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The Witcher, la recensione della serie Netflix

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Che The Witcher (almeno allo stato attuale) non abbia le carte in regola per competere con altre serie fantasy decisamente più blasonate (e meglio realizzate) è chiaro fin dai primi episodi. Se le scene d’azione sono ben coreografate, comprensibili e avvincenti, tutto ciò che c’è in mezzo è invece confuso, poco ispirato, forzatamente spiegato a parole allo spettatore attraverso dialoghi estenuanti e ridondanti (spesso i personaggi dicono una cosa a qualcuno e qualche minuto dopo la ripetono uguale ad un altro).

Il mondo creato da Sapkowski, reso famoso e finalmente “vivo” e pulsante dai ragazzi di CD Projekt con la serie di videogiochi, non è reso su schermo con quella varietà di ambientazioni, colori e peculiarità che invece ci si aspetterebbe da una serie fantasy ambientata in una terra così vasta e dalle infinite possibilità grafiche.

A reggere il gioco sono invece i personaggi, alcuni dei quali ben caratterizzati e in grado da soli di rendere interessanti delle vicende che invece risulterebbero estremamente poco attraenti senza i “trucchi” narrativi che furbescamente gli sceneggiatori sfruttano per tenere alta l’attenzione dello spettatore. Henry Cavill è perfetto nel ruolo di Geralt: non solo ha la voce giusta e la presenza scenica ideale, ma riesce con encomiabile parsimonia di gesti e di espressioni a suggerire emozioni sempre diverse, a non esagerare mai anche nel momento in cui le scene rischiano di cadere pericolosamente nel grottesco. 

Stessa cosa si può dire per Yennefer di Vengerberg. Anya Chalotra sembra infatti aver compreso perfettamente quali sono gli elementi vincenti del suo personaggio e, superati i primi faticosissimi episodi e compiuta la trasformazione definitiva, non c’è ombra di dubbio che la sua maga sia uno dei comprimari meglio scritti e con un arco narrativo interessante. Non accade lo stesso invece con gli altri personaggi. Le sottotrame di Triss e Stregobor non riescono mai davvero a convincere e anche la stessa Ciri (in teoria uno dei personaggi principali) non compie mai una effettiva maturazione perché penalizzata dai meccanismi narrativi.

A differenza di quanto accade in altre serie televisive (ultima in ordine cronologico è Watchmen) che confondono volutamente una trama in realtà semplice e lineare per degli scopi ben precisi, in The Witcher la decisione di complicare la narrazione sembra essere dettata più dalla consapevolezza delle proprie debolezze che da una effettiva esigenza di scrittura. Gestita non poco maldestramente, la narrazione che mescola più linee temporali non è sempre efficace e, ad uno sguardo più attento, non tutto torna quando si cerca di ricollegare gli eventi. Nonostante ciò, è indubbio che sia proprio questo uno degli elementi che permette alla prima stagione della serie Netflix di convincere lo spettatore a proseguire nella visione, superando i pur evidenti difetti nella gestione del ritmo. 

Già rinnovata per una seconda stagione, dopo i confortanti dati raccolti dalla piattaforma streaming, The Witcher è sicuramente una serie in grado potenzialmente di maturare col tempo, di correggere ciò che non va e di migliorare ciò che invece funziona già in questi primi otto episodi. La speranza è che la serie Netflix possa trovare degli sceneggiatori più abili, migliorare sul piano del montaggio (alcune scelte di montaggio alternato disinnescano sequenze anche cruciali) ed emanciparsi da quella struttura “a quest” che rende macchinose e poco credibili alcune svolte di trama. C’è tutto il tempo per migliorare e ci sono tutte le condizioni per poterlo fare. 

Studente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Autore di diversi articoli pubblicati su mensili locali quali Bisceglie in Diretta e Il Biscegliese e siti d’informazione online locali e non. Ha collaborato con siti di informazione videoludica, come GameBack, GamesArmy e gamempire.it. Attualmente è redattore di Bisceglie24 e gestisce il blog cinematografico Strangerthancinema.it.

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Cinema

Anelka | su Netflix arriva il documentario sull’ex calciatore “incompreso”

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Una storia personale come quella di Nicolas Anelka, dagli inizi nella banlieu parigina fino al gestaccio che ha determinato la fine della sua carriera in Premier League, non poteva che attirare l’attenzione di Éric Hannezo, regista e produttore francese già autore del remake di Cani Arrabbiati di Mario Bava. Il documentario Anelka, l’incompreso è disponibile da mercoledì 5 agosto in streaming su Netflix.

Anelka, l’incompreso | il film su Netflix

Il film di Hannezo racconta l’incredibile percorso dell’enfant terrible del calcio francese, che con la sua nazionale ha vinto il Campionato europeo nel 2000 e la Confederations Cup nel 2001. La carriera di Anelka, oggi Abdul-Salam Bilal, il nome scelto dopo la conversione all’Islam nel 2013, è cominciata da ragazzino nel Psg e culminata oggi nel ruolo di allenatore per le giovanili del Lilla.

Il documentario Netflix raccoglie le testimonianze di alcuni ex compagni di squadra come Thierry Henry, Paul Pogba o Robert Pirés, per spiegare come sia stato possibile che tutto il suo talento possa essere stato frenato e sabotato dal suo carattere impossibile e dai problemi fuori dal campo, tra cui si ricorda va ovviamente ricordato il giorno in cui, durante i Mondiali 2010 in Sudafrica, le sue parolacce al c.t. Domenech ne provocarono la cacciata dalla nazionale. La squadra si schierò al suo fianco, ammutinandosi. Ma come dimenticare le liti con Vieira nel periodo londinese o ancora gli scontri con i compagni del Real, accusati di non festeggiare adeguatamente i suoi goal per gelosia. 

Leggi anche -> Amy Adams sarà protagonista di una miniserie Netflix

Una carriera problematica

Quando era al Liverpool, Anelka accusò di razzismo il tecnico Gerard Houllier. Poi ci fu la firma con il West Bromwich Albion a luglio 2013, l’annuncio del ritiro dal calcio il mese successivo, il ritorno in campo e il gesto “quenelle” che determinò la squalifica e di fatto la fine della sua carriera, chiusa ufficialmente nel 2015 dopo l’esperienza in India con il Mumbai (nel mezzo, una curiosa esperienza all’Atletico Mineiro: firmò il contratto e non si fece più vedere). “Incompreso”, come esplicita didascalicamente il titolo del film, ma forse non da tutti: Arsène Wenger all’Arsenal o ancora Carlo Ancelotti al Chelsea sono stati forse gli unici a domare la sregolatezza, esaltandone le qualità. 

Il fattaccio dei Mondiali in Sudafrica

Il documentario Netflix si sofferma principalmente su quell’incredibile episodio sudrafricano, quando il ritiro della nazionale francese si trasformò in un casus belli a causa della presenza di troppe personalità contrastanti, mal gestite dallo staff di c.t. Domenech. Durante l’intervallo della seconda gara persa con il Messico, l’allenatore venne insultato pesantemente da Anelka. Uno sfogo che solo due giorni dopo finì in prima pagina sul quotidiano Equipe, facendo scoppiare un enorme polverone e producendo l’epurazione di Anelka. Una decisione che non fece che peggiorare le cose, dal momento che i suoi colleghi decisero per protesta di non allenarsi. Uno sciopero surreale, con i giocatori che non volevano sentirne di scendere dal pullman. 

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The Witcher | Una serie prequel in arrivo su Netflix

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Netflix ha annunciato l’intenzione di produrre una serie prequel di The Witcher (qui la nostra recensione della serie completa) chiamata The Witcher: Blood Origin. La serie suddivisa in sei episodi racconta la storia del primissimo Witcher che visse molto prima della caduta della civiltà elfica. La serie vedrà Declan de Barra come produttore esecutivo e showrunner.

Come fan del fantasy da tutta la vita, non vedo l’ora di raccontare la storia di The Witcher: Blood Origin” ha dichiarato de Barra in una nota. “Da quando ho letto per la prima volta i libri di The Witcher mi è venuta in mente una domanda: com’era veramente il mondo elfico prima dell’arrivo degli umani? Sono sempre stato affascinato dall’ascesa e dalla caduta delle civiltà, dal modo in cui scienza, scoperta e cultura prosperano proprio prima di quell’autunno. Come vaste aree di conoscenza si perdono per sempre in così poco tempo, spesso aggravate dalla colonizzazione e da una riscrittura della storia. Lasciando indietro solo frammenti della vera storia di una civiltà“.

Leggi anche: The Witcher, anche la serie Netflix si ferma per il coronavirus

Sono così entusiasta di collaborare con Declan e il team Netflix in The Witcher: Blood Origin” ha dichiarato Schmidt Hissrich. “È una sfida entusiasmante esplorare ed espandere l’universo di The Witcher creato da Andrzej Sapkowski, e non vediamo l’ora di presentare ai fan nuovi personaggi e una storia originale che arricchirà ancora di più il nostro magico mondo mitico.

Ulteriori produttori esecutivi includono Jason Brown e Sean Daniel di Hivemind e Tomek Baginski e Jarek Sawko di Platige Films. L’autore polacco Andrzej Sapkowski sarà consulente creativo della serie. “È eccitante che il mondo di Witcher – come previsto all’inizio – si sta espandendo“, ha affermato Sapkowski in una nota. “Spero che porterà più fan nel mondo dei miei libri”. Netflix non ha ancora annunciato una data di uscita ufficiale per la serie prequel di The Witcher. I fan saranno in grado di guardare The Witcher 2 da qualche parte nel 2021, però.

 

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Cobra Kai | Le prime due stagioni della serie su Netflix ad Agosto

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Netflix ha acquisito con successo i diritti della prossima terza stagione della serie sequel di Karate Kid, Cobra Kai, che include anche i diritti delle prime due stagioni per lo streaming non esclusivo. Ora Netflix ha annunciato ufficialmente la data di uscita delle prime due stagioni di Cobra Kai. Protagonisti con le star originali Ralph Macchio e William Zabka, la serie farà il suo debutto su Netflix il 28 agosto.

In Cobra Kai, Ralph Macchio e William Zabka rivisitano i loro ruoli da protagonista nell’iconico franchise cinematografico Karate Kid. Gli epici avversari tornano nel dojo, trent’anni dopo gli eventi del torneo del Karate All Valley del 1984. Un esasperato Johnny Lawrence (Zabka) cerca la redenzione riaprendo il famigerato dojo di karate Cobra Kai, riaccendendo la sua rivalità con l’ormai riuscito Daniel LaRusso (Macchio), che ha lottato per mantenere l’equilibrio nella sua vita senza la guida di il suo mentore, il signor Miyagi.

La prima stagione di Cobra Kai si è rivelata un grande successo, con il primo episodio che ha raccolto oltre 50 milioni di visualizzazioni in cinque mesi di messa in onda e la critica e il pubblico hanno elogiato la serie, assegnandole la rara valutazione “Certified Fresh” al 100% su Rotten Tomatoes. La seconda stagione si è aperta anche con una prima da record e ha ricevuto recensioni molto positive da parte della critica, attualmente con un punteggio di approvazione dell’88% da parte della critica su Rotten Tomatoes.

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