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Interviste

Mudbound, video intervista esclusiva a Mary J. Blige e Dee Rees

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Dopo il successo raccolto ad inizio anno con la sua presentazione al Sundance Film Festival, l’adattamento cinematografico di Mudbound, romanzo di Hillary Jordan, arriva in questi giorni alla Festa del Cinema di Roma grazie a Netflix, che distribuirà il lungometraggio attraverso la sua piattaforma a partire dal 17 novembre prossimo.

Terza opera della giovane regista afro-americana Dee Rees, da sempre attenta alle tematiche sociali e ai diritti delle minoranze, Mudbound offre uno spaccato dell’America dopo il secondo conflitto mondiale e riflette sulle tensioni ancora esistenti tra gli strati più poveri della società. L’esordio alla regia della Rees, Pariah, trovò parecchi sostenitori al Sundance Festival del 2011, grazie alla potente storia di una ragazza appena diciassettenne alla scoperta della propria sessualità, mentre la breve incursione sul piccolo schermo con il biopic targato HBO sulla vita della cantante blues Bessie Smith le fece ottenere numerose candidature ai Golden Globes e agli Emmy Awards.

Dee Rees torna ancora una volta sui temi del razzismo e dell’emancipazione femminile, analizzando in una prospettiva storica quelle che sono ferite ancora aperte nel tessuto sociale americano. Mudbound racconta la storia della giovane insegnante Laura Chappell, costretta a seguire il marito e a trasferirsi dalla grande e civile Memphis in una vecchia fattoria nel Mississippi. A darle sostegno e forza nell’affrontare ogni giorno una vita nei campi certamente distante da quella da lei sempre sognata, ci sarà l’amicizia con la sua vicina Florence Jackson. Una amicizia destinata però ad essere ostacolata dai pregiudizi di una comunità ancorata ad una visione classista e razzista degli Stati Uniti, per cui una giovane donna bianca non può instaurare un rapporto alla pari con una donna di colore. Un giorno l’improvviso ritorno a casa di Jamie, reduce della seconda guerra mondiale e fratello del marito Henry, susciterà in Laura, ammaliata dal suo fascino e dai modi gentili del ragazzo, sentimenti nuovi e mai provati prima con tale intensità. Qui sotto potete vedere la nostra video intervista alla regista e alla cantante Mary J. Blige che abbiamo incontrato a Londra in occasione dell’anteprima del film.


Protagonista di Mudbound è l’attrice britannica Carey Mulligan, che torna a recitare un ruolo dal forte impegno sociale dopo quello interpretato in Suffragette solo due anni fa, mentre il personaggio del giovane soldato di cui la protagonista si innamorerà ha gli occhi chiari del Garrett Hedlund di On the road. Jonathan Banks, volto ormai celebre grazie al ruolo di Mike in Breaking Bad, veste i panni del padre di Jamie ed è invece Mary J. Blige ad impersonare Florence, la donna di colore con cui Laura stringerà una forte amicizia.

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Cinema

The Rossellinis | video intervista ad Alessandro Rossellini sul documentario che racconta la sua famiglia

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Alla Settimana Internazionale della Critica, durante la 77esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, è stato presentato The Rossellinis, documentario diretto dal primo nipote del regista di Roma città aperta. Alessandro, al suo esordio con un lungometraggio cinematografico dopo una lunga carriera come fotografo, torna al Lido dopo aver presentato il cortometraggio Viva Ingrid! nel 2015. The Rossellinis è un ritratto ironico, allo stesso tempo affettuoso e sardonico, di una delle famiglie più chiacchierate del cinema. Internazionale e numerosissima.

The Rossellinis | intervista ad Alessandro Rossellini

La famiglia che scandalizzò la società degli anni Cinquanta, nel documentario di Alessandro, viene mostrata per la prima volta “dall’interno”, rappresentata su schermo ribaltando l’immaginario che i rotocalchi ne hanno fatto negli anni. Il regista cerca quindi di andare oltre quel “circo mediatico” nato intorno alla figura di nonno Roberto e alla sua famiglia, ma anche oltre il mito inscalfibile del maestro venerato dagli appassionati di cinema.  

Nella nostra intervista, Alessandro Rossellini ci racconta della “rossellinite”, ovvero di quella sindrome di cui sono stati “affetti” per anni lui e gli altri componenti della famiglia, e del lavoro, lungo anni, fatto sul film.

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Cinema

Venezia 77 | Pietro Castellitto presenta I Predatori: “Senza Nietzsche forse non avrei fatto il regista”

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“Mio padre ad un certo punto si era messo in testa di voler recitare la parte del padre del mio personaggio nel film. Allora io l’ho preso in disparte e gli ho detto: ma tu ci tieni al mio futuro o no?”. Così Pietro Castellitto, figlio di Sergio, presenta in conferenza stampa il suo esordio alla regia. I Predatori è in concorso Orizzonti durante la 77esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Un film pregno di cattiveria, cinismo e coraggio di andare sopra le righe, mettendo in scena dei personaggi appartenenti a due famiglie solo superficialmente differenti per estrazione sociale e comportamenti, ma accomunate dalla stessa ferocia e disperazione. Nel cast del film figurano Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia, Pietro Castellitto, Giorgio Montanini, Dario Cassini, Anita Caprioli e Marzia Ubaldi.

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Venezia 77 | I Predatori di Pietro Castellitto

Pietro Contento Castellitto, nato nel 1991, ha debuttato nel cinema a tredici anni in una piccola parte nel film Non ti muovere (2004), diretto dal padre. Dopo altri piccoli ruoli da attore, Pietro ha abbandonato per diversi anni la recitazione per dedicarsi alla carriera universitaria, laureandosi in filosofia. Da qui anche la centralità della figura di Nietzsche nel suo film (“se non ci fosse stato Nietzsche probabilmente non avrei fatto il regista”).

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“Agli inizi sentivo di andare incontro ad una ferocia immotivata, ad un pregiudizio su di un attore che ancora non aveva dimostrato nulla. Mi convinsi allora che non ero in grado di fare quel mestiere. Spesso va così, si reagisce alle ingiustizie convincendosi di meritarsele”, ha spiegato Pietro Castellitto. Adesso il giovane interprete e regista è pronto per tornare come attore in produzioni importanti come Freaks Out di Gabriele Mainetti e nella serie su Francesco Totti in cui interpreterà il leggendario capitano della Roma.

Un film antiborghese

Ma anche l’esordio da regista non è stato facile. “Ho scritto la sceneggiatura de I Predatori quando avevo 22 anni. Ma all’epoca non avevo credibilità lavorativa. Scrivevo cose e le facevo leggere a gente che prima mi faceva i complimenti e poi scompariva, non richiamandomi mai. Domenico Procacci è stato il primo ad avermi dato fiducia. Quando sono entrato nei loro uffici mi sono detto: ecco, si stanno sbagliando, questi mi fanno fare un film per davvero”.

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Un film che alcuni potrebbero giudicare “antifascista”, ma che, come spiega il suo stesso autore, è in realtà un film antiborghese: “Un film antifascista avrebbe avuto senso sono durante il Ventennio. Ma allora non te lo facevano fare. I fascisti del mio film sono colorati e sfarzosi, come quegli animali dai pigmenti colorati che fanno finta di avere in corpo un veleno letale che in realtà è esaurito da tempo”.

Manomettere il mondo

Ne I Predatori torna centrale il tema delle classi sociali, dimostrando la differenza tra un classe (quella del proletariato) “che ha bisogno delle armi per essere dei predatori” e quella opposta (la borghesia), che ha invece strumenti molto più raffinati e funzionali a propria disposizione dei fucili e delle pistole. “Quasi tutte le opere scritte dai giovani nascono da un disagio o da un sentimento da voler comunicare. Non dalla volontà di imporre un messaggio. Federico è l’unico personaggio un po’ autobiografico e per questo lo interpreto io nel film. Come me appare impacciato anche quando è sicuro di sé. Ha la voglia di reinventare la modernità, di manomettere il mondo”. 

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Cinema

Guida romantica a posti perduti | la nostra intervista con il cast e la regista del film

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Giorgia Farina, a cinque anni dalla black comedy Ho Ucciso Napoleone, torna dietro la macchina da presa per Guida Romantica a Posti Perduti, road movie quieto e malinconica con protagonisti due personaggi “sbagliati”, interpretati da Jasmine Trinca e Clive Owen, che perseverano nei propri errori ma cercano allo stesso tempo di dare al mondo, attraverso la tv o il web, un’immagine di sé che non corrisponde alla realtà. 

Il film, presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 77 (e al cinema dal 24 settembre), segna il passaggio per la regista Giorgia Farina dalla commedia pura ad un cinema dai tempi più dilatati e dai ritmi meno concitati. Abbiamo chiesto a lei e a due degli interpreti principali, Andrea Carpenzano e Irène Jacob, quali nuove sfide ha posto la realizzazione di questo atipico film “on the road”.

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