Dal 30 gennaio 2025 è al cinema Companion, il thriller horror che racconta una storia d’amore fuori dagli schemi. Lo abbiamo visto ed ecco la nostra recensione.
Diretto da Drew Hancock e partorito dalla mente dei creatori di Barbarian, disponibile su Disney+, Companion è un film con Sophie Thatcher e Jack Quaid che elabora un’idea di amore tanto passionale quanto fasullo. La tecnologia occupa già una grande parte della nostra realtà, pertanto innamorarsi di un “robot da compagnia” non sembra fantascienza. Infatti i protagonisti di questo film vivono in un futuro non molto lontano quando si ritrovano in una villa di lusso immersa nella natura per un weekend che prende una brutta piega.
Jack Quaid interpreta un ragazzo come tanti che decide di instaurare una relazione sentimentale con Iris, apparentemente una ragazza dolce e sexy che pende dalle sue labbra. Peccato che non tutto è come sembra, perchè quest’ultima è un robot di ultima generazione che potrebbe ingannare chiunque sulla sua vera natura. Una tecnologia avanzata l’ha resa un essere umano sia nell’aspetto, sia nel comportamento e nell’empatia. Sicuramente una particolarità di questo film è proprio che la macchina è l’essere più empatico e sensibile della storia.
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“Non sei tu, sono io”
Iris soffre per non sentirsi accettata dagli amici del fidanzato, è a disagio per non essere all’altezza del giudizio altrui, si imbarazza, e vive le emozioni pienamente. Ma un giorno il suo troppo “sentire” prende il sopravvento e le sue azioni contrastano il protocollo, attivando una vera e propria rivoluzione. Dopo un inizio romantico che presenta allo spettatore una storia d’amore quasi perfetta, un plot twist ribalta le carte in tavola delineando una storia di violenza, sangue e fughe mozzafiato che alzano il livello di adrenalina.
Companion è un film poco originale per il tema, poichè l’amore tra uomo e robot è già stato raccontato in molte salse sul grande e piccolo schermo. Tuttavia la visione di Hancock qualcosa di intrigante e nuovo lo ha. La sceneggiatura, seppur a tratti prevedibile, gioca sull’ironia e sul senso di rivalsa della tecnologia che alla fine ha la meglio sull’essere umano. “Non sei tu, sono io” è la classica frase che arriva alla fine di un rapporto ed è facile immedesimarsi nella resa dei conti tra Iris e il suo fidanzato in carne e ossa.
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Tuttavia i robot in questa avventura all’ultimo chip non sono il male, anzi. La loro presenza sottolinea ancora di più l’animo egoista, codardo e vile degli esseri umani che hanno scelto di accoglierli in casa. In fondo si tratta di uomini che non sono stati in grado di instaurare una storia d’amore con persone reali perchè insicuri, timidi o cinici. Pertanto forse un po’ se lo meritano il lieto fine per l’intelligenza artificiale.
Il cast di Companion
Come ha dimostrato già in Scream del 2022, Jack Quaid è adatto e abile nell’interpretare un bravo ragazzo che nasconde una psiche disturbata sotto un volto ottimista e sereno. Pienamente coinvolto nel black humour di Companion, rivela una buona chimica con la co-protagonista Sophie Tatcher molto carismatica intensa, la spina dorsale del film.
Dalla serie Yellowjackets, la giovane attrice ne ha fatta di strada e i personaggi cupi e audaci, ma anche sensuali, sembrano essere perfetti per lei. Tatcher sembra perfettamente a suo agio sia nella prima parte del film immerso in un’atmosfera da casalinga anni 50, a quando poi tutto comincia a sgretolarsi e le crepe vengono alla luce.
Serviva più coraggio
Anche se Companion è alla fine un thriller godibile, spassoso e con una sua intelligenza al passo con i tempi, ci voleva un po’ più di coraggio nella sceneggiatura. In questa epoca cinematografica il pubblico sembra più maturo e pronto ad affrontare film più elaborati e sopra le righe come The Substance, Povere Creature, Nosferatu di Eggers, per citarne alcuni.
Companion mantiene una struttura più tradizionale di thriller psicologico contaminato dalla fantascienza che poteva osare di più. Con un po’ di coraggio sia nella forma che nel contenuto poteva allontanarsi di più dall’essere un bell’episodio di Black Mirror.