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Cinema

Obsessio, il thriller psicologico del regista catanese Giovanni Marzagalli

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Giovanni Marzagalli, giovanissimo regista che nel corso degli ultimi anni si è fatto conoscere nel settore con lo pseudonimo di John Real, si è formato all’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna e alla prestigiosa Ucla di Los Angeles. Proprio dalla sua esperienza americana, Marzagalli sembra aver fatto propria una estetica hollywoodiana che applica a ogni suo film, rinunciando al naturalismo della fotografia tipico di certo cinema italiano e prediligendo un look invece più sofisticato tipico delle grandi produzioni statunitensi. Dopo aver raggiunto nel 2011 il traguardo del Globo D’Oro, ricevuto all’età di 21 anni, diventando così il più giovane regista in Europa a ottenere il riconoscimento che ogni anno viene conferito dai giornalisti della stampa estera accreditata in Italia, Giovanni Marzagalli torna ora con un nuovo lungometraggio dalle grandi ambizioni, Obsessio.

Obsessio film

La trama di questo thriller psicologico è delle più classiche: Trevor McNills (il protagonista) soffre di un disturbo ossessivo compulsivo di personalità. Un disturbo che rende difficoltoso il rapporto con i dipendenti della sua azienda, che vorrebbe controllare anche nella loro sfera privata. Basterà poco, infatti, per rendere Trevor un pericoloso stalker. Attratto dalla sua giovane impiegata Natalie, il misterioso uomo d’affari inizierà a rendere la vita della ragazza un inferno, incapace di mettere un freno a quella che diverrà nel corso del film una vera e propria ossessione.

Con un passato nel cinema horror, dagli inizi con Native (che valse a Marzagalli il sopracitato Globo D’Oro come “Regista rivelazione dell’anno”) alle più recenti esperienze televisive (Feel the dead) e cinematografiche (The Beginning), il regista catanese sfrutta i meccanismi tipici del genere orrorifico traslandoli dal corpo (sul quale più banalmente si sfoga la violenza) all’intimità psicologica dei propri personaggi, vittime di una carneficina che si consuma ogni giorno: non esplosione fragorosa di violenza ma lento e incessante stillicidio. La sceneggiatura è in grado di sorprendere e utilizza interessanti premesse per scompigliare le carte in tavola e suggerire una realtà diversa da quella che, fin dall’inizio, viene proposta allo spettatore. Marzagalli rende in modo originale la frammentazione interiore dei personaggi, intervenendo direttamente sul mezzo filmico e sulla regia, rompendo gli equilibri e rendendo le proprie immagini caleidoscopi, attraverso i quali osservare le riflessioni multiple di una stessa inquadratura, che muta in modo imprevedibile.

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Si tratta di un film low budget, ma coraggioso e con una scrittura ricca di inventiva, che cela il vero terrore nella sua “ordinarietà” acquisita. Traccia una linea netta e dichiara la sua posizione su certi comportamenti come quello del mobbing sul posto di lavoro che, dopo il caso Weinstein e la nascita del movimento #MeToo rendono il film attuale e necessario. 

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Cinema

Cobra | 5 motivi per rivedere il film con Sylvester Stallone

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Cobra è un film del 1986, diretto da George Pan Cosmatos – sebbene ci sia la diffusa convinzione che lo stesso Sylvester Stallone, interprete principale e sceneggiatore, abbia messo mano e bocca su tutte le decisioni importanti – liberamente ispirato al romanzo di Paula Gosling, Bersaglio facile. Durante le riprese tra l’attore e Brigitte Nielsen c’erano delle simpatie, che furono molto chiacchierate sul set e fuori…

Cobra | Il contributo di Sly e la performance sul set

La performance del mitico Sly è frutto di un intenso lavoro, non solo dal punto di vista fisico. L’attore avrebbe dovuto infatti interpretare il protagonista di Beverly Hills Cop, ma alla fine il ruolo andò a Eddie Murphy. Fatto sta che Stallone aveva già messo mano alla sceneggiatura, riscrivendo molte sequenze per adattarle a lui e al suo phisique du role, e nel momento in cui il progetto è saltato, quelle modifiche furono apportate in Cobra. Da qui le voci che il regista fosse solo un nome sul cartellone. Si pensi inoltre che durante le riprese non era permesso a nessuno del cast secondario e della troupe di parlare con l’attore.

Leggi anche: Sylvester Stallone, 70 anni da Rocky

Cobra | Più morti che in un videogioco

In tutto, nel corso della narrazione, vengono uccise ben 52 persone. Provate a indovinare quante per mano dello stesso Cobra… Ve lo diciamo noi: 41! Ma provate a immaginare di poter controllare voi le azioni di Cobretti – ciò è stato reso possibile dal videogioco della Ocean Software per i computer Commodore 64, ZX Spectrum e Amstrad CPC – e di combattere contro le “belve della notte”. Avreste fatto di “meglio”?

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Il poster del film

Cobra | Un cult all’epoca bistrattato

Dalle varie tagline con cui è stato pubblicizzato il film nell’ormai lontano 1986 – “Qui la legge si ferma, e comincio io.”, “La società sta allevando un nuovo tipo di criminale. Sta anche allevando un nuovo tipo di poliziotto.”, “Il crimine è una piaga… Lui è la cura.” – sembra di trovarsi davanti a un perfetto mix tra Robocop, Rambo e Callaghan. Non a caso c’è chi ha sollevato il confronto con quest’ultimo, dal quale Cobra ne esce inevitabilmente sconfitto.

Cobra | I tagli necessari a evitare la censura hanno condotto ai Razzie Awards

Non tutti lo sapranno ma Cobra è tra le pellicole che ha subito più tagli nella storia del cinema: dai circa 120 minuti iniziali, si è arrivati infine ad 84 per evitare il visto censura. Ma il risultato di una simile scelta pesò molto sul progetto. Ed è forse uno dei motivi per cui la critica lo stroncò e arrivò a ottenere ben sei candidature ai Razzie Awards, tra cui quella per il peggior film. Oggi è invece considerato un vero e proprio cult.

Leggi anche: Morto per overdose il figlio di Stallone

Cobra | La California al centro della storia di Cobretti

Uno dei motivi di interesse della pellicola è senza dubbio rappresentato dalle suggestive e riconoscibilissime location californiane, che fanno da sfonfo alle vicende. Dal porto di Los Angeles a Venice Beach, da Long Beach a Santa Clarita. Tra inseguimenti – la macchina che si vede è quella reale di Sly, una Ford Custom Mercury del 1950, di cui è stata fatta una copia per le scene più pericolose – sparatorie e attimi di relax, sarà un piacere per chi conosce la zone riconoscerne gli scenari e i punti più celebri.

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Cinema

The Space Cinema | la riapertura di tutte le sale avverrà in due fasi

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Mentre l’emergenza sanitaria inizia a concedere una sorta di tregua, la riapertura di molte attività commerciali sta ormai diventando un realtà a tutti gli effetti. E la catena The Space Cinema è pronta a seguire l’onda

La seconda catena cinematografica più grande d’Italia è pronta a riaprire tutte le sale

Per quanto riguarda le sale cinematografiche, dopo l’UCI Cinemas, anche la seconda catena più grande d’Italia, è pronta a riaprire i battenti dei suoi cinema. La riapertura totale dovrebbe infatti avvenire entro il 20 agosto – si consideri che tale processo è cominciato il 26 giugno – quando tutte le sale The Space, presenti sul territorio italiano, saranno finalmente pronte a riaccogliere i loro spettatori.

Leggi anche: Come la pandemia del Coronavirus ha influito sul cinema e sui videogames

In questa nuova ed attesa fase sono previsti due momenti ben distinti, programmati per il 14 e il 19 agosto: Beinasco, Milano Odeon, Montebello della Battaglia, Lugagnano di Sona Pradamano, Sestu, Torri di Quartesolo, Trieste, Corciano, Montesilvano, Parma Campus, Napoli, Catanzaro, Belpasso e Salerno sono nella prima tranche; alla seconda appartengono Vimercate, Firenze, Terni, Roma Moderno, Cerro Maggiore, Genova, Guidonia, Lamezia, Limena, Livorno, Nola, Quartucciu, Roma Parco De Medici, Rozzano, Surbo e Torino.

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L’ingresso di un The Space Cinema

The Space Cinema | Quali saranno i primi titoli a tornare sul grande schermo

Tra i primi titoli che torneranno a emozionare sul grande schermo ci sono Onward – Oltre la magia, l’apprezzatissimo film Disney/Pixar, Inception e Interstellar del maestro Christopher Nolan (in attesa di veder finalmente uscire Tenet, che pare arriverà prima da noi che negli Stati Uniti), Shining e Arancia Meccanica di Stanley Kubrick. La scelta degli esercenti appare alquanto evidente, si punta a riportare spettatori in sala con grandi e rinomati titoli, in modo da avere una base solida su cui contare.

Prezzo del biglietto per il ritorno in sala fissato a 4,90 euro.

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Backstage e Curiosità

Toy Story 3 | il regista Lee Unkrich svela come potrebbero morire i giocattoli

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I migliori film tendono a sollevare alcuni dei dibattiti più controversi , come ad esempio: Deckard di Harrison Ford è un replicante di Blade Runner? Non è stato che i grandi film possono suscitare anche delle domande strane come è accaduto per un lungometraggio della Pixar molto amato da grandi e piccini. Il quesito, semplice e allo stesso tempo complesso è stato: I giocattoli della serie Toy Story possono morire ? A tal proposito, il regista di Toy Story 3 Lee Unkrich è entrato in questo piccolo dibattito nato su Twitter per chiarire questo dubbio esistenziale.

Il tweet del regista di Toy Story 3

A far nascere questo dubbio amletico è stato il tweet di un ragazzo, postato due giorni fa, nel quale scrisse: “la mia ragazza e io stiamo litigando perché penso che i giocattoli di Toy Story siano immortali e lei pensa che possano morire”. In effetti, queste sono le classiche domande che solo le persone con estrema curiosità e fantasia possono porsi. Ma di fronte a un quesito del genere, serve il parere di un esperto in materia. Per tale ragione, il regista del film Toy Story 3 ha deciso di retwittare il messaggio, scrivendo: “Vivono finché esistono. Ma se dovessero essere completamente distrutti? Ad esempio, in un inceneritore? Game over.”

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Quella tragedia sfiorata nel film Toy Story….

Dopotutto, i giocattoli di Toy Story non sono immortali, sebbene secondo il post di Lee Unkrich su Twitter, sembra che ci voglia molto per ucciderli.
La maggior parte dei fan della saga d’animazione senz’altro ricorderà la temuta scena dell’inceneritore di Toy Story 3. Una scena fortemente emotiva, che ha richiesto oltre un anno per poterla animare adeguatamente. Woody, Buzz, Jessie e il resto della banda si trovano ad affondare nel loro ardente destino, credendo di essere giunti ormai alla fine. A quel tempo, sembrava che la Pixar avrebbe davvero deciso di uccidere i giocattoli, ponendo fine alla trilogia per sempre.

Questo, ovviamente, non sarebbe mai successo, secondo voi potrebbe essere possibile una cosa del genere in un film per bambini? Fortunatamente, Woody e gli altri ne uscirono illesi e senza causare traumi infantili.

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