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Jamie Dornan compie 35 anni, bello bello in modo assurdo e non solo?

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Conosciuto da milioni e milioni di spettatori (soprattutto donne) in tutto il mondo per aver interpretato il ruolo del miliardario masochista Christian Grey, il bel Jamie Dornan insieme alla moglie Amelie Warner e le sue due bimbe Dulcie ed Elva, oggi spegnerà 35 candeline. Il viso da bravo ragazzo e il fisico scultorio sono i primi due motivi che hanno spinto fan di tutto il mondo a seguire i diversi film nei quali Jamie Dornan ha preso parte, passando dal seducente conte svedese Hans Axel von Fersen del film Marie Antoinette (2006), al Dottor Allan Pascal nel thriller psicologico The 7th Life of Louis Drax (2007), fino al comandante Patrick Gunlan del battaglione di fanteria irlandese nel film La battaglia di Jatodville (2016).

La bellezza è la chiave del suo successo?

Sebbene non ami essere considerato bello – impresa oggettivamente complicata e tipica di chi può permettersi un nudo integrale – Jamie ha iniziato ufficialmente la carriera cinematografica più di dieci anni fa, in seguito ad un incontro su un set pubblicitario con la sua ex Keira Knightley, che lo instradò nel mondo del cinema ad Hollywood. Inizialmente scritturato per interpretare ruoli secondari, negli ultimi anni, insieme alle sue “sfumature” è diventato il protagonista del fenomeno mondiale letterario più seguito e contestato degli ultimi tempi. Dornan, contrariamente a quello che tutti pensano sul suo conto, è convinto che la sua bellezza non sia stata la chiave del successo, ma bensì il suo modo di recitare e di interpretare un personaggio in alcuni dei casi, scomodo.

Quando si parla di Jamie Dornan non è giusto etichettarlo solo come un attore “che ha fatto un film osceno e terribile”. E bene tenere in considerazione che si sta parlando di un attore che merita di essere monitorato dopo i diversi ruoli che ha interpretato. Altresì è doveroso ammettere che l’aspetto curato, “moderatamente palestrato” a seguito della sua esperienza prima come giocatore di rugby e poi come modello di moda, abbia avuto la giusta rilevanza nella sua carriera.

Le difficoltà di interpretare Christian Grey

Nonostante il successo dirompente che la trilogia dei film di 50 sfumature di grigio, di nero e di rosso, ha regalato a Jamie Dornan, interpretare questo personaggio per lui è stato tutt’altro che semplice. Continue minacce di abbandono sul set, lo stress causato dalle diverse scene erotiche, nudi integrali e varie scenate di gelosia da parte della moglie per i momenti di maggiore complicità con la sua partner sul set Dakota Johnson, hanno portato Jamie a dichiarare che per lui il capitolo Grey è chiuso, affermando che non prenderà parte ad un ipotetico quarto capitolo.

Il personaggio di Christian Gray, nato dalle pagine del romanzo di E.L. James, sebbene sia stato carne da macello per la critica, dal punto di vista del box office e del richiamo del pubblico è stato un assoluto successo mondiale. Tantissimi fan di diversa etnia, di diverse fasce di età hanno amato e continuano ad amare la storia tra Anastasia Steele (Dakota Johnson) e il suo fidanzato a dir poco trasgressivo.

Curiosità in continua crescita in vista dell’uscita dell’ultimo capitolo della trilogia erotica, 50 sfumature di rosso, nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 14 febbraio 2018, durante il quale tutti i nodi verranno  pettine, Jack Hyde tornerà per farsi giustizia e finalmente la “nuova” famiglia Gray inizierà a prendere forma. Uomo dalle mille capacità, anche imprenditoriali, Dornan vanta un patrimonio di 58 milioni di dollari, dovuti a un’azienda di cosmetici, una catena di fast food “Fat Dornan Burger”, una squadra di calcio (The Hollywood Angel), un marchio di vodka e una marca di profumi ed abbigliamento giovanile. Intraprendente proprio come Grey negli affari, oltre a queste attività, lo scorso anno è stato inserito nella classifica dei 100 attori più pagati del 2016 nella rivista People with money.

I prossimi progetti di Jamie Dornan

Gli appuntamenti cinematografici che vedranno impegnato l’attore di origine irlandese, precisamente di Belfast, riguardano il film H-Blook di Jim Sheridan nel quale interpreta un membro dell’IRA e poi nella pellicola Robin Hood: Origins di Otto Buthurst nel ruolo di Will Scarlett componente della compagnia dei Merry Men.

Il futuro cinematografico del bell’attore irlandese – impegnato anche nella terza stagione della serie tv The Fall, nel ruolo del serial killer Paul Spector colpevole di diversi omicidi di donne single a Belfast – sembra essere costellato da diverse produzione cinematografiche, che aspettano solo il primo ciak. Detto questo, non rimane che fare i migliori auguri a Jamie Dornan…e ai suoi addominali.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Netflix

Stateless | La recensione della serie Netflix con Cate Blanchett

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Quattro distinte storie, quattro percorsi personali che si incrociano e intrecciano all’interno di un campo di detenzione per gli immigrati in attesa di richiesta d’asilo su suolo australiano. Una giovane donna di origini tedesche che sta fuggendo da un culto che l’aveva circuita e un rifugiato di origini afgane in cerca di ciò che rimane della sua famiglia, e poi ancora un padre di famiglia che pensava di aver trovato il lavoro perfetto e una burocrate alle prese con la complessa gestione della struttura e degli esseri umani lì reclusi.

Stateless non va per il sottile già nei primi due episodi, qui oggetto di analisi, e riporta alla mente almeno nelle fasi iniziali la struttura ad incastro che tanta fortuna diede a Alejandro González Iñárritu nella realizzazione della sua Trilogia sulla morte. In occasione dell’arrivo in esclusiva su Netflix vi portiamo alla scoperta di un progetto ricco di spunti interessanti e aperto a riflessioni quanto mai contemporanee.

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Stateless – Lo scavo del dramma

Il primo episodio in particolar modo è quello più frastagliato, con i vari tasselli che seguono le relative storyline prima di collimare definitivamente e aprire un quadro generale più esaustivo e organico. Un approccio ad alto ritmo che rischia parzialmente di introdurre troppo velocemente i personaggi e le contigue situazioni che le vedono coinvolti, con un montaggio che alterna senza continuità di sorta i vari cambi di location per esporre nel minor tempo possibile tutte le carte narrative in ballo.

Se l’intento di fondo appare già quindi lodevole, la messa in scena è invece poco omegenea e solo dalla seconda puntata si comincia a intravedere il cuore pulsante del racconto, quando la “prigione” per i richiedenti asilo diventa l’ambientazione principale. E allora ecco il via ad una manciata di flashback che riguardano il controverso personaggio di Sofie, nella ricerca di variera un’impostazione base che altrimenti potrebbe soffrire di stagnazione.

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Stateless – Spunti e potenzialità

Stateless accende i riflettori sul dramma sempre attuale inerente l’immigrazione di massa, che riguarda bene o male gran parte del mondo occidentale, e non è un caso che la vicenda sia ambientata proprio in Australia, uno dei Paesi che impone maggior restrizioni a chi varca i confini nazionali. Una serie fortemente voluta dalla produttrice Cate Blanchett, che si ritaglia anche un amiguo ma efficace ruolo secondario, proprio per porre l’attenzione sull’argomento e aprire gli occhi al grande pubblico su dinamiche spesso sconosciute all’opinione pubblica.

La storia è ispirata a quanto realmente accaduto alla cittadina di origini tedesche Cornelia Rau, detenuta in uno di questi campi per dieci mesi tra il 2004 e il 2005, con le ovvie libertà del caso per rendere il tutto più appetibile allo spettatore. Questi due episodi d’apertura garantiscono una discreta carica tensiva, con momenti toccanti ed altri spiazzanti, e un discreto contorno che mette anche a confronto le differenze sociali tra i vari angoli del pianeta, innescando al contempo elementi pronti a scatenare sviluppi interessanti nel prosieguo del racconto. Se il buongiorno si vede dal mattino, le premesse sono incoraggianti.

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Cinema

E’ stata la mano di Dio | Paolo Sorrentino scrive e dirige un nuovo film Netflix

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E' stata la mano di Dio

Il premio Oscar® Paolo Sorrentino scriverà e dirigerà E’ stata la mano di Dio per Netflix. Il film è prodotto da Lorenzo Mieli per The Apartment, del gruppo Fremantle, e da Paolo Sorrentino. Le riprese partiranno a breve a Napoli.

“Sono emozionato all’idea di tornare a girare a Napoli, vent’anni esatti dopo il mio primo film – dichiara Paolo Sorrentino – È stata la mano di Dio è, per la prima volta nella mia carriera, un film intimo e personale, un romanzo di formazione allegro e doloroso. Sono felice di condividere questa avventura col produttore Lorenzo Mieli, la sua The Apartment e Netflix. La sintonia con Teresa Moneo, David Kosse e Scott Stuber – di Netflix, sul significato di questo film, è stata immediata e folgorante. Mi hanno fatto sentire a casa, una condizione ideale, perché questo film, per me, significa esattamente questo: tornare a casa”.

Dichiara Lorenzo Mieli, CEO di The Apartment: “Lavorare con Paolo è sempre un immenso piacere. Farlo questa volta, per produrre un film, mi rende ancora più felice ed emozionato. Come succede sempre, quando affrontiamo un nuovo progetto insieme, Paolo mi sorprende per la capacità che ha di sparigliare le carte e di rinnovarsi. Una capacità di guardare ostinatamente avanti che ci ha fatto trovare in Netflix – protagonista assoluto dell’innovazione – il partner ideale per affrontare insieme questo nuovo, emozionante, viaggio”.

David Kosse, Vice Presidente, International Original Film di Netflix ha aggiunto: “Sono sempre stato un grande fan di Paolo Sorrentino, quindi non appena ci è stato presentato È STATA LA MANO DI DIO, abbiamo capito che volevamo collaborare con lui e Lorenzo su questo progetto. È un onore lavorare con uno dei più grandi cineasti d’Europa e portare la sua incredibile storia al mondo”.

Scott Stuber, Head of Films, Netflix afferma: “Paolo è un autore straordinario, uno dei protagonisti del cinema mondiale. Un film personale che lo riporta a Napoli, la sua città, ed è una storia scritta splendidamente con il suo stile inconfondibile. Per costruire una grande casa di produzione, servono grandi filmmaker da ogni parte del mondo, che raccontino storie in tutte le lingue. Con la maggior parte dei nostri abbonati fuori dagli Stati Uniti, sotto la guida di David, nell’ultimo anno abbiamo sviluppato la nostra iniziativa cinematografica internazionale e non vediamo l’ora di portare la storia di Paolo e molte altre a un pubblico globale”.

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Cinema

Margot Robbie | I 30 anni dell’attrice australiana

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Tra le attrici più richieste del momento, Margot Robbie ricalca il prototipo della bellezza classica, bionda e sexy come il ruolo che le compete nel moderno mondo dello star system hollywoodiano. Nel giro di pochi anni l’attrice australiana ha saputo costruirsi una carriera di tutto rispetto – avvantaggiata in questo dal suo prorompente fascino – nella quale è stata candidata sia agli Oscar che ai Golden Globe, in duplice occasione per entrambi e senza nessuna statuetta ottenuta.

Ma siamo sicuri che sia solo questione di tempo prima che Margot possa finalmente mettere le mani su un riconoscimento di peso, giacché l’età è tutta dalla sua parte. Sono trenta le candeline che infatti la Nostra spegne nella giornata di oggi e per l’occasione abbiamo deciso di ripercorrere i passi salienti della sua carriera.

Gli inizi

the wolf of wall street

The wolf of Wall Street

Dopo alcune esperienze televisive in produzioni australiane sbarca Oltreoceano e fa il suo debutto nella serie televisiva Pan Am, incentrata su un team di piloti e assistenti di volo. La critica boccia il progetto ma la Robbie viene considerata tra i pochi elementi positivi, tanto che solo alcuni mesi più tardi viene scelta da Richard Curtis per un ruolo nella commedia romantica Questione di tempo (2012). L’ideale biglietto da visita per il definitivo lancio, che avverrà con la partecipazione a The Wolf of Wall Street (2013) di Martin Scorsese, dove (s)veste i panni della seconda moglie del protagonista, interpretato da Leonardo DiCaprio: la critica la osanna e per il pubblico diventa una sex symbol.

Leggi anche: Margot Robbie | 5 personaggi Marvel per cui sarebbe perfetta

Il successo

harley quinn

Harley Quinn

Il cinema ormai è la sua casa natale e la troviamo in film di diversi generi e ambientazioni: dal drammatico/bellico Suite francese (2014) alla commedia Focus – Niente è come sembra (2015) – dove divide il set con Will Smith – l’attrice è sulla cresta dell’onda. Tra titoli meno conosciuti come Whiskey Tango Foxtrot (2016) e altri fallimentari come The legend of Tarzan (2016) dove interpreta la donna amata dall’eroe, viene scelta per la parte di Harley Quinn nel cinecomic DC Suicide Squad (2016): il film riceve sonore bocciature ma il suo personaggio entra nell’immaginario comune, tanto da diventare uno dei più copiati nel mondo dei cosplay. Con Tonya (2018), operazione biografica ispirata alla vita della pattinatrice Tonya Harding, riceve svariate candidature a premi importanti e si consacra sempre di più, vestendo a breve distanza i panni di un’altra figura realmente esistita, la regina Elisabetta I d’Inghilterra, nel dramma storico Maria regina di Scozia (2018).

La consacrazione e il futuro

cera una volta...a hollywood

C’era una volta…a Hollywood

Il 2019 è un anno altrettanto foriero di soddisfazioni, con la chiamata di Quentin Tarantino che la vuole per darle il ruolo della compianta Sharon Tate nel magnifico C’era una volta… a Hollywood e un altro titolo ispirato a fatti reali, il film di denuncia Bombshell – La voce dello scandalo, per il quale ottiene le sue seconde nomination a Oscar e Golden Globe.

Sarà poi di nuovo il turno di Harley Quinn, con il personaggio assoluto protagonista del cinecomic tutto al femminile, e poco considerato ai botteghini, Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn (2019) – ruolo che tornerà a vestire nel programmato The Suicide Squad (2021). Tra le altre pellicole in cantiere nella quale più la attendiamo citiamo Marian, nuova versione delle leggenda di Robin Hood, e il live-action di Barbie: d’altronde chi, più di lei, poteva interpretare la bambola più famosa al mondo?

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