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Cinema

Star Trek: può sopravvivere senza il Capitano Kirk?

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Il produttore Adi Shankar crede che sia possibile creare Star Trek 4 senza il personaggio di James T. Kirk.

Star Trek senza il Capitano Kirk?

Chris Pine ha interpretato per tre volte l’impavido capitano della USS Enterprise da quando ha assunto il ruolo nel 2009 ed è probabilmente il volto più rappresentativo del nuovo franchise. È stato sorprendente quando i colloqui tra Pine e Paramount si sono interrotti mentre negoziava l’accordo con l’attore per il prossimo quarto film. Pine stava cercando una paga più sostanziosa alla luce del successo di Wonder Woman, e lo studio avrebbe preferito mantenere bassi i costi.

Inutile dire che Kirk è parte integrante della tradizione di Star Trek, quindi la notizia di Pine che lascia il franchise è piuttosto allarmante. Alcuni fan, tra cui il regista Kevin Smith, dubitano che il seguito potrebbe funzionare correttamente senza la partecipazione del protagonista. Ma se la Paramount non venisse mai a patti con Pine, non sarebbe necessariamente un peccato o un male per Star Trek 4. Potrebbe essere un’eccitante opportunità per i registi.

Star Trek: Chris Pine

Star Trek, cosa succede senza il Capitano Kirk?

Il franchise di Star Trek è sempre stato di grande successo e ha raccolto moltissimi fan in tutto il mondo. Ma il reboot cinematografico ha avuto alti (pochi) e molti bassi. Ciò ha convinto la casa di produzione a non investire più del dovuto sul film, anche sul cast. Pensando, probabilmente, di poter fare a meno di Chris Pine. Il Capitano Kirk però potrebbe avere un nuovo volto oppure la nave dell’Enterprise potrebbe essere affidata a un nuovo comandante cercando di far ripartire ancora una volta il franchise con un nuovo volto. In questo modo la nuova serie cinematografica di Star Trek si slegherebbe dal passato non proprio roseo per provare a utilizzare il nome ma con un nuovo equipaggio. Tutto ciò a meno che una delle due parti non farà marcia indietro, ovviamente.

Fonte: lrmonline.com

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Cinema

Amy Adams sarà protagonista di una miniserie Netflix

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Netflix ha scelto come tramplino di lancio ufficiale Twitter per annunciare l’arrivo di una nuova miniserie drammatica, affidata al vincitore del Premio Oscar Adam McKay e con Amy Adams a ricoprire il ruolo di una delle tre protagoniste femminili.

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Amy Adams in una scena di Come d’incanto

Dopo la splendida prova data in Sharp Objects, miniserie targata HBO e basata sull’omonimo romanzo di Gillian Flynn, che le è valsa una nomination ai Golden Globe, la Adams torna a lavoro su un prodotto pensato per il piccolo (ma sempre pregiato) schermo.

Netflix fa il colpaccio con i prossimi progetti firmati da Adam McKay

Il titolo del nuovo progetto sarà Kings of America e segna il ritorno alla collaborazione tra la Adams e McKay, dopo i due precedenti lavori insieme, Vice e Ricky Bobby – La storia di un uomo che sapeva contare fino a uno.

Leggi anche: La donna alla finestra | Netflix avrà i diritti del thriller con Amy Adams?

L’annuncio è arrivato dopo che Netflix ha siglato gli ultimi accordi per i diritti internazionali del prossimo lavoro firmato da McKay, l’atteso thriller intitolato La donna alla finestra, che originariamente doveva invece essere distribuito da 20th Century Studios.

Kings of America | La trama della miniserie con Amy Adams protagonista

Kings of America tratterà la storia di tre potenti donne, le cui vite sono inestricabilmente legate a una delle più grandi compagnie del mondo. Un’erede della Walmart, una dirigente anticonformista, una commessa di lunga data di Walmart e predicatrice che osano combattere contro la gigantesca rete della più grande azione legale nella storia degli Stati Uniti.

Leggi anche: Batman V Superman, Henry Cavill ed Amy Adams in un video sul set di Chicago

La miniserie è scritta e creata da Jess Kimball Leslie. McKay vestirà anche i panni di produttore esecutivo, al fianco di Stacy O’Neil – alla quale è legato dalla compagnia Bond Group Entertainment – oltre che regista del primo episodio. Showrunner la nominata agli Emmy Diana Son, anche lei coinvolta nel lavoro di executive producer, insieme a Brunsun Green e a Betsy Koch di Hyperobject Industries.

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Cinema

Blindness – Cecità | 5 motivi per vedere il film tratto dall’omonimo romanzo

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Un film come Blindness – Cecità, in un periodo storico come questo non è diciamo tra le prime scelte del pubblico. Incentrato su uno strano virus che colpisce praticamente tutto il mondo rendendo ciechi uomini, donne e bambini, è tratto dal romanzo di successo di Jose Saramago.

Blindness – Cecità, il capolavoro letterario di Jose Saramago

L’autore per molti anni, ha sempre rifiutato l’idea di cedere i diritti per realizzarne una versione cinematografica, per paura che potesse trasformarsi nel solito film catastrofico e in parte al filone zombie. Quindi, avere la possibilità di vedere il suo corrispettivo visivo, che tra l’altro inaugurò la 61^ edizione del Festival di Cannes nel 2008, può ritenersi assolutamente un valido motivo.

La forza della Moglie

L’unico personaggio che non ha un nome è proprio colei che ha la possibilità di vedere, a differenza degli altri, colpiti dal virus. Il suo compito non solo sarà quello di essere gli occhi del marito oftalmologo (Mark Ruffalo) ma anche di essere l’unica testimone delle atrocità di alcuni soggetti che approfittando della situazione, sono stati tristemente protagonisti di violenze e atti illeciti.

Leggi anche: Come la pandemia del Coronavirus ha influito sul cinema e sui videogames

L’umanità messa in discussione

Questa motivazione si intitola in questo modo, perché in un certo senso, stiamo vivendo alcune situazioni simili al film anche noi, a causa del coronavirus. Di fronte a situazioni devastanti, difficili da gestire e che richiedono l’aiuto della collettività, emergono due aspetti che contraddistinguono l’umanità. La prima, vede il rispetto delle regole e la solidarietà verso chi ha bisogno di aiuto; mentre la seconda un totale menefreghismo, che non solo va a discapito di tutti, ma anche di chi crede di essere più furbo degli altri. L’umanità viene quindi messa in discussione, quando la Moglie, si trova a dover essere testimone di scene ignobili, che a momenti, le fanno maledire questo suo dono di essere immune al virus.

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Colori tenui per una storia forte

Sotto un punto di vista tecnico, se così vogliamo definirlo, trovo che la scelta del regista brasiliano Fernando Meirelles, di scegliere colori tenui, quasi pastello e la totale assenza di trucco nella protagonista, La Moglie interpretata da Julianne Moore sia vincente anche ai fini della narrazione. Le immagini che non hanno un forte impatto come colori, rendono tutto ‘candido’ e sembra quasi che faccia male agli occhi per quanto sia tutto chiaro cromaticamente. Elemento che viene messo in risalto, anche nell’abbigliamento della donna vedente, bionda, con una carnagione molto chiara.

Leggi anche: Contagion | Lo sceneggiatore Scott. Z. Burns parla del Coronavirus

Blindness – Cecità, disaster movie ma non solo…

Come detto inizialmente, la scelta di non cedere i diritti del romanzo da parte dello scrittore premio Nobel fu a causa della volontà di non trasformare questo film in un ‘disaster movie’. Senza girarci troppo intorno, ormai questo tipo di storie, che hanno una tematica incentrata su un virus che colpisce chi sta bene e lo rende invalido o lo porta alla morte, viene etichettato in questo modo. Quello che però non vale per tutti, è che la storia di Saramago rispetto ad altre, ha davvero una marcia in più e per tanto, brilla di suo senza alcun tipo di problema. È un film che merita di essere visto almeno una volta, nonostante il periodo non sia dei migliori.

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Venezia 77 | tanti italiani in programma, da Rosi a Susanna Nicchiarelli

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Saranno numerosi i film italiani che comporranno il programma (atipico e poco “glamour”, a causa dell’assenza delle grandi produzioni nordamericane) della 77esima Mostra internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia. Tra i titoli più attesi c’è sicuramente Notturno, il nuovo documentario di Gianfranco Rosi, già Leone d’oro nel 2013 con Sacro GRA e Orso d’Oro nel 2016 con Fuocoammare

Venezia 77 | il Notturno di Gianfranco Rosi

Gianfranco Rosi, che ha trascorso gli ultimi tre anni sui confini fra Siria, Iraq, Kurdistan e Libano, tornerà a Venezia con l’atteso Notturno (un film che tutti i festival del mondo si contendevano e che sarà anche l’unica opera italiana al Toronto Film Festival). “È un film ambientato in Siria. Ma non vedrete nemmeno una scena di guerra e di morte”. È così che lo ha annunciato in conferenza stampa Alberto Barbera, Direttore della Mostra.

Rosi in questi anni ha raccontato l’emarginazione ai confini di Roma (Sacro GRA) e il dramma dei naufragi a Lampedusa (Fuocoammare), sempre adottando uno sguardo “nuovo” e diverso sugli eventi, allo stesso tempo lirico e indagatore della materia (intesa anche nel suo senso organico) umana. Il nuovo film, attraverso incontri e immagini, metterà in scena la quotidianità messa in discussione dalle guerre civili, dittature feroci, dalle invasioni e dalle ingerenze straniere. La guerra, come specificato da Barbera, non appare direttamente: la comprendiamo attraverso i canti luttuosi delle madri, nei balbettii di bambini feriti per sempre.

Leggi anche -> Venezia 77 | Il programma ufficiale dell’edizione influenzata dalla pandemia

Un festival a trazione italiana

Ma in Concorso a Venezia spiccano anche due opere al femminile (in un’edizione che vede otto film diretti da donne in concorso): Miss Marx di Susanna Nicchiarelli e Le sorelle Macaluso di Emma Dante. Se il primo, sulla figlia di Karl Marx, racconta le contraddizioni e la lotta di un personaggio che si spende in prima persona per l’emancipazione femminile, il secondo tratteggia i legami famigliari di cinque donne appartenenti a generazioni diverse e apparentemente inconciliabili.

Il tema della guerra torna in uno dei documentari italiani fuori concorso, Guerra e pace di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, riflessione per immagini sulla lunga relazione tra cinema e guerra, di filmati dei pionieri del cinema nel 1911, al momento dell’invasione italiana in Libia, fino alla digitalizzazione del conflitto. La grande piaga del nostro presente, il Covid-19, sarà invece al centro di Molecole di Andrea Segre, girato a Venezia e scelto per la pre-apertura del festival. Segre ci parla della pandemia attraverso il racconto dello svuotamento del capoluogo veneto e di questi mesi sospesi.

Le sezioni parallele

Ambientato nel nord-est anche Non odiare di Mauro Mancini, presente alle Giornate degli Autori, che pone il suo sguardo sul mondo delle frange neonaziste attraverso il personaggio di un chirurgo di origine ebraiche interpretato da Alessandro Gassman. Sempre alle Giornate degli Autori, Giorgio Diritti (presto “nuovamente” al cinema con Volevo nascondermi) presenterà un cortometraggio dal titolo Zombie, che avrà come tema l’alienazione parentale. 

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