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The Merlin Saga, Philippa Boyens scriverà il film Disney

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In fase di lavorazione da un po’ di tempo (prima dalla Warner Bros. e ora da Walt Disney Pictures), l’adattamento per il grande schermo di The Merlin Saga, secondo Deadline, sta andando avanti con l’aggiunta della sceneggiatrice premiata dall’Academy Awar,  Philippa Boyens. Non estranea al mondo del fantasy, la Boyens è conosciuta per aver lavorato con Peter Jackson e Fran Walsh a tutti e sei i film della Terra di Mezzo, così come King Kong e The Lovely Bones.

Pubblicato nel 1996, The Lost Years of Merlin (Gli anni perduti di Merlino) ha lanciato la popolare serie di libri di Barron. “Un mare furioso getta un ragazzo sulle spiagge dell’antico Galles“, si legge nella descrizione ufficiale del libro. “Dato per morto, non ha più memoria, non ricorda il suo nome, e non ha nessuna casa. Ma la sua determinazione gli fa scoprire chi è, e gli permette di conoscere la verità circa i suoi misteriosi poteri che lo hanno portato su una terra sconosciuta e incantata. Ed è lì che scopre che il destino di questa terra e la sua ricerca personale sono stranamente intrecciate“.

The Lost Years of Merlin è stato il primo di una dozzina di libri sulla Saga di Merlin di Barron. E’ stato seguito da Le Sette Canzoni nel 1997, I Fuochi Furiosi nel 1998, Lo Specchio del Destino nel 1999, Ali di un mago nel 2000, Il grande albero di Avalon nel 2004, Ombre sulle stelle nel 2005, La Fiamma Eterna nel 2006, Il Drago di Avalon nel 2008, La vendetta di Doomraga nel 2009, Ultima magia nel 2010 e, Il Libro del Magico Tesoro Illustrato nel 2011. John Zinman e Patrick Masset erano precedentemente coinvolti nella sceneggiatura di The Merlin Saga“Tutti noi vogliamo che questo film sia fedele alla vicenda autentica del giovane mago che ha catturato i cuori di persone in tutto il mondo. Inoltre, le persone della Disney sono stati i migliori partner in fase di studio, enormemente disponibili in ogni modo. Non potrei essere più eccitato! ” ha detto Barron.

 

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Cinema

Addio a Kelly Preston, l’attrice moglie di John Travolta muore a 57 anni

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Kelly Preston, che è apparsa in film tra cui  Jerry Maguire, Innamorati Cronici, I Gemelli, Dal Tramonto all’Alba è morta dopo una battaglia di due anni contro il cancro al seno. Aveva 57 anni.

John Travolta, suo marito da 29 anni, ha confermato la sua morte sul suo account Instagram. “È con un cuore molto pesante che vi informo che la mia bellissima moglie Kelly ha perso la sua battaglia di due anni con il cancro al seno”, ha scritto Travolta. “Ha combattuto una coraggiosa lotta con l’amore e il sostegno di tanti. La mia famiglia e io saremo per sempre grati ai suoi dottori e infermieri presso il MD Anderson Cancer Center, tutti i centri medici che l’hanno aiutata, così come i suoi molti amici e persone care che sono state al suo fianco. L’amore e la vita di Kelly saranno sempre ricordati. Mi prenderò un po’ di tempo per essere con i miei figli che hanno perso la madre, quindi perdonatemi in anticipo se non ci sentiremo per un po’.  Tutto il mio amore, JT.

Nata Kelly Kamalelehua Smith ad Honolulu, ha cambiato il suo nome in Kelly Preston prima di assicurarsi il suo primo ruolo cinematografico nella commedia romantica del 1985 Mischief, poi è apparsa in un’altra commedia per adolescenti, L’Ammiratore Segreto.

E’ apparsa poi in I Gemelli con Arnold Schwarzenegger e Danny DeVito. In Jerry Maguire ha interpretato la fidanzata di Tom Cruise Avery Bishop, quindi ha recitato al fianco di Kevin Costner in “For Love of the Game”.

Travolta e Preston si sono incontrati sul set del film del 1987 Gli esperti americani. Il duo si sarebbe successivamente sposato a Parigi nel 1991. L’attrice e filantropa è sopravvissuta a suo marito e due figli. Suo figlio Jett è morto nel 2009.

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Netflix

Stateless | La recensione della serie Netflix con Cate Blanchett

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Quattro distinte storie, quattro percorsi personali che si incrociano e intrecciano all’interno di un campo di detenzione per gli immigrati in attesa di richiesta d’asilo su suolo australiano. Una giovane donna di origini tedesche che sta fuggendo da un culto che l’aveva circuita e un rifugiato di origini afgane in cerca di ciò che rimane della sua famiglia, e poi ancora un padre di famiglia che pensava di aver trovato il lavoro perfetto e una burocrate alle prese con la complessa gestione della struttura e degli esseri umani lì reclusi.

Stateless non va per il sottile già nei primi due episodi, qui oggetto di analisi, e riporta alla mente almeno nelle fasi iniziali la struttura ad incastro che tanta fortuna diede a Alejandro González Iñárritu nella realizzazione della sua Trilogia sulla morte. In occasione dell’arrivo in esclusiva su Netflix vi portiamo alla scoperta di un progetto ricco di spunti interessanti e aperto a riflessioni quanto mai contemporanee.

Leggi anche: Netflix, i film originali in arrivo a Luglio 2020

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Stateless – Lo scavo del dramma

Il primo episodio in particolar modo è quello più frastagliato, con i vari tasselli che seguono le relative storyline prima di collimare definitivamente e aprire un quadro generale più esaustivo e organico. Un approccio ad alto ritmo che rischia parzialmente di introdurre troppo velocemente i personaggi e le contigue situazioni che le vedono coinvolti, con un montaggio che alterna senza continuità di sorta i vari cambi di location per esporre nel minor tempo possibile tutte le carte narrative in ballo.

Se l’intento di fondo appare già quindi lodevole, la messa in scena è invece poco omegenea e solo dalla seconda puntata si comincia a intravedere il cuore pulsante del racconto, quando la “prigione” per i richiedenti asilo diventa l’ambientazione principale. E allora ecco il via ad una manciata di flashback che riguardano il controverso personaggio di Sofie, nella ricerca di variera un’impostazione base che altrimenti potrebbe soffrire di stagnazione.

Leggi anche: 5 curiosità su Cate Blanchett

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Stateless – Spunti e potenzialità

Stateless accende i riflettori sul dramma sempre attuale inerente l’immigrazione di massa, che riguarda bene o male gran parte del mondo occidentale, e non è un caso che la vicenda sia ambientata proprio in Australia, uno dei Paesi che impone maggior restrizioni a chi varca i confini nazionali. Una serie fortemente voluta dalla produttrice Cate Blanchett, che si ritaglia anche un amiguo ma efficace ruolo secondario, proprio per porre l’attenzione sull’argomento e aprire gli occhi al grande pubblico su dinamiche spesso sconosciute all’opinione pubblica.

La storia è ispirata a quanto realmente accaduto alla cittadina di origini tedesche Cornelia Rau, detenuta in uno di questi campi per dieci mesi tra il 2004 e il 2005, con le ovvie libertà del caso per rendere il tutto più appetibile allo spettatore. Questi due episodi d’apertura garantiscono una discreta carica tensiva, con momenti toccanti ed altri spiazzanti, e un discreto contorno che mette anche a confronto le differenze sociali tra i vari angoli del pianeta, innescando al contempo elementi pronti a scatenare sviluppi interessanti nel prosieguo del racconto. Se il buongiorno si vede dal mattino, le premesse sono incoraggianti.

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Cinema

E’ stata la mano di Dio | Paolo Sorrentino scrive e dirige un nuovo film Netflix

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E' stata la mano di Dio

Il premio Oscar® Paolo Sorrentino scriverà e dirigerà E’ stata la mano di Dio per Netflix. Il film è prodotto da Lorenzo Mieli per The Apartment, del gruppo Fremantle, e da Paolo Sorrentino. Le riprese partiranno a breve a Napoli.

“Sono emozionato all’idea di tornare a girare a Napoli, vent’anni esatti dopo il mio primo film – dichiara Paolo Sorrentino – È stata la mano di Dio è, per la prima volta nella mia carriera, un film intimo e personale, un romanzo di formazione allegro e doloroso. Sono felice di condividere questa avventura col produttore Lorenzo Mieli, la sua The Apartment e Netflix. La sintonia con Teresa Moneo, David Kosse e Scott Stuber – di Netflix, sul significato di questo film, è stata immediata e folgorante. Mi hanno fatto sentire a casa, una condizione ideale, perché questo film, per me, significa esattamente questo: tornare a casa”.

Dichiara Lorenzo Mieli, CEO di The Apartment: “Lavorare con Paolo è sempre un immenso piacere. Farlo questa volta, per produrre un film, mi rende ancora più felice ed emozionato. Come succede sempre, quando affrontiamo un nuovo progetto insieme, Paolo mi sorprende per la capacità che ha di sparigliare le carte e di rinnovarsi. Una capacità di guardare ostinatamente avanti che ci ha fatto trovare in Netflix – protagonista assoluto dell’innovazione – il partner ideale per affrontare insieme questo nuovo, emozionante, viaggio”.

David Kosse, Vice Presidente, International Original Film di Netflix ha aggiunto: “Sono sempre stato un grande fan di Paolo Sorrentino, quindi non appena ci è stato presentato È STATA LA MANO DI DIO, abbiamo capito che volevamo collaborare con lui e Lorenzo su questo progetto. È un onore lavorare con uno dei più grandi cineasti d’Europa e portare la sua incredibile storia al mondo”.

Scott Stuber, Head of Films, Netflix afferma: “Paolo è un autore straordinario, uno dei protagonisti del cinema mondiale. Un film personale che lo riporta a Napoli, la sua città, ed è una storia scritta splendidamente con il suo stile inconfondibile. Per costruire una grande casa di produzione, servono grandi filmmaker da ogni parte del mondo, che raccontino storie in tutte le lingue. Con la maggior parte dei nostri abbonati fuori dagli Stati Uniti, sotto la guida di David, nell’ultimo anno abbiamo sviluppato la nostra iniziativa cinematografica internazionale e non vediamo l’ora di portare la storia di Paolo e molte altre a un pubblico globale”.

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