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Un Mamma per Amica: di nuovo insieme, la recensione del terzo episodio

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La serie più social dell’anno continua a far discutere.  Stiamo parlando di Una Mamma per Amica: Di nuovo insieme, il cui terzo episodio (come i due precedenti) è disponibile su Netflix. Il Revival che porta la firma di Amy Sherman Palladino, continua ad inanellare una vicenda brillante, intimistica, nostalgica e al passo con i tempi, ma Summer – questo il titolo dell’episodio – non regge il confronto con i precedenti capitoli, tanto è vero che il ritorno di Jess (Milo Ventimiglia) stupisce ma non troppo. La serie comincia già a sentire il peso degli eventi? Assolutamente no, anche perché il prodotto rimane ancora molto valido e denso di chiavi di lettura, ma alcune lungaggini narrative impediscono alla serie tv di compiere il vero salto di qualità. Alla fine il terzo episodio del Revival fa scendere, sul cuore del pubblico, un velo di infinita tristezza.

Rory e la sindrome della trentenne insoddisfatta

E’ un’estate di malinconia e rimpianti per la sfuggente Rory. Una volta che la giovane ragazza Gilmore ha capito che il suo sogno di diventare una giornalista affermata è svanito nel nulla, si crogiola in un mare di commiserazione. La sua vita è in stand-by. Mente a se stessa e soprattutto mente a tutti gli abitanti della città che, oramai, hanno intuito il motivo del suo ritorno. In completa balia di se stessa, anche la pseudo relazione amorosa con Logan, cade vittima dell’indole autodistruttiva di Rory.

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Non basta il caffè di Luke, non basta la vicinanza di Lorelai, la ragazza non sa come raggiungere il fine ultimo, tanto è vero che in un momento di follia, decide di candidarsi come direttore per il giornale di Stars Hollow, solo per calmare la sua incredibile insoddisfazione. Il ritorno, tra l’altro del tutto inaspettato, di Jess che riesce a smuovere la coscienza di Rory, portando la giovane finalmente a razionalizzare sulle proprie capacità. E’ un sviluppo quello della ragazza Gilmore, discontinuo, farraginoso e per nulla esaltante, un percorso di crescita reso ancora più complicato se relazionato alla dura realtà sociale e lavorativa che stanno vivendo i giovani di oggi e Rory, nel rispecchiare tutte le caratteristiche più particolari, perde l’appeal e la sua immancabile verve comica.

La causa di tutto questo non solo è ricondotta ad alcune scelte di stile, ma si nota un certo accanimento verso il suo personaggio come se, la creatrice dello show, volesse a tutti i costi rompere con la tradizione del passato.

Lorelai, fuggire o restare?

Anche Lorelai non riesce a stare al passo con tutto questo. Anche lei è insoddisfatta della vita, non riesce a stare al passo di Luke, non riesce in nessun modo a riallacciare un rapporto con sua madre (l’unica che si è rimboccata le maniche) e, soprattutto, sfoga la sua rabbia repressa nei riguardi di un bizzarro musical organizzato da Taylor, inimicandosi così l’intero tessuto cittadino di Stars Hollow.

È un momento imbarazzante per Lorelai, traspaiono molte (troppe) emozioni represse dalle sue azioni; è una donna che ha perso anche lei un obbiettivo, è sobillata dai problemi della figlia, dal rimorso per non aver amato abbastanza suo padre, tanto è vero che arriva a compiere un gesto inconsulto che mina il rapporto con Rory e Luke. Lorelai parte, fugge via, senza affrontare i problemi, credendo che intraprendendo un viaggio a contatto con la natura, potrebbe aggiustare le cose. Servirà a qualcosa questo folle gesto?

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Il ritorno di Jess, il momento più alto dell’episodio

Ma l’episodio 3 di Una Mamma per Amica: Di nuovo insieme, nonostante queste incongruenze, raggiunge il suo apice con il ritorno di Jess. Il personaggio più amato dai fan, il bad boy redento, è l’unico che con la sua sferzante vena comica, è capace di mettere apposto le cose, di far rinsavire Rory e rompere un ingranaggio che, alla lunga, stava rendendo troppo pensate la narrazione della serie. La sua comparsata è fugace ma intensa, una ventata di colore in un’estate da incubo.

Il terzo capitolo quindi colpisce per intensità e drammaticità; si continua a scavare profondo nei sentimenti di Rory e Lorelai ma, alcune scelte di stile, impediscono al Revival di brillare come dovrebbe. La rappresentazione del musical e dei suoi imbarazzanti siparietti ad esempio,  rendono l’episodio discontinuo; oltre 20 minuti di canti e balli assolutamente inutili, sono messi a caso nella narrazione come per diluire il tempo del racconto ed, inevitabilmente, cade  l’attenzione  del pubblico. Ma c’è ancora Fall da analizzare e, se queste sono le premesse, l’ultimo episodio del Revival potrebbe distruggere ulteriormente le nostre certezze.

Carlo è un trent’enne con un cuore che batte per il cinema, le serie TV, i romanzi fantasy e la musica anni ’90. È un Maveliano D.O.C. ed è #TeamCap per scelta. Si è laureato in Giurisprudenza ma non è un avvocato, sogna di vivere a Londra e di intervistare David Tennant.

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Cinema

Netflix | I film originali in arrivo a luglio 2020

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netflix luglio 2020

Commedie di ambientazione estiva come Sotto il sole di riccione, viaggi on the road al femminile nel divertente Desperados, action a sfondo fantascientifico quali The Old Guard – con Charlize Theron a guidare un cast delle grandi occasioni. E poi ancora capitoli conclusivi di trilogie di culto come Offerta alla tormenta e sequel di love-story adolescenziali ossia The Kissing Booth 2. Sulla carta la varietà regna nei cinque film originali Netflix annunciati per il mese di luglio, di cui parliamo singolarmente e in maniera più approfondita nelle righe a venire.

Sotto il sole di Riccione – 1 luglio

sotto il sole di riccione

Sotto il sole di Riccione

Alla regia vi è il collettivo di giovane videomaker che si firma sotto il nome di YouNuts! – formato da Niccolò Celaia e Antonio Usbergo – e che è noto per aver girato famosi videoclip per cantanti nostrani, mentre il soggetto è ad opera di Enrico Vanzina. Proprio per questo sono fioccati i paragoni con un cult del passato da questi firmato insieme al compianto fratello Carlo come Sapore di mare (1983), con il quale ha in comune l’ambientazione balneare. Dopo la mediocre serie televisiva Summertime, Netflix torna sulle spiagge romagnole con una storia di amori sotto l’ombrellone. Tra i personaggi principali troviamo il meridionale Ciro, aspirante cantante che diventa bagnino, il dongiovanni Gualtiero e il timido Marco, la bella Guanda e il non vedente Vincenzo, pronti a trascorrere un’estate indimenticabile sulle note delle canzoni dei Thegiornalisti.

Desperados – 3 luglio

desperados

Desperados

Nulla a che vedere con la saga di El Marriachi di Robert Rodriguez, anche se l’ambientazione messicana come suggerisce il titolo farà da sfondo a questo racconto on the road tutto al femminile. La storia ha inizio quando la protagonista Wes colpevolizza ingiustamente il suo nuovo fidanzato per non averle più risposto, ignaro che questi abbia avuto in incidente in Messico. Ancora all’oscuro di ciò, la ragazza gli invia una bellicosa mail salvo poi scoprire la verità e tentare a tutti i costi di cancellarla prima che sia troppo tardi.

Per far ciò parte insieme alle sue amiche Brooke e Kaylie con destinazione Cabo, nella disperata missione per cancellare il messaggio, dando il via ad un’avventura ricca di situazioni divertenti e paradossali. Nei panni del personaggio principale troviamo Nasim Pedrad, già vista nel live-action di Aladdin (2019).

Leggi anche: Netflix e il mondo dello streaming | Come sono cambiate le nostre abitudini cinematografiche

The Old Guard – 10 luglio

the old guard

The old guard

Charlize Theron guida con la sua carismatica bellezza il cast di The Old Guard, adattamento dell’omonimo fumetto di Greg Rucka e Leandro Fernandez, pubblicato da Image Comics. La storia si concentra su un gruppo di mercenari immortali, in grado di guarire miracolosamente da ogni ferita, che da centinaia di anni vivono nell’ombra e hanno preso parte a tutti i più importanti conflitti nella storia dell’umanità.

Quando la “squadra” scopre l’esistenza di un loro simile che si è da poco risvegliato, una donna di colore che fa parte dei marine, comprendono di dover proteggere il loro segreto e al contempo affrontare nuove insidie. La Theron condividerà il set con un eterogeneo gruppo di interpreti internazionali, tra i quali Matthias Schoenaerts, Veronica Ngo e il nostro Luca Marinelli, mentre dietro la macchina da presa troviamo la regista Gina Prince-Bythewood.

Offerta alla tormenta – 24 luglio

offerta alla tormenta

Offerta alla tormenta

Il pubblico di Netflix aveva già potuto vedere le due precedenti trasposizioni della Trilogia del Baztán, ossia Il guardiano invisibile (2017) e Inciso nelle ossa (2019). Ora la saga è pronta a concludersi con l’adattamento dell’ultimo capitolo, che promette di chiudere il cerchio nel migliore dei modi. La storia ha inizio con le indagini della detective Amaia Salazar sulla morte di una neonata, con una furiosa tempesta che sconvolge la valle.

Dietro il decesso della piccola vi sarebbe, secondo le credenze locali, il demone Inguma ma la protagonista è intenzionata a vederci chiaro e viene a sapere che altri infanticidi si sono verificati nella zona, con un modus operandi tragicamente simile all’ultima tragedia. Squadra che vince non si cambia e così ecco ritornare storici volti del cast e il regista Fernando González Molina, per un epilogo che si prospetta ad alto tasso tensivo.

The Kissing Booth 2 – 24 luglio

the kissing booth 2

The kissing booth 2

Il primo film era sbarcato su Netflix l’11 maggio di due anni fa ed ora a poco più di due anni di distanza ecco arrivare il sequel, nel quale tornano i giovani protagonisti. L’originale era una commedia romantica di stampo adolescenziale che seguiva tutte le linee guida del filone e in questo prosieguo ritroviamo come protagonista la giovane e bella Joey King nei panni di Elle Evans. La ragazza ha trascorso un’estate indimenticabile con il fidanzato Noah, ma ora i due sono costretti a separarsi: lei deve frequentare l’ultimo anno di liceo, lui ha iniziato l’università ad Harvard. La love-story a distanza sarà messa in pericolo dall’entrata in scena di un nuovo compagno di Elle, l’affascinante Marco. Sentimenti e baruffe tipici del filone, come nei romanzi alla base scritti dall’inglese Beth Reekles.

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Dark: guida completa ai personaggi della serie tv Netflix

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Dark

Dopo aver visto Dark non vi preoccupate se avete un po’ di mal di testa. E’ normale visto i numerosi personaggi e soprattutto le intricate relazioni interpersonali tra loro. L’ultima volta che ho provato questa sensazione è stato quando al liceo classico per le vacanze estive mi avevano dato da leggere Guerra e Pace.

A partire dal 27 Giugno sarà disponibile su Netflix la terza stagione di Dark, quindi nell’attesa proviamo a ripassare le parentele e i collegamenti tra le quattro famiglie interconnesse della piccola città tedesca di Winden coinvolte in una serie di viaggi nel tempo, misteri e colpi di scena.

Jonas Kahnwald / Adam / Il Forestiero

Jonas è il figlio di Hannah e Michael Kahnwald, precedentemente noto come Mikkel Nielsen, che era il fratello minore degli amici di Jonas nel 2019, figli di Ulrich Nielsen. Quest’ultimo ha viaggiato indietro nel tempo fino al 1986. Jonas ha frequentato Martha Nielsen prima del suicidio del padre Michael nel giugno 2019, ma poi si è reso conto che Martha in realtà è sua zia. La versione di Jonas del futuro nei panni di un affascinante forestiero, tenta di distruggere il wormhole. Nei momenti finali della Stagione 1, il Jonas del 2019 viaggia dal 1986 attraverso un buco nel tempo e nello spazio fino al 2052, un futuro post-apocalittico. Nel 2053 Jonas scopre la particella di Dio nella centrale elettrica, la stabilizza temporaneamente e viaggia indietro nel tempo fino al 1921, dove apprende che alla fine diventa l’uomo dietro tutto, Adam, che vuole distruggere tutto e creare un nuovo mondo.

Jonas Dark

Jonas 2019

Jonas Adam Dark

Jonas/Adam

Michael Kahnwald / Mikkel Nielsen 

Mikkel è il figlio più giovane di Ulrich e Katharina Nielsen e il fratello minore di Martha e Magnus Nielsen, che portano con sè Mikkel in un viaggio nelle grotte con Jonas Kahnwald e Bartosz Tiedemann. Quella notte, a novembre 2019, Mikkel viaggia nel tempo fino al 1986 e si ritrova come guida la versione futura di Jonas. Mentre viene curato da Ines Kahnwald (che alla fine lo adotta e lo chiama Michael) all’ospedale, Mikkel incontra Hannah. Alla fine si sposano e Hannah dà alla luce un figlio, Jonas. Michael si uccide il 21 giugno 2019 dopo che una futura versione di Jonas dice a Michael che cosa sta per succedere e gli mostra la lettera di suicidio.

Mikkel Dark

Mikkel/Michael

Hannah Kahnwald 

Hannah è la madre di Jonas e vedova di Michael Kahnwald, precedentemente noto come Mikkel Nielsen. È innamorata di Ulrich Nielsen dal 1986. Ha una relazione con lui nel 2019, ma Ulrich termina il loro rapporto dopo la scomparsa di Mikkel. Dopo aver viaggiato indietro nel tempo fino al 1954 per visitare Ulrich, che ora è rinchiuso in un ospedale psichiatrico, decide di lasciarlo lì e iniziare una nuova vita nel passato.

Hannah Dark

Hannah

Ines Kahnwald 

Ines è la madre adottiva di Michael Kahnwald, precedentemente noto come Mikkel Nielsen. Era un’infermiera presso l’ospedale di Winden nel 1986 e ha stretto un legame con Mikkel, quando lui si trovava in difficoltà. Mentre si prende cura di Mikkel, Ines lo droga ripetutamente. Una parte di lei ha sempre saputo che Mikkel stava dicendo la verità quando diceva di venire dal futuro. Una lettera scritta prima di suicidarsi il 21 giugno 2019, lo confermava. È anche la nonna di Jonas e la suocera di Hannah. Suo padre era Daniel, che lavorava nelle forze dell’ordine.

Ines Dark

Ines Kahnwald

Martha Nielsen

Martha è la figlia di mezzo e unica figlia femmina di Ulrich e Katharina Nielsen. È la sorella di Magnus e Mikkel Nielsen. Dopo che quest’ultimo è tornato indietro nel tempo e ha un figlio (Jonas), viene rivelato che Martha è la zia di Jonas, il che è imbarazzante dal momento che lei e Jonas sono usciti insieme. Scopre la verità sulla loro relazione nella Stagione 2, ma ama ancora Jonas. Frequenta Bartosz Tiedemann mentre Jonas è in cura per lo stress post-traumatico dopo il suicidio del padre (Mikkel / Michael) nel giugno 2019. Viene uccisa da Adam proprio prima dell’apocalisse 2020. Però è stato rivelato che esiste un’altra versione di Martha in un universo alternativo in cui è ancora viva.

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Martha Nielsen

Magnus Nielsen

Magnus è il figlio maggiore di Ulrich e Katharina Nielsen. Incontra Franziska Doppler, i cui genitori sono Charlotte e Peter Doppler. È quello che ha portato Mikkel nella grotta nel 2019 e non gestisce bene la scomparsa di Mikkel. Sembra che più tardi nella vita si unisca all’opera di Adam nel 1921.

Ulrich Nielsen

Ulrich è il figlio maggiore di Jana e Tronte Nielsen. Nel 2019 Ulrich lavora nelle forze dell’ordine insieme a Charlotte Doppler, moglie di Peter Doppler. È impegnato in una relazione con Hannah Kahnwald prima della scomparsa di Mikkel. Suo fratello Mads (Valentin Oppermann) è scomparso in modo simile nel 1986, il che lo spinge a cercare Mikkel ad ogni costo. Mentre indaga su quello che è successo a Mikkel, Ulrich capisce che Mads è il ragazzo che è stato trovato morto nel bosco nel 2019 perché i viaggi nel tempo sono strani. Ulrich viaggia indietro nel tempo fino al 1953, dove viene arrestato per la morte di altri due giovani ragazzi. Nella seconda stagione viene rivelato che è stato in un ospedale psichiatrico almeno dal 1954 al 1987.

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Ulrich Nielsen

Katharina Nielsen

Katharina è la moglie di Ulrich Nielsen e la madre di Magnus, Martha e Mikkel Nielsen. Nel 2019 è preside del liceo locale. Nel 1986 Hannah presenta una falsa denuncia della polizia accusando Ulrich di aver violentato Katharina per separarli. Katharina crede che Regina Tiedemann l’abbia denunciata, e per questo scorre cattivo sangue tra loro fino al 2019. Dopo che Ulrich e Mikkel sono scomparsi entrambi, Katharina è determinata a trovarli e si vede per l’ultima volta aprire il passaggio nelle grotte di Winden al momento dell’apocalisse nel 2020.

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Katharina

Jana Nielsen

Jana è la madre di Ulrich e Mads Nielsen. È sposata con Tronte Nielsen, che ha avuto una relazione con Claudia Tiedemann nel 1986. Dopo la scomparsa di Mads, Jana non è in grado di ragionare lucidamente.

Tronte Nielsen

Tronte è il padre di Ulrich e Mads Nielsen. È sposato con Jana, ma ha avuto una relazione con Claudia Tiedmann, con cui ha vissuto fin da bambino, nel 1986. Si è trasferito a Winden con sua madre Agnese nel 1953. Suo padre è sconosciuto, ma è implicito che fosse violento. Quando il corpo di Mads cade attraverso una crepa nel tempo, Peter Doppler lo assiste e chiama Tronte, che trasferisce il corpo nei boschi, dove viene trovato da Ulrich e Charlotte Doppler.

Agnes Nielsen

Agnese è la sorella di Noah. Si trasferisce a Winden nel 1953 con suo figlio, Tronte; Il padre di Tronte non si è mai visto, ma è implicito che fosse violento. Nel 1953 Agnes ha una relazione con Doris Tiedemann, che incontra quando affitta una stanza della loro casa. È un’amica di Claudia Tiedemann e si è infiltrata in Sic Mundus come agente doppio (in precedenza era membro ma aveva lasciato l’organizzazione prima degli anni ’50). Successivamente uccide Noah, un atto che ha funzionato per dimostrare la sua presunta fedeltà al suo pronipote Adam, alias Jonas.

Bartosz Tiedemann

Bartosz è l’unico figlio di Regina e Aleksander Tiedemann, che è nato Boris Niewald ed è l’attuale capo della centrale nucleare. Ha frequentato Martha Nielsen mentre Jonas Kahnwald era in cura per lo stress post-traumatico dopo il suicidio di suo padre. Viene manipolato dal misterioso uomo noto come Noah, proprio come una volta Helge Doppler.

Bartosz

Bartosz

Regina Tiedemann

Regina è la madre di Bartosz Tiedemann e moglie di Aleksander, che venne in sua difesa in uno scontro del 1986 con Katharina e ora gestisce la centrale nucleare. Regina, che gestiva l’unico hotel di Winden prima della sua chiusura, è l’unica figlia di Claudia Tiedemann. Ha il cancro al seno ed è in cura. È nemica da tutta la vita di Katharina Nielsen.

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Regina

Aleksander Tiedemann

Aleksander è sposato con Regina. È il padre di Bartosz Tiedemann. Nato a Boris Niewald, è arrivato a Winden nel 1986 e ha rubato l’identità di Aleksander Kohler dopo essere stato coinvolto in un doppio omicidio ancora irrisolto a Marburg. Aleksander trova lavoro nella centrale nucleare, che all’epoca è gestita dalla madre Claudia di Regina. Nel 2019 è responsabile dell’impianto. Nel 2020 il fratello del vero Aleksander, investigatore Clausen, ha arrestato Aleksander per furto di identità.

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Aleksander

Claudia Tiedemann

Claudia è la figlia di Doris ed Egon Tiedmann, che è un ufficiale di polizia nel 1953 e pochi mesi dopo il pensionamento, quando Mads Nielsen scompare nel 1986. Claudia diventa la prima donna a gestire la centrale nucleare di Winden e ha anche un relazione con Tronte Nielsen, che viveva con lei da bambina. Il suo cane scompare nel 1953 e riappare nelle grotte nel 1986, mentre Claudia sta ispezionando una scorta di materiale radioattivo proveniente dalla centrale nucleare. Nel 1986 causa accidentalmente lesioni a suo padre, ma invece di aiutarlo decide di lasciarlo morire per proteggere la particella di Dio dalla scoperta. Cresce come principale antagonista di Adam e alla fine diventa un mentore per la giovane versione di Jonas, che spera possa fare la guerra con se stesso e impedire ad Adam di distruggere il mondo. Viene uccisa da Noah nel 1954.

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Claudia Tiedemann

Egon Tiedemann

Egon è il padre di Claudia Tiedmann. È un ufficiale di polizia nel 1953 e indaga sulla scomparsa di Helge Doppler, arrestando infine Ulrich Nielsen che viaggiò indietro nel tempo dal 2019. Nel 1986 Egon indaga sulla scomparsa di Mads Nielsen, credendo nel 1986 che Ulrich fosse responsabile della scomparsa di suo fratello. Sempre nel 1986, Egon – che è a pochi mesi dalla pensione – arresta Ulrich per aver violentato Katharina, sebbene quella fosse una bugia inventata dalla psicopatica Hannah. Odia davvero Ulrich. Nel 1987 apprende che il viaggio nel tempo è reale e comprende chi è realmente il vecchio Ulrich e inizia a dubitare delle sue azioni precedenti. Viene accidentalmente ucciso da Claudia pochi giorni dopo.

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Egon Tiedemann

Elisabeth Doppler

Elisabeth è la figlia più giovane di Charlotte e Peter Doppler. È sorda e esce con Yasin, che scompare e viene ucciso nel 2019. Un giorno, mentre torna a casa sotto la pioggia, Elisabeth incontra il misterioso sconosciuto Noah, che è sia il padre di sua madre Charlotte sia il suo futuro marito. È una delle poche sopravvissute all’apocalisse nel 2020 e diventa una sorta di leader nel futuro apocalittico del 2053.

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Elisabeth Doppler

Franziska Doppler

Franziska è la figlia maggiore di Charlotte e Peter Doppler. Suo nonno è Helge Doppler, i cui genitori erano Greta e Bernd Doppler. Bernd ha lavorato per la centrale nucleare di Winden. Attualmente sta frequentando Magnus Nielsen e sembra che faccia ginnastica ritmica. Sebbene non sia confermata, è probabilmente la donna che si unisce a Magnus e Adam nel 1921.

Charlotte Doppler

È stata allevata da H.G. Tannhaus, l’orologiaio e creatore del dispositivo di viaggio nel tempo. È la madre di Franziska e Elisabeth e la moglie di Peter Doppler, che è segretamente gay. Suo suocero è Helge Doppler, che è impegnato nel disperato tentativo di annullare tutto ciò che ha fatto nel 1986. Charlotte lavora nelle forze dell’ordine con Ulrich Nielsen e ha una pessima abitudine di raccogliere uccelli morti, il che è molto poco salutare. Nella stagione 2 è stato rivelato che i veri genitori di Charlotte sono Noah ed Elisabeth, sua figlia.

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Charlotte Doppler

Peter Doppler

Peter è un terapista e il figlio di Helge Doppler, che lavorava nella centrale nucleare. Anche se è sposato con Charlotte Doppler, è gay ma non l’ha accettato. È testimone del fatto che il corpo di Mads Nielsen cade in un buco nel tempo e nello spazio nel 2019, dopo di che chiama Tronte Nielsen, che sposta il corpo di Mads nei boschi dove Ulrich Nielsen e Charlotte lo trovano. È il padre di Franziska e Elisabeth Doppler.

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Helge Doppler

Helge Doppler

Helge Doppler era l’unico figlio della ricca e potente Greta e Bernd Doppler, che gestiva la centrale nucleare. È scomparso brevemente nel 1953, quando ha viaggiato nel tempo fino al 1986 dopo essere stato attaccato dalla versione 2019 di Ulrich Nielsen, che pensava che se avesse ucciso Helge nel 1953, Mikkel non sarebbe mai scomparso nel 2019. Ritorna a casa nel 1954. Nel 1986 Helge viene manipolato dal misterioso sconosciuto noto come Noah, che gli ordina di rapire i bambini piccoli da usare per la sperimentazione. Nel 2019 Helge viaggia indietro nel tempo fino al 1986, nel tentativo di fermare il suo io più giovane. Muore lì dopo aver speronato un’altra versione di se stesso in auto nel 1986, ma il suo sé più giovane sopravvive.

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Noah

Noah

Noah è un sacerdote che lavora con Adam per realizzare l’apocalisse e creare un nuovo mondo senza tempo. È il figlio di Erna e il fratello di Agnese. Ha fatto Charlotte Doppler con Elisabeth Doppler, che è anche figlia di Charlotte e Peter Doppler. Viene ucciso da Agnese nel 1921 dopo aver scoperto la verità su sua figlia, che è anche sua suocera.

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Cinema

La recensione di Da 5 Bloods – Come Fratelli | Black Lives Fight

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Se sempre più registi stanno sondando le possibilità produttive dei servizi di streaming online (Scorsese e Baumbach sono i casi esemplari dell’ultimo anno), c’è chi consolida un sodalizio iniziato con lungimiranza in tempi non sospetti. Alla sua quarta collaborazione con Netflix, Spike Lee porta sul (piccolo) schermo Da 5 Bloods – Come Fratelli, un film audace e composito, come la storia produttiva che si porta dietro. Nel 2013 una sceneggiatura dal titolo The Last Tour viene proposta a Oliver Stone, regista di Platoon e Nato il 4 luglio, e non è un caso. La storia parla infatti di 4 veterani bianchi della Guerra del Vietnam, che ai giorni nostri devono tornare sui luoghi dei combattimenti, per recuperare i resti di un amico morto in battaglia e un tesoro nascosto.

Gli anni passano, il progetto salta, finché nel 2017 lo script arriva tra le mani di Lee, impegnato all’epoca nella lavorazione di BlaKkKlansman, film che gli avrebbe dato l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale. Due anni dopo, nel 2019, il regista è dietro la macchina da presa: Da 5 Bloods – Come fratelli, il nuovo titolo scelto, è una rivisitazione della sceneggiatura originale in salsa “Spike Lee Joint”, un manifesto di poetica con un tempismo sconcertante per le tematiche trattate.

Da 5 Bloods | La sinossi del film

Paul, Otis, Melvin e Eddie sono quattro veterani afroamericani della Guerra in Vietnam. Hanno combattuto insieme al fronte e questo ha creato tra di loro un autentico rapporto di sangue. Un quinto “fratello”, Stormin’ Norm, era il comandante del plotone e un saggio punto di riferimento, capace di guidare le loro azioni e i loro ideali. Ai giorni nostri, mentre le loro vite hanno preso strade diverse e non sempre soddisfacenti (tra alcolismo, traumi post-bellici, patrimoni sperperati), i quattro superstiti decidono di affrontare un viaggio che li riporta nelle foreste vietnamite, per recuperare i resti del compagno Norm, morto in combattimento, e un tesoro in lingotti d’oro trafugato al governo americano ai tempi della guerra.

Raggiunti dal figlio di Paul, preoccupato per la stabilità mentale del padre, affrontano quindi una missione esplorativa che li conduce a riaprire vecchie ferite e a crearne di nuove. Ottengono i loro obiettivi ma si trovano presto coinvolti in una spietata caccia all’oro con esponenti della criminalità locale, mentre il mondo si disvela nella sua perpetua, immutata crudeltà.

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Da 5 Bloods | Un tempismo perfetto

Ci si aspetta che il cinema sia una lente d’ingrandimento in grado di farci leggere in modo più chiaro l’attualità, ma la potenza espressiva di Da 5 Bloods, a poche settimane dai fatti riguardanti l’assassinio di George Floyd e nel pieno delle rivolte contro i soprusi compiuti dalle forze dell’ordine americane sui cittadini di colore, marca davvero un tempismo eccezionale. L’opera di Spike Lee, partendo da filmati di repertorio, che testimoniano lo sfruttamento compiuto dal governo ai danni dei cittadini afroamericani, sottopagati e mandati a morire al fronte, dichiara sin dai primi minuti il proprio intento di rappresentazione e denuncia della questione razziale.

E raccontando il Vietnam attraverso gli occhi di quei soldati, ci offre finalmente un punto di visione differente, che sposta l’obiettivo dal classico eroe bellico dei film di genere, al combattente sfruttato in patria per questioni etniche e mandato in guerra per opportunismo. Così anche la sottrazione dei lingotti d’oro, mandati dal governo USA come ricompensa agli alleati locali, diventa un gesto compiuto dai cinque per fronteggiare l’ingratitudine della loro patria e garantire a se stessi e al proprio popolo una ricompensa. L’ingiustizia è un tema portante di Da 5 Bloods, ma la necessità di ristabilire un ordine naturale sfugge ogni schematismo e non cerca rifugio in semplificazioni: persa la loro guida spirituale, schiacciati da una vita che non ha potuto cancellare il passato, i quattro veterani sono deboli, vinti, persino il loro senso di appartenenza al gruppo vacilla, talvolta sono ostili l’uno verso l’altro come soldati su linee nemiche. Eppure la loro umanità li rende terreni, molto più del compianto Norm, che al contrario diviene quasi una figura cristologica.

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Da 5 Bloods | Un racconto ambizioso

Ciò che rende Da 5 Bloods un film estremamente ambizioso è la decisione di alternare due piani narrativi, di cui uno, quello della Guerra in Vietnam, fortemente connotato e riconosciuto dall’immaginario collettivo, l’altro, che si svolge nell’attualità, incentrato sul riscatto (materiale e spirituale) che rischia di tramutarsi in avidità. Lo spettatore conosce gli eventi storici narrati, li visualizza nella mente, sia perché furono documentati all’epoca, sia per la ricca bibliografia filmica a disposizione. Il Vietnam del 1971, marcato stilisticamente da un aspect ratio in 4:3 e una pellicola 16mm, ha l’impatto visivo di una ripresa dal campo, colori saturi e neri profondissimi.

Per quanto gli eventi contemporanei occupino la maggior parte del film, l’empatia verso i fatti storici, agevolata da scelte registiche ad hoc, lascia alla corsa all’oro che si svolge ai nostri giorni un posto di second’ordine e in noi l’impressione che si tratti di uno strascico d’azione poco legato con il passato. La sensazione, a volte, è che i due segmenti della narrazione non siano resi in modo funzionale l’uno all’altro, aspetto che si traduce, in fase di scrittura, nella necessità di far dichiarare ai personaggi, in modo troppo prosaico, quanto questo legame sia invece importante.

Paul, che si avvale di una incredibile interpretazione di Delroy Lindo, ne è l’emblema: è il centro emozionale del gruppo, il più impulsivo, quello a cui Spike Lee affida più luci e più ombre, un portavoce, che è però anche il componente più verboso e didascalico della pellicola. La scelta stessa di non ringiovanire o sostituire gli attori nelle scene di guerra del passato, se da un lato è un tocco stilistico molto interessante, che sembra permettere ai personaggi di oggi di rivivere e rileggere i fatti di quarant’anni prima, dall’altro è una tecnica astuta per saldare due piani narrativi che sembrano aver bisogno di ripetute conferme.

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Da 5 Bloods | Il peso della morale

Applicando queste ultime considerazioni al film nel suo complesso, si rafforza l’impressione che Da 5 Bloods, un’opera elaborata e concepita in un’ottica progettuale composita, non riesca sempre a celare con naturalezza l’edificio su cui poggia. In altre parole, trattandosi di cinema-manifesto, che ha tra gli scopi primari quello di marcare una posizione e in conseguenza di muovere una denuncia, c’era la possibilità che divenisse un pamphlet a tutti gli effetti. Spike Lee non è certo un neofita del cinema civile e politico, sa come muoversi, anche inserendo registri espressivi (compresi quello satirico e comico) che veicolano messaggi in modo talvolta più incisivo di altri. Ma le intenzioni scavalcano qua e là le azioni e il film sente spesso la necessità di giustificarsi. Ciò che forse funziona un po’ meno è la decisione di innestare il segmento narrativo relativo alla lotta per l’oro, che da un lato mina l’organicità della storia, dall’altro costringe a connessioni marcate e poco naturali.

Da 5 Bloods | Una lezione di regia

Persecuzioni razziali, guerra, fedeltà, traumi, ricompense, criminalità: il Vietnam che racconta Spike Lee, diviso tra presente e passato, è sempre ugualmente sporco, o meglio sono sporche le dinamiche delle persone che gravitano intorno ad esso. La carne al fuoco è tanta, forse troppa. Eppure la lucidità del messaggio, caro al regista dagli albori della sua carriera, riesce a trarre nuova linfa da uno sperimentalismo rappresentativo magistrale, reso ancor più graffiante dalla tempestività con cui ha incontrato un momento storico in cui è importante recepirlo. Spike Lee firma un attacco alle zone d’ombra dell’America di oggi, scuotendo la polvere opportunamente depositata sui fatti di ieri.

A 63 anni, supportato da una fotografia che si reinventa continuamente puntellando la storia che racconta, usa la macchina da presa in modo creativo, vitale e giovane, investendola di un ruolo da manuale: divenire l’interprete del proprio sentire, uno strumento d’indagine capace di correggere i passaggi talvolta legnosi di una sceneggiatura troppo scritta. E così anche quando la morale diventa ingombrante, Da 5 Bloods non rinuncia a toccare le corde che gli sono care, quelle del sogno americano implacabilmente schiacciato sotto il peso del risveglio.

La recensione di Da 5 Bloods – Come Fratelli | Black Lives Fight
3.3 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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