un’avventura reale o del ricordo nostalgico, per definizione “manomesso”, di un evento verificatosi nel passato? Questa aleatorietà del racconto, questa vaghezza ricercata, sottolineata dal fatto di non aver dato un nome al ragazzo di cui si narra, contribuisce all’astrazione della vicenda specifica che viene messa in scena e aiuta a rendere universale la condizione di un giovane protagonista alla ricerca di un proprio posto nel mondo e di un modo “giusto” di relazionarsi con gli altri (ma anche con se stesso).

Saia riesce a fare tutto questo senza rinunciare alla ricercatezza formale e al gusto estetico (il “rifugio” dei due ragazzi è un piccolo gioiello andersoniano) e allo stesso tempo riuscendo a trasmettere un genuino senso di avventura, conferendo dinamismo alle scene attraverso i momenti degli attori e quelli della macchina da presa. I protagonisti di Io non ho mai veicolano attraverso la loro presenza scenica le loro ansie e i loro desideri più sopiti. Ogni loro gesto, anche quello apparentemente meno spiegabile, ci rivela qualcosa di loro che prima non sapevamo. E il “vagabondaggio” del giovane protagonista avviene in uno spazio molto più ampio e indefinito di quanto possa essere quello di un piccolo paese di provincia. Un territorio inesplorato ancora da conquistare, un passo alla volta. Da soli o, preferibilmente, assieme alle persone giuste. 

IO NON HO MAI – trailer – from Michele Saia on Vimeo.

Photo Credit: Barbara Tucci e Gianluca Scerni

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