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La National Society of Film Critics premia Melancholia come miglior film del 2011

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Qualche giorno fa Lars von Tirer ha avuto modo di rifarsi, dopo tutte le critiche negative mosse al suo ultimo film: la N.S.F.C. ha incoronato Melancholia miglior film del 2011. Con la sua apparizione alla 64/a edizione del Festival di Cannes, Lars von Trier ha destato indignazione, affermando di simpatizzare un po’ con Hitler, per via dei disastri creati da Israele in Palestina. Qualche critico ha preso questo intervento come la chiave di lettura di tutta la cinematografia del regista danese, compreso il suo ultimo apocalittico film Melancholia.

Come saprete, la trama del film è mostrata nei primi quindici minuti da un onirico, quanto inquietante preludio, che si conclude con la collisione fra il pianeta Melancholia e la Terra. Molta parte della critica, influenzata dalle dichiarazioni rilasciate a Cannes, ha concluso che in Melancholia von Trier abbia voluto ripetere l’assassinio del genere umano, ossessionato dalle sue manie naziste, ma forse ha dimenticato che il primo fotogramma che appare sul grande schermo, accompagnato dalle note del Prologo del Tristan und Isolde di Wagner, mostra il viso di Justine/Kirsten Dunst distrutto dalla depressione. Justine è il personaggio che von Trier ha scelto come portavoce della sua visione del mondo, tant’è che lo ha creato ispirandosi alla sua stessa depressione. Perciò, partendo dal presupposto che l’arte deve essere libera da qualsiasi giudizio politico, ripercorreremo la complessa simbologia di Melancholia per dimostrare che, invece di essere pervaso da un nazismo di fondo, l’ultimo lavoro di Lars è un’attenta osservazione della depressione, la quale si sublima in qualcosa di mistico.

La fine del mondo, intesa come fine della società, nella cinematografia di von Trier è un motivo che ritorna spesso in Dogville, Manderlay, Antichrist ed anche in Melancholia, ma qui non si tratta di un impulso sorto dal bisogno di eliminare il mondo: la Terra viene distrutta da un pianeta che si nascondeva dietro al sole, è perciò una conseguenza della Natura matrigna. Per il regista danese è la natura ad essere cattiva, guarda caso Justine dice: “La Terra è cattiva! Non mancherà a nessuno!”. In Melancholia la malvagità della natura è un dato di fatto: il pianeta Melancholia distruggerà la Terra e gli uomini non possono che rassegnarsi. Facciamo un passo avanti e diciamo che l’Olocausto non può essere paragonato alla fine del mondo, e le accuse a von Trier cadono.  Il genocidio, come definito dalla risoluzione numero 96 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, emessa l’11 dicembre 1946, è “una negazione del diritto alla vita di gruppi umani (…) razziali, religiosi, politici e altri che siano stati distrutti in tutto o in parte”, perciò non si può concludere che Melancholia esprima un qualche spirito nazista, perché von Trier va oltre e fornisce come dato di fatto che, per qualche coincidenza astrale, la Terra sarà distrutta da un pianeta rimasto a lungo nascosto dietro il sole. Se quello di Hitler e di altri dittatori o forze autoritarie fu un progetto politico, certamente deprecabile, volto ad escludere una etnia, Melancholia è un prodotto artistico che mostra l’apocalisse interiore che travolge l’occidentalismo. Infatti l’unico rigurgito che è possibile riscontrare all’interno di questa pellicola è l’avversione nei confronti della moderna società dei consumi: pubblicitaria di successo, Justine non trova alcun senso nel matrimonio come nella sua occupazione, espressione dello sfrenato consumismo dei nostri giorni e del “nulla”. Non riconoscendo più il valore delle istituzioni tipiche della società dei consumi, Justine inizia a desiderare la morte e la distruzione portate da Melancholia, al punto tale da sembrare lei la calamita che attira il funesto Pianeta verso la Terra. In definitiva si tratta di un condivisibile rifiuto, per mancanza di senso, degli sfrenati e compulsivi valori della società occidentale. Il pessimismo di cui si fa portatore Lars, attraverso le vesti di Justine è molto vicino al pensiero filosofico di Simone Weil, pensatrice e scrittrice francese vissuta nel periodo delle due Guerre Mondiali. Quella della pensatrice parigina può considerarsi una visione pessimistica, nella misura in cui solo attraverso il contatto col male, inteso come dolore, l’uomo è in grado di recuperare i valori essenziali della vita. Abbracciare il dolore, la croce, come dice la Weil stessa, è purificazione e amore. Tutto ciò non costituisce un rimedio alla sofferenza, ma un uso soprannaturale della stessa ed è proprio con una forza soprannaturale che Justine, abbracciando il suo destino di morte, riesce a sentire il calore dell’umanità. Il pessimismo weliano, come quello di von Trier, si presenta sottoforma di necessità per trovare il senso delle cose, infatti sia la Weil, sia Justine/Lars non vogliono rifuggire il male, al contrario lo cercano e lo accettano per farne l’esperienza più alta della vita umana. Simone Weil, è bene chiarirlo, non fu mai cattolica, si avvicinò per un periodo al marxismo, per poi allontanarsene e riconoscere alcuni valori del cristianesimo e abbracciare il “sentire” tipico della cultura greca. In questa ottica Melancholia, non può essere considerato un film che si augura l’igiene del mondo nel senso nazista, anche se l’inconfondibile motivo wagneriano, che spesso ritorna, non promette bene in termini di antisemitismo, ma rappresenta piuttosto la sublimazione in chiave romantico-decadente delle ossessioni di von Trier: la Natura matrigna, l’autodistruzione della società dei consumi e soprattutto la depressione.

 

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Cinema

Teenage Mutant Ninja Turtles | le nuove tartarughe prodotte da Seth Rogen

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A giugno è stato annunciato che Seth Rogen e il suo partner di lunga data Evan Goldberg si sono uniti a Nickelodeon per realizzare il reboot di un film animato in CG intitolato Teenage Mutant Ninja Turtles . In una recente intervista rilasciata a Collider, l’attore ha parlato apertamente dell’inizio di questo progetto – ormai – imminente, rivelando che si tratterà di qualcosa completamente distaccato dagli adattamenti precedentemente realizzati.

Le dichiarazioni di Seth Rogen

L’attore e regista Seth Rogen parlando del film ha dichiarato:”Come fan da tutta la vita de Le Tartarughe Ninja, stranamente la parte” Teenage “di Teenage Mutant Ninja Turtles è sempre stata la parte che mi è piaciuta di più”. “E come se qualcuno che ha amato i film per adolescenti e ha girato molti film per i teenager, dedicando tutta la sua carriera a questo, decide di perfezionarsi. È molto eccitante per noi. Il resto non verrà trascurato, ma sarà un ottimo punto di partenza per il film”.

Il progetto animato in CG sarà prodotto da Seth Rogen , Evan Goldberg e James Weaver attraverso il loro banner Point Gray Pictures e diretto da Jeff Rowe mentre Brendan O’Brien si occuperà di scrivere la sceneggiatura.

Il nuovo film non segna solo la prima volta dopo oltre dieci anni dal film di animazione Teenage Mutant Ninja Turtles, ma segna anche la prima produzione cinematografica in CG per Nickelodeon Animation Studios, con Ramsey Naito, EVP di Animation Production e Sviluppo che supervisiona il progetto per Nickelodeon mentre Josh Fagen supervisiona Point Gray Pictures.

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Le origini di Teenage Mutant Ninja Turtles

Creato originariamente nel 1984 con l’omonimo fumetto dei Mirage Studios, gli eroi protagonisti della storia sono approdati sul piccolo schermo con la serie TV nel 1987. Solo tre anni dopo, nel 1990 sono arrivati al cinema ottenendo tra l’altro un grande successo al botteghino e tanto da aver realizzati altri tre film. Dopo un iniziale adattamento CGI nel 2007, il franchise sarebbe stato ripreso nel 2014 con un film ibrido tra live-action e CGI prodotto da Platinum Dunes e Paramount Pictures di Michael Bay.

Il primo venne presentato dalla critica mentre il secondo riuscì a riscuotere un successo, che il suo predecessore non fu in grado di avere. Fatto sta, che con l’arrivo del terzo film portò alla conclusione del progetto. Un reboot del genere, inizialmente era stato annunciato nel 2018 con Bay, Andrew Form e Brad Fuller come produttori e Andrew Dodge come sceneggiatore.

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Backstage e Curiosità

Avatar | i nuovi mech subacquei utilizzati nel sequel di James Cameron

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Dalle ultime news che nel corso degli ultimi mesi – o meglio, anni – si sono rincorse sul nuovo film della saga di Avatar, l’acqua è destinata a svolgere un ruolo molto importante. Nei sequel diretti dal regista James Cameron, come testimonia anche il profilo Twitter, saranno presenti alcuni nuovi mech subacquei. Una novità tecnologica non di poco conto, che ha raccolto il plauso dei fan del regista e dei suoi film.

Quando usciranno i prossimi film?

Da quando è uscito il primo film, diventato pietra miliare della cinematografia di fantascienza, incertezze e ritardi hanno tenuto banco e spazientito anche i fan. Come se non bastasse, il blocco del set causato dalla pandemia per il coronavirus, ha fatto rallentare ancora di più le lavorazioni. Se pensate che dopo mesi, sono verso i primi di giugno, il cast e i tecnici hanno potuto battere un nuovo ciak in Nuova Zelanda.

Secondo il calendario stilato da James Cameron con gli studio, i prossimi film dovrebbero seguire queste date, salvo ulteriori ritardi.
Avatar 2 è stato rinviato di un anno intero dal 18 dicembre 2020 al 17 dicembre 2021.
Avatar 3 è passato dal 17 dicembre 2021 al 22 dicembre 2023. 
Avatar 4 dovrebbe uscire il 19 dicembre 2025.
Avatar 5, che concluderà tutta la storia, è previsto per il 17 dicembre 2027.

È giusto precisare però, che gli ultimi due sequel, saranno realizzati solo se gli altri due film precedenti segneranno dei numeri da capogiro al boxoffice.

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Il cast di Avatar 2

Il cast della serie Avatar comprende Kate Winslet, Edie Falco, Michelle Yeoh, Vin Diesel, Jemaine Clement e Oona Chaplin insieme a una lista di giovani attori.
Nel nuovo film troveremo di nuovo Sam Worthington, Zoe Saldana, Joel David Moore, Dileep Rao, Stephen Lang, Matt Gerald e Sigourney Weaver.

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Ratched | Il trailer dell’attesa serie di Ryan Murphy ora disponibile

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Netflix ha rilasciato il primo trailer (visibile a fondo pagina) dell’attesa serie firmata dal sei volte vincitore di un Emmy Award, Ryan Murphy: Ratched si presenta come il prequel di quel capolavoro, diretto da Milos Forman e con Jack Nicholson, che è Qualcuno volò sul nido del cuculo.

Ratched | Sarah Paulson protagonista del prequel di Qualcuno volò sul nido del cuculo

Sarah Paulson (di recente vista e ammirata in Mrs. America) è la protagonista, nel ruolo della celebre infermiera Ratched, dalla sensibilità e le idee alquanto discutibili. Prima di lei Louise Fletcher ha vinto un Oscar per il ruolo.

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Sarah Paulson nei panni dell’infermiera Ratched

La serie è il prequel della pellicola del 1975, vincitrice del Premio Oscar come Miglior Film e basata sull’omonimo romanzo di Ken Kesey. La storia prenderà avvio nel 1947, mostrando lo sviluppo del personaggio, da umile infermiera a una dei più ripugnanti villain dello schermo di tutti i tempi.

Leggi anche: 5 personaggi iconici creati da Ryan Murphy

Creatore del progetto un giovane neodiplomato alla scuola di cinema che risponde al nome di Evan Romansky, al quale si deve la sceneggiatura. Si dice che l’agente di Murphy ci abbia impiegato un anno a comprare diritti e a convincere Douglas e la tenuta Saul Zaentz a saltare a bordo dell’impresa.

Ratched | La spunta Netflix nella battaglia per i diritti del progetto

A quanto sembra, ci sarebbe stata una vera e propria lotta tra Netflix, Hulu e Apple, prima che la spuntasse la piattaforma streaming che ospita i progetti di Murphy ormai da un po’ di anni.

Insieme allo stesso Murphy, a Douglas e a Romansky, Aleen Keshishian, Margaret Riley e Jacob Epstein della Lighthouse Management & Media vestiranno i panni di co-produttori esecutivi. La Paulson produrrà invece affiancata da Paul Zaentz della Saul Zaentz Company.

Leggi anche: Naya Rivera è morta a soli 33 anni, ritrovato il corpo

Lo Studio dello show è Fox 21. Il debutto su Netflix di Ratched è programmato per il 18 settembre 2020. E ora non resta che godersi il trailer!

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