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Cinema

The Old Man & the Gun, la recensione del film

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“Il fascino non ha età”. Questa affermazione vuole essere un modo per elogiare la bellezza e bravura di uno degli ultimi divi del cinema hollywoodiano: Robert Redford. Durante la 13^ edizione della Festa del cinema di Roma è stato proiettato The Old Man & the Gun , l’ultimo film che vedrà protagonista l’attore americano, in occasione del suo addio dalle scene.

La rocambolesca vita di Forrest Tucker narrata dal film The Old Man & the Gun e diretta da David Lowery, è una commedia, sotto certi punti di vista, malinconica. Abbigliamento impeccabile, completi eleganti corredati da un borsalino sotto il quale nasconde gli iconici capelli biondi (e bianchi), qualche ruga che segna il viso, gli stessi occhi gentili e il sorrisetto di chi sa il fatto suo, sono i tratti caratteristici del personaggio interpretato dal signor Redford. La sceneggiatura è tratta fatti realmente accaduti nel 1981 raccontati da David Grann, un giornalista del New Yorker, il quale intitolò il suo articolo proprio come il film The Old Man & the Gun.

Tucker è un ladro di 78 anni che ha passato la sua vita a rapinare banche, andando da uno Stato ad un altro, senza essere mai servirsi della pistola custodita nel cruscotto della sua auto. Lui è un ladro atipico, quello che molti definiscono come “ladro gentiluomo”. Contrario ad ogni suo di violenza e mai avido anche nel rubare, si accontenta di poche migliaia di dollari ad ogni colpo, mostra anche una certa sensibilità nel mettere a proprio agio “le vittime”. In base a chi si trova davanti, dopo aver mostrato la pistola nel cappotto solo per informarli delle sue intenzioni, inizia a parlare amabilmente del più e del meno o sciorinare complimenti alle cassiere di turno terrorizzate.

La domanda sorge spontanea: un ladro che dimostra di avere questi principi, queste attenzioni ed essere contrario alla violenza, rende l’atto di rapinare meno illegale?

Forrest Tucker (Robert Redford) e Jewel (Sissy Spacek) in una scena del film.

Sebbene questa attività occupa gran parte della sua giornata, riesce a trovare spazio anche per l’amore. Dopo aver fatto un altro colpo, casualmente conosce Jewel (Sissy Spacek), quella che sarà il suo “gioiello” più prezioso, rubandole il cuore e la mente. Parallelamente, il detective John Hunt (Casey Affleck) inizia ad indagare su questa “banda di vecchietti”, cercando di capire come sia possibile che un gruppo di arzilli vecchietti, guidati da Forrest Tucker insieme a Teddy Green (Danny Glover) e Tom Waits (Waller) riescano a farla franca ogni volta, ma soprattutto, uscire dalle banche come dei comuni clienti e senza essere coinvolti in conflitti a fuoco.

Questo film vuole essere un ultimo atto d’amore nei confronti di Robert Redford, amato dal pubblico di tutto il mondo, per aver portato sul grande schermo personaggi interessanti, che lo hanno consacrato come uno degli attori più apprezzati della storia del cinema. La cosa che colpisce maggiormente, oltre ad essere il fatto di usare la pistola solo per “intimorire” senza mai far del male, è la presenza dell’ inconfondibile sorrisetto che da giovane era riuscito a far perdere la testa a milioni e milioni di donne.

La frase iniziale, “il fascino non ha età”, dimostra che Redford giunto quasi all’età di 80 anni è rimasto un divo senza tempo. Nonostante sia visibile il trascorrere del tempo sul suo volto è riuscito a mantenere quel savoir faire di un tempo. Un altro aspetto che viene mostrato è l’ amore vissuto in terza età. Vedere questi due attori comportarsi come due adolescenti, con giochi di sguardi davanti ad una tazza di caffè, è stata una carezza sul cuore che da anni non si vedeva. Forrest e Jewel hanno la stessa freschezza, dolcezza e timidezza tipica di due adolescenti che iniziano a provare il primo batticuore. Si confidano, parlano della propria vita guardandosi occhi negli occhi e si sfiorano le mani come due giovani innamorati. Il loro sentimento potrebbe essere definito come un “amore puro”.

La regia di Lowery  ha saputo mostrare una forte passione tra questi due anziani, attraverso un unico bacio che Redford riesce a dare alla sua Jewel. In  quel gesto c’è gratitudine, comprensione, amore e un chiaro sottotesto: “grazie per avermi accettato, così come sono”. In tutto questo clima che profuma di zucchero filato, c’è spazio anche per diverse scene divertenti come le 16 evasioni dalla prigione e il fatidico incontro in bagno tra Hunt e Tucker.

Tra i pregi di The Old Man & The Gun ambientato negli anni ‘80 quello di scegliere di girarlo in pellicola 16 mm è stata una scelta vincente. Non solo perché in questo modo sembra esser stato girato prima dell’inizio dell’era del digitale, ma perché ha mostrato per l’ultima volta sul grande schermo, il grande Redford con quella grana non troppo definita che lo rese celebre negli anni ’60, mostrando quel caratteristico effetto un po’ sgranato che solo la pellicola è in grado di offrire.
Così come un cerchio che si chiude, è la classica dimostrazione che il fascino è un connotato che non è soggetto al passare del tempo.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Venezia 77 | tutte le donne di questa edizione

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Saranno 8 le registe in concorso alla 77esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Anche i più ottimisti ritenevano impossibile raggiungere l’obiettivo “5050by2020”, messo nero su bianco nel protocollo firmato dai festival maggiori (inclusa Venezia), che mirava alla parità di genere per quest’anno, almeno nella sezione principale. Proprio il festival meno schierato sul fronte delle quote, in una annata ovviamente atipica e particolare, sarà forse l’unico ad avvicinarsi così tanto (i film in concorso sono 18) al raggiungimento di questo traguardo.

Le donne in concorso a Venezia 77

Innanzitutto le italiane. Susanna Nicchiarelli presenterà Miss Marx, sua opera quarta (seconda in inglese), nel quale la  britannica Romola Garai ricoprirà il ruolo della figlia minore del celebre filosofo tedesco. Già vincitrice di Orizzonti con Nico, 1988, la regista romana concorrerà con Emma Dante, presente in programma con Le sorelle Macaluso, dopo aver partecipato l’ultima volta in concorso nel 2013 con Via Castellana Bandiera. Come in quel caso si tratta di un’opera teatrale che la drammaturga/filmmaker ha deciso di adattare per il grande schermo. Ma, allargando lo sguardo fuori dalla nostra nazione, ci saranno anche The World to Come di Mona Fastvold, Amants (Lovers) di Nicole Garcia, Never Gonna Snow Again di Malgorzata Szumowska, And Tomorrow The Entire World di Julia Von Heinz, Quo Vadis, Aida? di Jasmila Zbanic ed infine Nomadland di Chloé Zhao, terzo lungometraggio della regista cinese (Songs my Brothers Taught me, The Rider – Il sogno di un cowboy e Eternals, prossimo film Marvel), prodotto ed interpretato dall’attrice premio Oscar Frances McDormand. Il film sarà presentato “in condivisione” con i Festival di Toronto, Telluride e New York. 

Leggi anche -> Venezia 77 | tanti italiani in programma, da Rosi a Susanna Nicchiarelli

La presenza femminile in giuria

Nella giuria di Venezia77, affiancheranno Cate Blanchett, presidente, anche la regista e sceneggiatrice austriaca Veronika Franz, la cineasta inglese Joanna Hogg, l’attrice francese Ludivine Sagnier. Insieme ai loro colleghi dovranno assegnare i Leoni d’Oro (miglior film, migliore regia), le coppe Volpi (per l’interpretazione maschile e femminile) e il premio per la migliore sceneggiatura, Premio Speciale della Giuria, Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente. A trazione femminile anche la giuria di Orizzonti, sezione del festival presieduta quest’anno dalla regista, sceneggiatrice e attrice francese Claire Denis (al cinema proprio in questi giorni con il nuovo High Life, di cui vi abbiamo parlato QUI). La regista e sceneggiatrice statunitense Celine Tricart è invece la presidente della giuria della sezione Venice Virtual Reality, dedicata esclusivamente ai progetti in realtà virtuale.

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Emma Dante

Il film su Nilde Iotti con Paola Cortellesi

Fra gli eventi speciali delle Giornate degli Autori, anche il film Nilde Iotti, il tempo delle donne, diretto dal regista Peter Marcias e prodotto da Mario Mazzarotto per Movimento Film e Ganesh Produzioni e distribuito da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection. Protagonista d’eccezione è Paola Cortellesi per un lungometraggio in cui le scene di fiction si alternano a immagini di repertorio, testimonianze dirette e ricordi di personaggi illustri. Nilde Iotti era già stata interpretata sul piccolo schermo da Anna Foglietta, scelta quest’anno come madrina di Venezia 77.

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Anelka | su Netflix arriva il documentario sull’ex calciatore “incompreso”

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Una storia personale come quella di Nicolas Anelka, dagli inizi nella banlieu parigina fino al gestaccio che ha determinato la fine della sua carriera in Premier League, non poteva che attirare l’attenzione di Éric Hannezo, regista e produttore francese già autore del remake di Cani Arrabbiati di Mario Bava. Il documentario Anelka, l’incompreso è disponibile da mercoledì 5 agosto in streaming su Netflix.

Anelka, l’incompreso | il film su Netflix

Il film di Hannezo racconta l’incredibile percorso dell’enfant terrible del calcio francese, che con la sua nazionale ha vinto il Campionato europeo nel 2000 e la Confederations Cup nel 2001. La carriera di Anelka, oggi Abdul-Salam Bilal, il nome scelto dopo la conversione all’Islam nel 2013, è cominciata da ragazzino nel Psg e culminata oggi nel ruolo di allenatore per le giovanili del Lilla.

Il documentario Netflix raccoglie le testimonianze di alcuni ex compagni di squadra come Thierry Henry, Paul Pogba o Robert Pirés, per spiegare come sia stato possibile che tutto il suo talento possa essere stato frenato e sabotato dal suo carattere impossibile e dai problemi fuori dal campo, tra cui si ricorda va ovviamente ricordato il giorno in cui, durante i Mondiali 2010 in Sudafrica, le sue parolacce al c.t. Domenech ne provocarono la cacciata dalla nazionale. La squadra si schierò al suo fianco, ammutinandosi. Ma come dimenticare le liti con Vieira nel periodo londinese o ancora gli scontri con i compagni del Real, accusati di non festeggiare adeguatamente i suoi goal per gelosia. 

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Una carriera problematica

Quando era al Liverpool, Anelka accusò di razzismo il tecnico Gerard Houllier. Poi ci fu la firma con il West Bromwich Albion a luglio 2013, l’annuncio del ritiro dal calcio il mese successivo, il ritorno in campo e il gesto “quenelle” che determinò la squalifica e di fatto la fine della sua carriera, chiusa ufficialmente nel 2015 dopo l’esperienza in India con il Mumbai (nel mezzo, una curiosa esperienza all’Atletico Mineiro: firmò il contratto e non si fece più vedere). “Incompreso”, come esplicita didascalicamente il titolo del film, ma forse non da tutti: Arsène Wenger all’Arsenal o ancora Carlo Ancelotti al Chelsea sono stati forse gli unici a domare la sregolatezza, esaltandone le qualità. 

Il fattaccio dei Mondiali in Sudafrica

Il documentario Netflix si sofferma principalmente su quell’incredibile episodio sudrafricano, quando il ritiro della nazionale francese si trasformò in un casus belli a causa della presenza di troppe personalità contrastanti, mal gestite dallo staff di c.t. Domenech. Durante l’intervallo della seconda gara persa con il Messico, l’allenatore venne insultato pesantemente da Anelka. Uno sfogo che solo due giorni dopo finì in prima pagina sul quotidiano Equipe, facendo scoppiare un enorme polverone e producendo l’epurazione di Anelka. Una decisione che non fece che peggiorare le cose, dal momento che i suoi colleghi decisero per protesta di non allenarsi. Uno sciopero surreale, con i giocatori che non volevano sentirne di scendere dal pullman. 

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Teenage Mutant Ninja Turtles | le nuove tartarughe prodotte da Seth Rogen

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A giugno è stato annunciato che Seth Rogen e il suo partner di lunga data Evan Goldberg si sono uniti a Nickelodeon per realizzare il reboot di un film animato in CG intitolato Teenage Mutant Ninja Turtles . In una recente intervista rilasciata a Collider, l’attore ha parlato apertamente dell’inizio di questo progetto – ormai – imminente, rivelando che si tratterà di qualcosa completamente distaccato dagli adattamenti precedentemente realizzati.

Le dichiarazioni di Seth Rogen

L’attore e regista Seth Rogen parlando del film ha dichiarato:”Come fan da tutta la vita de Le Tartarughe Ninja, stranamente la parte” Teenage “di Teenage Mutant Ninja Turtles è sempre stata la parte che mi è piaciuta di più”. “E come se qualcuno che ha amato i film per adolescenti e ha girato molti film per i teenager, dedicando tutta la sua carriera a questo, decide di perfezionarsi. È molto eccitante per noi. Il resto non verrà trascurato, ma sarà un ottimo punto di partenza per il film”.

Il progetto animato in CG sarà prodotto da Seth Rogen , Evan Goldberg e James Weaver attraverso il loro banner Point Gray Pictures e diretto da Jeff Rowe mentre Brendan O’Brien si occuperà di scrivere la sceneggiatura.

Il nuovo film non segna solo la prima volta dopo oltre dieci anni dal film di animazione Teenage Mutant Ninja Turtles, ma segna anche la prima produzione cinematografica in CG per Nickelodeon Animation Studios, con Ramsey Naito, EVP di Animation Production e Sviluppo che supervisiona il progetto per Nickelodeon mentre Josh Fagen supervisiona Point Gray Pictures.

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Le origini di Teenage Mutant Ninja Turtles

Creato originariamente nel 1984 con l’omonimo fumetto dei Mirage Studios, gli eroi protagonisti della storia sono approdati sul piccolo schermo con la serie TV nel 1987. Solo tre anni dopo, nel 1990 sono arrivati al cinema ottenendo tra l’altro un grande successo al botteghino e tanto da aver realizzati altri tre film. Dopo un iniziale adattamento CGI nel 2007, il franchise sarebbe stato ripreso nel 2014 con un film ibrido tra live-action e CGI prodotto da Platinum Dunes e Paramount Pictures di Michael Bay.

Il primo venne presentato dalla critica mentre il secondo riuscì a riscuotere un successo, che il suo predecessore non fu in grado di avere. Fatto sta, che con l’arrivo del terzo film portò alla conclusione del progetto. Un reboot del genere, inizialmente era stato annunciato nel 2018 con Bay, Andrew Form e Brad Fuller come produttori e Andrew Dodge come sceneggiatore.

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